cultura
La Cometa Leonard (foto andrea mantero)
Un anno fa erano serate di grande trepidazione ed eccitazione che precedevano il Natale: nel cielo del tramonto andava in scena la grande congiunzione fra i due grandi pianeti Giove e Saturno. Si trovavano talmente vicini, la sera del 21 dicembre, che osservandoli al telescopio si potevano vedere entrambi nel medesimo campo visivo dell’oculare. Uno spettacolo unico ed eccezionale!
Giove con le sue fasce di nuvole colorate dall’equatore ai poli, insieme alle quattro lune scoperte da Galileo: Europa in basso, Io e Ganimede affiancati, Callisto chiudeva la fila in alto. Saturno con i suoi inconfondibili anelli, che lo rendono il pianeta esteticamente più bello, insieme alla luna Titano che soltanto da pochi anni ci affascina sapendo della presenza di un’atmosfera e dei mari di metano liquido.
Purtroppo la maledizione del 2020 volle che quel giorno fosse nuvoloso; con il regime di lockdown in corso, non si poteva neppure fuggire in luoghi dove invece era sereno. Un enorme dispiacere e una vera beffa, visto che fu sereno tutte le sere precedenti e quelle seguenti al grande incontro fra i signori del cielo, una scenografia che i due pianeti ci regalano soltanto una volta ogni 20 anni, ed anche questo diventa un calendario per misurare il tempo della nostra vita terrena. La volta precedente avvenne il 1 giugno del 2000, difficilmente visibile all’alba nella costellazione del Toro; il solstizio d’inverno dell’anno scorso si sono trovati incredibilmente vicini subito dopo il tramonto nella costellazione del Capricorno; bisognerà aspettare il 25 ottobre 2040 quando si incontreranno nuovamente prima dell’alba nella costellazione della Vergine.
La domanda che ci si pone è semplice: ci saremo ancora ad ammirare l’evento? Ecco il lato filosofico dell’astronomia. Spesso assistiamo ad eventi che rimarranno unici nella vita (come quando Venere passò davanti al Sole il 6 giugno 2012 e tornerà a farlo soltanto l’11 dicembre 2117), oppure si ripeteranno soltanto dopo alcuni decenni ed allora si ripeteranno in uno strano ticchettio di un orologio le cui lancette si muovono in modo estremamente lento, segnando fasi diverse della nostra esistenza. Spesso il lavoro degli astronomi consiste proprio nel lasciare i frutti del proprio lavoro in eredità a nuove generazioni di scienziati; studi necessari per preparare la strada della conoscenza e di cui chi ha avviato la ricerca non conoscerà mai i risultati.
“Siamo nani sulle spalle di giganti” insegnava Bernardo di Chartres nel 1119 ai suoi studenti. Una frase che ha attraversato i secoli, rimanendo attuale ancora oggi analizzando i progressi scientifici e tecnologici della società moderna.
Ci furono altri uomini di scienza che nel passato alzarono gli occhi al cielo per osservare la congiunzione di Giove e Saturno. Sono personaggi che hanno un ruolo fondamentale nelle vicende della nascita di Gesù Bambino, poiché ci permettono di datare e quindi porre all’interno della Storia l’evento cruciale su cui si fonda il Cristianesimo. Stiamo parlando dei Re Magi, gli astronomi che giunsero dall’Oriente per onorare il bimbo divino annunciato da una luce in cielo, apparsa ad est alcuni mesi prima e che li guidò nel loro cammino verso occidente, fino a posarsi sulla casa nella periferia di Betlemme.
Un evento astronomico che potrebbe essere datato. Ma di cosa si trattò? Oggi tutti mettiamo una cometa sulla capanna del presepio, resa celebre da Giotto nella rappresentazione della Natività all’interno della Cappella degli Scrovegni a Padova. Era il 1302 quando il pittore poté ammirare in cielo un passaggio particolarmente luminoso della cometa di Halley; da lei prese ispirazione pensando che i Magi fossero stati allertati da un fenomeno così prodigioso e ricco di fascino.
Eppure si sbagliava. All’epoca non si sapeva prevedere il ritorno delle comete e ancora oggi non conosciamo quanto in realtà una cometa che si avvicina al Sole potrà diventare luminosa. Si tratta infatti di oggetti capricciosi che spesso lasciano illusioni disattese, oppure compaiono all’improvviso dopo migliaia di anni dal passaggio precedente: ne abbiamo un esempio in questi giorni con la cometa di Natale 2021, la C/2021 A1 Leonard, individuata meno di un anno fa in arrivo dalle profondità estreme del Sistema Solare e passata lunedì a soli 35 milioni di chilometri dalla Terra. Le settimane scorse ha costretto gli appassionati a levatacce nel cuore della notte prima dell’alba, offrendo nelle fotografie un intenso bagliore verdastro dal suo nucleo; questa sera e domani si mostrerà dopo il tramonto sotto la luminosissima Venere. Provate a cercarla con un binocolo, bassa sull’orizzonte a sud-ovest: dovrete però combattere contro le ultime luci del giorno e la luminosità di una luna quasi piena, mentre intorno alle 18.30 sarà già tramontata dietro le montagne.
Cosa seguirono allora i Re Magi? Per il momento togliete la cometa dal presepio e sostituitela con la sagoma di Giove e Saturno. Ci andrà un po’ di tempo per spiegarlo, vi garantisco però che dopo questa rivelazione la magia del Natale perderà l’alone della leggenda e diventerà autentica, reale e tangibile. Bisognerà partire da lontano e comprendere i simboli profondi dell’astronomia nel pensiero teologico dell’epoca, unendoli al rigore scientifico di quanto avvenne in cielo.
Tutti guardarono in alto durante quei mesi, l’evento era atteso da secoli, l’annuncio del Messia e l’inizio di una nuova Era appariva chiaro ed evidente fra le stelle. Chiunque guardasse il cielo, che fosse pastore, sacerdote o astronomo, ne fu testimone. Perfino gli angeli scesero in terra per proclamare, a chi si trovasse fuori di casa, quanto fosse eccezionale l’impronta storica che quella notte avrebbe portato all’umanità intera. Era l’8 settembre del 6 avanti Cristo, al tramonto sorgeva una bellissima Luna piena.
Giove, Saturno e il mistero della Cometa di Natale
19 dicembre 2021
Cuneo
La Cometa Leonard (foto andrea mantero)
Un anno fa erano serate di grande trepidazione ed eccitazione che precedevano il Natale: nel cielo del tramonto andava in scena la grande congiunzione fra i due grandi pianeti Giove e Saturno. Si trovavano talmente vicini, la sera del 21 dicembre, che osservandoli al telescopio si potevano vedere entrambi nel medesimo campo visivo dell’oculare. Uno spettacolo unico ed eccezionale!
Giove con le sue fasce di nuvole colorate dall’equatore ai poli, insieme alle quattro lune scoperte da Galileo: Europa in basso, Io e Ganimede affiancati, Callisto chiudeva la fila in alto. Saturno con i suoi inconfondibili anelli, che lo rendono il pianeta esteticamente più bello, insieme alla luna Titano che soltanto da pochi anni ci affascina sapendo della presenza di un’atmosfera e dei mari di metano liquido.
Purtroppo la maledizione del 2020 volle che quel giorno fosse nuvoloso; con il regime di lockdown in corso, non si poteva neppure fuggire in luoghi dove invece era sereno. Un enorme dispiacere e una vera beffa, visto che fu sereno tutte le sere precedenti e quelle seguenti al grande incontro fra i signori del cielo, una scenografia che i due pianeti ci regalano soltanto una volta ogni 20 anni, ed anche questo diventa un calendario per misurare il tempo della nostra vita terrena. La volta precedente avvenne il 1 giugno del 2000, difficilmente visibile all’alba nella costellazione del Toro; il solstizio d’inverno dell’anno scorso si sono trovati incredibilmente vicini subito dopo il tramonto nella costellazione del Capricorno; bisognerà aspettare il 25 ottobre 2040 quando si incontreranno nuovamente prima dell’alba nella costellazione della Vergine.
La domanda che ci si pone è semplice: ci saremo ancora ad ammirare l’evento? Ecco il lato filosofico dell’astronomia. Spesso assistiamo ad eventi che rimarranno unici nella vita (come quando Venere passò davanti al Sole il 6 giugno 2012 e tornerà a farlo soltanto l’11 dicembre 2117), oppure si ripeteranno soltanto dopo alcuni decenni ed allora si ripeteranno in uno strano ticchettio di un orologio le cui lancette si muovono in modo estremamente lento, segnando fasi diverse della nostra esistenza. Spesso il lavoro degli astronomi consiste proprio nel lasciare i frutti del proprio lavoro in eredità a nuove generazioni di scienziati; studi necessari per preparare la strada della conoscenza e di cui chi ha avviato la ricerca non conoscerà mai i risultati.
“Siamo nani sulle spalle di giganti” insegnava Bernardo di Chartres nel 1119 ai suoi studenti. Una frase che ha attraversato i secoli, rimanendo attuale ancora oggi analizzando i progressi scientifici e tecnologici della società moderna.
Ci furono altri uomini di scienza che nel passato alzarono gli occhi al cielo per osservare la congiunzione di Giove e Saturno. Sono personaggi che hanno un ruolo fondamentale nelle vicende della nascita di Gesù Bambino, poiché ci permettono di datare e quindi porre all’interno della Storia l’evento cruciale su cui si fonda il Cristianesimo. Stiamo parlando dei Re Magi, gli astronomi che giunsero dall’Oriente per onorare il bimbo divino annunciato da una luce in cielo, apparsa ad est alcuni mesi prima e che li guidò nel loro cammino verso occidente, fino a posarsi sulla casa nella periferia di Betlemme.
Un evento astronomico che potrebbe essere datato. Ma di cosa si trattò? Oggi tutti mettiamo una cometa sulla capanna del presepio, resa celebre da Giotto nella rappresentazione della Natività all’interno della Cappella degli Scrovegni a Padova. Era il 1302 quando il pittore poté ammirare in cielo un passaggio particolarmente luminoso della cometa di Halley; da lei prese ispirazione pensando che i Magi fossero stati allertati da un fenomeno così prodigioso e ricco di fascino.
Eppure si sbagliava. All’epoca non si sapeva prevedere il ritorno delle comete e ancora oggi non conosciamo quanto in realtà una cometa che si avvicina al Sole potrà diventare luminosa. Si tratta infatti di oggetti capricciosi che spesso lasciano illusioni disattese, oppure compaiono all’improvviso dopo migliaia di anni dal passaggio precedente: ne abbiamo un esempio in questi giorni con la cometa di Natale 2021, la C/2021 A1 Leonard, individuata meno di un anno fa in arrivo dalle profondità estreme del Sistema Solare e passata lunedì a soli 35 milioni di chilometri dalla Terra. Le settimane scorse ha costretto gli appassionati a levatacce nel cuore della notte prima dell’alba, offrendo nelle fotografie un intenso bagliore verdastro dal suo nucleo; questa sera e domani si mostrerà dopo il tramonto sotto la luminosissima Venere. Provate a cercarla con un binocolo, bassa sull’orizzonte a sud-ovest: dovrete però combattere contro le ultime luci del giorno e la luminosità di una luna quasi piena, mentre intorno alle 18.30 sarà già tramontata dietro le montagne.
Cosa seguirono allora i Re Magi? Per il momento togliete la cometa dal presepio e sostituitela con la sagoma di Giove e Saturno. Ci andrà un po’ di tempo per spiegarlo, vi garantisco però che dopo questa rivelazione la magia del Natale perderà l’alone della leggenda e diventerà autentica, reale e tangibile. Bisognerà partire da lontano e comprendere i simboli profondi dell’astronomia nel pensiero teologico dell’epoca, unendoli al rigore scientifico di quanto avvenne in cielo.
Tutti guardarono in alto durante quei mesi, l’evento era atteso da secoli, l’annuncio del Messia e l’inizio di una nuova Era appariva chiaro ed evidente fra le stelle. Chiunque guardasse il cielo, che fosse pastore, sacerdote o astronomo, ne fu testimone. Perfino gli angeli scesero in terra per proclamare, a chi si trovasse fuori di casa, quanto fosse eccezionale l’impronta storica che quella notte avrebbe portato all’umanità intera. Era l’8 settembre del 6 avanti Cristo, al tramonto sorgeva una bellissima Luna piena.