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Cambia la geografia dei futuri ospedali di comunità, uno al Mater Amabilis Angeli

18 dicembre 2021

Cuneo

 Cuneo - Demonte non sarà ospedale di comunità. La Regione ha bloccato il progetto presentato dall’Asl Cn1 del piano della nuova rete di medicina territoriale. L’assessorato alla sanità vuole Cuneo come sede di uno dei cinque ospedali di comunità. E la sede potrebbe finire al Mater Amabilis Angeli che terminerebbe la sua vita di residenza per anziani per trasformarsi in sede del nuovo assetto della medicina territoriale. Cuneo sarebbe dunque uno dei cinque ospedali di comunità, insieme a quelli già stabiliti e approvati di Alba, Bra, Saluzzo e Ceva, tutti e quattro nelle sedi degli attuali ospedali (San Lazzaro ad Alba, Santo Spirito di Bra, Civile di Saluzzo e Poveri Infermi di Ceva). È dunque da ridisegnare il quadro di ospedali e case di comunità con Cuneo capoluogo che secondo la Regione non può mancare nello scacchiere territoriale dell’Asl. Cuneo che attualmente non ha disposizione nuovi spazi per la sanità, fin quando non sarà costruito il nuovo ospedale con un eventuale ridisegno dell’occupazione di edifici e strutture, ora deve trovare un luogo possibile per collocare l’ospedale di comunità. Il Pnrr individua la struttura nella dimensione delle cure intermedie, con almeno 20 posti letto ogni 50-100 mila abitanti e 10 posti letto all’interno della rete aziendale delle cure palliative. Cioè strutture sanitarie a tutti gli effetti destinate a pazienti che, a seguito di un episodio acuto minore o della riacutizzazione di condizioni croniche, necessitano di interventi clinici a bassa intensità e di breve durata. Dunque, un ulteriore presidio prima della ospedalizzazione vera e propria. E non solo, anche una struttura che oltre curare la persona, prepara pazienti e famiglia per il ritorno a casa. Lo spazio potrebbe essere quello di Mater Amabilis Angeli. L’edificio intorno al santuario, su cui avevano messo gli occhi anche investitori privati per costruire un albergo, potrebbe dunque trasformarsi. Di proprietà del Comune di Cuneo è ora gestito dal Consorzio Socio Assistenziale del Cuneese che 49 posti tra Rsa, Residenza Sanitaria Assistenziale, per soggetti anziani non autosufficienti (30 posti) e Ra, Residenza Assistenziale, per anziani autosufficienti (19 posti) con alcune stanze e alloggi di autonomia. Il Consorzio perderebbe una struttura ma avrebbe la possibilità, soprattutto nel dopo Covid, di dislocare gli anziani ospiti riempiendo le altre case di riposo. Rimane il problema di Demonte e della valli in generale che restano ancora una volta in gran parte “scoperte”, anche se proprio nell’ex ospedale della valle Stura potrebbe essere sistemata eventualmente una Casa di comunità. Oggi il grande edificio ospita “Arcobaleno” il Centro Residenziale di tipo A, una Raf,  Residenza Assistenziale Flessibile, per disabili che ha trovato casa a Demonte dopo essere stata a Beinette. Nel 2018 l’edificio di Beinette aveva subito un crollo strutturale con parti dell’intonaco del soffitto che si erano staccate e  i Vigili del Fuoco hanno dichiarato da allora la struttura inagibile fino al completo ripristino e messa in sicurezza dello stabile, che non è ancora avvenuta. La geografia definitiva della nuova rete di medicina territoriale della provincia di Cuneo e soprattutto dell’Asl Cn1 a questo punto sarà rivista, ma i tempi sono strettissimi perché il piano prevede che entro la fine dell’anno ci sia la presentazione definitiva al ministero. La condivisione con la rappresentanza dei sindaci dei Comuni dell’Asl Cn1, avverrà lunedì 20 dicembre e da quel momento ogni cambiamento e la cartina della nuova rete della medicina territoriale sarà ufficiale. Anche se rimane ancora una questione fondamentale nella nuova organizzazione ed è il ruolo dei medici di famiglia e il loro incardinamento all’interno delle Asl. Rimane infatti sempre aperta la questione del possibile incardinamento dei medici di base non più liberi professionisti convenzionati con il Sistema Sanitario Nazionale ma come dipendenti pubblici delle Asl. Un nodo che il legislatore dovrà sciogliere perché la questione medici di famiglia e il loro ruolo di presidio sanitario territoriale è emerso in modo evidente e problematico durante l’emergenza della pandemia.
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