cuneo

Rsa a rischio chiusura a causa della carenza di infermieri

16 dicembre 2021

Cuneo

Infermiere CuneoRsa a rischio chiusura per la carenza di infermieri. A lanciare ancora una volta l’allarme è l’Associazione provinciale cuneese case di riposo pubbliche e private, il sodalizio che riunisce una settantina delle circa 140 residenze per anziani esistenti sul territorio della Granda. Dopo aver corso il pericolo di chiudere i battenti per il dissesto finanziario, da un lato causato dalle maggiori spese sostenute per affrontare la pandemia e applicare i necessari protocolli di sicurezza, dall’altro imputabile ai mancati introiti di rette e convenzioni in seguito al blocco dei nuovi inserimenti e agli avvenuti decessi per Covid, adesso le strutture rischiano di non disporre più delle risorse professionali per riuscire a rispettare i parametri assistenziali prescritti. Quella degli infermieri è, in realtà, una carenza che già prima della pandemia appariva cronica e che l’emergenza sanitaria degli ultimi due anni ha reso drammatica. Da anni il coordinamento regionale dell’Opi, l’Ordine delle professioni infermieristiche, chiede, per il Piemonte, un incremento del 20/30% dei posti disponibili nei corsi di laurea di Infermieristica, rimanendo, tuttavia, inascoltato. In media, ogni anno nella nostra regione gli infermieri che completano il percorso di formazione sono 600. È vero che per il 2021/2022 in Piemonte sono state previste 750 nuove immatricolazioni (120 a Cuneo), cui se ne aggiungono 26 all’Infermieristica Pediatrica di Torino, ma la penuria del momento attuale resta critica. E non solo a livello locale. Secondo la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), il tetto fissato lo scorso luglio dal Ministero dell’Università e della Ricerca per l’anno accademico 2021/2022, di 17.133 posti disponibili per la laurea in Infermieristica su tutto il territorio nazionale (+1.120 rispetto al 2020/2021), cui si aggiungevano 264 posti per la laurea in Infermieristica Pediatrica (+53), è del tutto inadeguato. “Per Infermieristica - aveva allora puntualizzato la Federazione - si tratta di circa 6.000 posti in meno della richiesta degli Ordini professionali e di circa 3.000 in meno rispetto a quella delle Regioni, che avevano raggiunto quest’anno un fabbisogno di circa 20.000 posti”. Ad un’inadeguata programmazione degli accessi ai percorsi formativi, durante la pandemia si è sommata la migrazione degli infermieri operanti nelle Rsa in Asl e Aziende ospedaliere che, per potenziare i servizi impegnati a contrastare l’offesa del virus, hanno avviato massicce campagne di reclutamento. E per permettere la prosecuzione della normale attività di assistenza nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie del territorio, non è stata sufficiente la delibera con la quale la giunta Cirio, il 18 maggio scorso, ha esteso fino al 31 dicembre 2021 la possibilità, per le residenze per anziani, disabili, minori, pazienti psichiatrici, di continuare ad avvalersi delle prestazioni di infermieri e operatori socio sanitari (oss) già in forze presso le stesse, ma poi contrattualizzati da un’Azienda sanitaria regionale. Allo stesso modo, non è stata risolutiva l’autorizzazione, concessa sempre dalla Regione fino al 31 dicembre prossimo ad aziende sanitarie e strutture private, a reclutare temporaneamente infermieri e oss in possesso di qualifiche professionali conseguite all’estero o professionisti provenienti da paesi extra Ue. “Gli stranieri - spiega Silvio Invernelli, presidente dell’Associazione provinciale cuneese case di riposo - spesso non hanno alle spalle percorsi formativi adeguati e talvolta non posseggono una padronanza della lingua tale da poter leggere e somministrare le terapie”. “Se la mancanza di infermieri - continua Invernelli - in questo momento è drammatica e rischia, non potendo più garantire i livelli assistenziali prescritti, di costringere alla chiusura soprattutto le residenze più piccole, continuano a scarseggiare anche gli oss, malgrado i corsi di formazione gratuiti realizzati di recente. Adesso si comincia ad ipotizzare l’attivazione anche di percorsi formativi a pagamento, sempre realizzati dalle agenzie formative accreditate, cosa che offrirebbe pure maggiori garanzie di prosecuzione dell’attività professionale da parte dei partecipanti, realmente interessati alla professione. Come cabina di regia provinciale abbiamo già presentato alla Regione una serie di soluzioni per tentare di arginare la carenza sia di infermieri sia di oss: martedì 21 dicembre - conclude Invernelli - dovremmo avere sull’argomento un nuovo incontro con i governatori piemontesi e con i rappresentanti dei rispettivi ordini professionali”. Ma se il problema dei bilanci in sofferenza delle Rsa per i mancati inserimenti, in convenzione e non, di nuovi ospiti sta gradualmente rientrando grazie alla ripresa degli ingressi, adesso un altro ciclone incombe all’orizzonte: i rincari di energia elettrica e gas che già hanno cominciato ad appesantire le bollette e che deflagheranno nei primi mesi del 2022, mettendo in serie difficoltà le residenze, in particolare quelle delle aree montane e quelle con il minor numero di posti letto disponibili. “E su questo fronte, per ora, - precisa Invernelli - non sono previsti sostegni per le Rsa, nemmeno dal Pnrr”.
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