Un incidente aereo, una guida alpina che l’età ha reso saggia oltre che esperta, l’orgoglio di sentirsi ancora in forze, di sfidare col massimo rispetto quella montagna che da sempre l’ha visto camminare. Nel romanzo di Adalberto Invernizzi c’è molto di Hemingway, a cominciare dal sottotitolo “Il vecchio e la montagna”. La stessa silenziosa lotta contro una natura dura, ma non ostile, l’ostinazione nell’impresa vissuta in solitudine perché fin dall’inizio è una questione personale, infine il destino beffardo che scolpisce solo nella sua memoria rischi e successi.
Pietro, detto “’l loup”, era comparso in quella valle, che non ai Cuneesi non sarà difficile identificare, dopo la guerra. I tre sogni del primo capitolo scandiscono la sua vita. Un paese distrutto dalle fiamme gli sottrae le radici tanto che, finita l’esperienza partigiana, decide di fermarsi tra le montagne: “la sua vita di prima non esisteva più”. L’esperienza del margaro assieme a Giovanna si era chiusa tristemente, ma lui aveva continuato a vivere lì in solitudine, ad accompagnare gli alpinisti lungo i sentieri ben conosciuti.
La sfida ora è quella di trovare i resti di un aereo schiantatosi in alta montagna. Il romanzo insegue Pietro in questa avventura. Registra i dialoghi silenziosi con se stesso, il suo rapporto con quel vallone mai risalito in inverno. È una sfida di cui Pietro conosce i pericoli, ma ha la saggezza di non sottovalutarli, di non sentirsi padrone, bensì ospite di un ambiente che non fa sconti. Una storia che segue il lento incedere di Pietro nella neve e sul ghiaccio, che fa vedere la montagna con i suoi occhi e toglie ogni sfumatura di eroismo a questa prima invernale, perché la montagna fa parte del personaggio, lo anima dal di dentro, compagna e avversaria allo stesso tempo.
La nevicata lunga
Adalberto Invernizzi
Neos
13 euro