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economia

Allevatori e montagna, ritorna la pratica dell’alpeggio

12 giugno 2020

Cuneo

Cuneo - Nel dopo emergenza sanitaria e nel ritorno alla normalità, l'estate riporta anche un'antica pratica allevatoriale di forte tradizione e significativa sul piano ambientale: l'alpeggio, con il suo momento più sentito a San Giovanni, il 24 giugno. Sono quasi 165.000 i capi bovini sulla via della monticazione, cui vanno aggiunti centinaia di greggi di pecore e capre; numeri che vedono primeggiare la provincia di Cuneo con circa 100.000 capi in 350 località d'alpe dalle Marittime al Monviso (dati dell'Arap, associazione regionale allevatori). Alpeggio e transumanza hanno oggi valenze sempre più importanti, dal presidio delle "terre alte" alla promozione della produzione lattiero-caseria di eccellenza, fino alla salvaguardia delle biodiversità animali. “I nostri marghé - dice Roberto Chialva, presidente Arap - sono depositari di conoscenze e tecniche apprese dai padri e costantemente supportate dalle innovazioni tecnologiche. Dal loro lavoro deriva il benessere dei bovini e la valorizzazione della razza Piemontese e delle altre razze bovine, ovine e caprine che costituiscono il patrimonio zootecnico delle nostre regioni”. “La transumanza alpina non è soltanto il trasferimento delle mandrie in montagna -  aggiunge Tiziano Valperga, direttore Arap -. L’alpicoltura è in primo luogo cura dell'ambiente montano e conservazione delle essenze foraggere pregiate, tenendo conto dell’equilibrio tra leguminose e graminacee. È un corretto rapporto tra pascoli e armenti, tra numero degli animali e la superficie, con l’uso di recinti, piste, ricoveri e l'assicurazione dei punti d'acqua per l'abbeveraggio. L'alpeggio è infine una grande attrattiva del turismo montano".    

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