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politica

Renzi: un sì per il futuro dell’Italia (1)

14 settembre 2016

Cuneo

Cuneo - Arriva puntuale sull’orario prefissato il premier Matteo Renzi che è entrato al Teatro Toselli dal retro, proprio davanti ai cancelli de La Guida. Di fronte in via Teatro Toselli la protesta di pochi militanti di Rifondazione Comunista, mentre il teatro è pieno in ogni spazio e su via Roma la gente attende. Tocca all’onorevole Chiara Gribaudo, che ha organizzato il tour cuneese del premier, aprire l’incontro, ma non si perde in parole e cede il microfono al presidente onorario dell’Anpi, Attilio Martino, staffetta partigiana, ex parlamentare e senatore che apre: “La Costituzione appartiene a tutti, ho lottato per la Liberazione che ci ha restituito libertà e democrazia e che ci ha dato questa Costituzione. Noi partigiani per il sì pensiamo che la riforma non snaturi la Costituzione ma la migliori. Con la mia esperienza personale di parlamentare dico che è scandaloso il ping pong tra le due Camere, eliminare questo è il bene del paese”.  Il primo abbraccio a Martino è proprio di Matteo Renzi che dalle quinte scure esce direttamente sul palco del teatro cittadino: “Queste parole riempiono il cuore”. E da quel momento inizia il suo discorso a una platea che vede un ampia delegazione dell’Anpi, sindaci, parlamentari, in prima fila il presidente della Regione Sergio Chiamparino, il ministro Enrico Costa, i consiglieri regionali, il sindaco e presidente della Provincia di Cuneo Federico Borgna, i vertici regionali, provinciali e locali del Pd, e poi i cuneesi, una delegazione di Amico Sport Libertas. “Voglio condividere queste parole - dice il premier Matteo Renzi - con tutti quelli che ne hanno voglia, perché la campagna elettorale referendaria sarà pacata, educata. Ma prima di tutto voglio raccontare quello che vo visto oggi, perché qui mi sono davvero trovato bene in questa terra meravigliosa. Ho visitato due scuole Bagnolo e Mondovì e ho voluto così, perché l’Italia ha futuro se mette al centro la scuola, le generazioni dei bambini e dei giovani. E anche la prossima legge di stabilità avrà attenzione a tutti quei Comuni che vogliono investire per le scuole, perché dare futuro ai ragazzi viene prima di tutte le regole italiane ed europee”. E poi passa in rassegna le eccellenze della provincia di Cuneo che ha incontrato, la provincia che è prima in Italia per l’export dell’agroalimentare con 2,1 miliardi, puntando su qualità ed eccellenze, dalla Ferrero di Alba a Eataly, dalla Venchi fino alla Merlo. “Questa è l’Italia che ci prova, con qualità ed eccellenze che sono fantastiche. E l’Italia che smette di piangersi addosso e non si lamenta è l’Italia in cui crediamo. La sfida è farsi carico l’uno dell’altro, anche se so che c’è fatica, difficoltà e dolore”. E l’esempio della scommessa per Renzi è l’Expo, una sfida vinta con 22 milioni di vistatori e 60 capi di Stato, “alla faccia di Beppe Grillo” di cui fa vedere anche un video. “L?Italia c’è la fa, diciamo sì”: così inzia poi l’ultima parte del discorso proprio sul referendum, spiegando iter e che cosa cambierà. “In due anni abbiamo proposta una riforma votata sei volte tra Camera e Senato con 121 modifiche e un’infinità di emendamenti. Ora passa alla decisione dei cittadini. Ma dobbiamo dire alcune cose: la legge elettorale non c’entra niente con il referendum, e con la riforma non cambiano i poteri del presidente del Consiglio, quelli cambiavano con la riforma di Berlusconi e quella della bicamerale di D’Alema. La nostra riforma è chiara in cinque punti, e la campagna elettorale la faremo in modo semplice, dando il fac-simile della scheda che dice tutto. Cinque punti: superare il bicameralismo perfetto, diminuire il numero dei parlamentari, spendere di meno, abolire il Cnel e rivedere il capitolo V della Costituzione (la divisione dei compiti delle autonomie locali, ndr). La sfida è prendere l’Italia per mano e portarla nel domani votando sì, non si può sempre solo dire no. Chi vi dice di votare no promettendo una riforma migliore non lo fara mai, non cambierà nulla”. Renzi poi se la prende con il vice presidente della Camera Luigi Di Maio, dei 5 Stelle e del suo “infelice” paragone dell’Italia e di Renzi al Cile di Pinochet (anche se l’errore è grossolano dicendo Venezuela). Renzi prima ironizza: “L’errore sul Venezuela è la cosa migliore del post, Di Maio parte per cambiare la storia ma cambia solo la geografia...” poi attacca indignato: “Non si può dire che l’Italia è una dittatura perché non si offende me ma si offende la Repubblica e tutti coloro che per la libertà hanno combattuto. Dobbiamo stare attenti alle parole, il rispetto va anche a chi vota no, ma non giochiamo con parole pesanti perché in Cile i dissidenti venivano fatti fuori. Ha ragione il presidente Mattarella che dobbiamo ringraziare per quello che sta facendo per il Paese, chi usa queste parole non si rende conto di quel che dice”.  Renzi chiude poi con un invito partendo dalla sua esperienza di sindaco e dicendo che la cosa migliore che ha fatto in tutto il suo cammino politico è la pedonalizzazione di piazza Duomo a Firenze:“L’Italia è una grande comunità e famiglia, l’Italia è stupore, abbiamo tra le mani il paese più bello del mondo e non tutti vedono la parte migliore che è il volontariato... Per il futuro e per questo cambiamento io farò la mia parte ma non basta, ci vogliono i cittadini. Formate comitati, andate a spiegare con il sorriso che questa riforma vuole rendere l’Italia più semplice e che guarda al futuro. Basta un sì”.Renzi ha poi lasciato Cuneo ucendo sempre dal retro del teatro, accompagnato all’aeroporto dalla parlamentare Chiara Gribaudo e dal patron di Eataly Oscar Farinetti.