Il terremoto di Brexit continua a scuotere la Gran Bretagna e l’Europa
26 giugno 2016
Cuneo
Chi avesse pensato che la separazione dell’isola dal continente avrebbe provocato qualche sussulto, destinato a spegnersi rapidamente senza troppi danni, adesso avrà forse capito che ha sbagliato clamorosamente i calcoli e che siamo ancora lontani da uno sciame sismico di assestamento.I primi a farne le spese sono stati, com’era giusto, i cittadini di sua Maestà, anche quelli maggioritariamente incolpevoli come i giovani, gli abitanti di Londra, della Scozia e dell’Irlanda del nord. Presto sarà il turno dei cittadini stranieri, del mondo della finanza e delle imprese, quello del commercio internazionale e, naturalmente, della politica.Inevitabili le dimissioni del Primo ministro britannico, David Cameron, punito per la sua miopia politica nel ricorrere a un azzardato referendum sull’Europa, per un avventato calcolo elettorale interno al proprio partito, e le dimissioni del membro inglese della Commissione europea, Jonathan Hill. Altre vittime seguiranno a breve, e non solo nel partito conservatore.Per ora regge il fronte dell’Unione Europea, che vede schierati insieme i massimi responsabili delle Istituzioni comunitarie, dal Parlamento alla Banca centrale europea passando per la Commissione, già esposta a qualche turbolenza, fino ai responsabili politici dei principali Paesi UE dove per il momento sembrano convergere le reazioni di Germania, Francia, Italia e Spagna, mentre è un segnale importante quello già venuto dalla tempestiva concertazione tra i ministri degli esteri dei sei Paesi fondatori, dai quali si attendono iniziative per il rilancio dell’UE.Siamo solo agli inizi, sperando che valga anche qui la regola che chi “ben inizia è già a metà dell’opera”. Un’opera che sarà lunga e complessa: ne capiremo subito di più nel corso della settimana, a partire dalla seduta straordinaria del Parlamento europeo all’immediata vigilia del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo, riuniti a Bruxelles il 28 e 29 giugno. Non è senza significato che a preparare questo Vertice si vedano prima a Berlino – e anche la scelta del luogo non è un caso – Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi: è presto per dire se stia nascendo il “tridente di attacco” per il rilancio di una nuova Unione Europea, nell’attesa che le urne diano la loro risposta per il futuro governo spagnolo. E’ chiaro intanto che lo scossone della Brexit sta svegliando politici nazionali sonnambuli, responsabili di aver lasciato andare alla deriva in questi anni lo straordinario progetto dell’unificazione di un continente periodicamente lacerato da tensioni e conflitti.Per loro – e per tutti noi – valga la memoria di due tragici conflitti mondiali scatenatisi in Europa e l’esplosione recente del dramma dei Balcani. Conflitti e drammi che possono insinuarsi anche nel cuore dell’Unione Europea.