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La prima “Illuminata” di Cuneo è del 1423

23 giugno 2016

Cuneo

Le antiche cronache di Cuneo, ben lontane dall’essere aridi repertori di notizie sulle comunità locali, si mostrano indispensabili nel fornire preziose informazioni sulla città e riportano spesso curiosità che contribuiscono ad annodare quel filo sottile, eppure saldamente intrecciato, che unisce il passato al presente. È il caso del “manoscritto Corvo”, redatto alla fine del Cinquecento da due esponenti, padre e figlio, di una delle più importanti famiglie della città, Giovan Francesco e Sebastiano Corvo appunto, il cui primo volume è in procinto di essere pubblicato a Cuneo dalla casa editrice “Primalpe “ . Si tratta di una miscellanea che, oltre a riportare il testo delle più note cronache locali, quelle di Francesco Rebaccini e di Dalmazzo Grasso (relative alla fondazione di Cuneo dal 1198 all’ottobre del 1484) offre un resoconto dettagliato sugli anni della seconda metà del XVI secolo, coevi agli autori, diventando a volte un vero e proprio diario giornaliero, come nel caso dell’assedio di Cuneo del 1557. Si tratta di un tipo di cronaca, per certi aspetti ancora impostata sul modello delle cronache medievali, che mescola elementi narrativi e notizie storiche, particolari legati alla vita quotidiana della comunità e grandi avvenimenti dell’epoca, personaggi semplici o eminenti della città e illustri prìncipi del Cinquecento. Il tutto è affrontato in uno stile semplice, una lingua che mescola latino, francese e un italiano dal registro che oscilla dal medio al basso, quasi “domestico”, con influssi vernacolari, contraddistinto da un lessico curioso, spesso divertente nelle sue storpiature. Ed è proprio questo affascinante viaggio nella Cuneo del XVI secolo a svelare un inedito quanto curioso legame col presente: si pensi a quanto successo nel 1423, quando, riportano gli autori, una pestilenza sopravvenuta nella città fu sconfitta “per i meriti e l’intercessione di San Sebastiano”, tanto che al santo venne dedicata non soltanto una cappella, ma una processione annuale con tanto di cero portato per le vie della città. Di qui l’uso delle torce “tutte accese” in occasione delle grandi festività, religiose e laiche, che viene sottolineato in diversi passaggi del manoscritto. Non solo, il numero delle torce che una casata era in grado di esibire durante le processioni contribuiva a sottolinearne l’importanza: l’ingresso di un principe, di un re o di un imperatore in città era diventata l’occasione per la costruzione di archi trionfali imponenti, scenografie, parate, apparati effimeri dei quali rimane solo più la testimonianza scritta, ma per i quali la città si profondeva in “superbissima spesa” (come quello realizzato nel 1585 per il passaggio di Emanuele Filiberto e dell’Infanta Caterina d’Austria, “adornato di molte bellissime pitture”). Come non vedere in questa esibizione di ricchezza e di potenza una vocazione ante litteram della manifestazione che oggi chiamiamo “Illuminata” che, attraverso le scenografie e i giochi di luce di via Roma, ha rivelato un lato inedito di Cuneo un anno fa, e che la città si appresta a rivivere nelle prossime settimane? In autunno chi vorrà approfondire le proprie conoscenze sulla storia della nostra città avrà finalmente la possibilità di leggerle nel manoscritto “Corvo”: “Cronica delle città di Cuneo”, in corso di pubblicazione. Al momento, lasciamo la curiosità su tutte le altre vicende occorse nel ‘500, ma anticipiamo che sono tante e veramente molto particolari.