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Valle Stura: tra caseificio e casa di riposo

10 giugno 2016

Cuneo

Su facebook sono comparse foto sull’inaugurazione dei lavori di ampliamento dell’allora “ospedale di Vinadio” eseguito all’inizio degli anni 60. Durante l’esecuzione dei lavori gli ospiti e le suore vennero trasferiti nell’ex palazzo del Genio in Pza Armando Diaz, successivamente demolito e ricostruito da privati.  Per ricostruire la storia  ho cercato tra le delibere - Consiglio e Giunta – le date riguardanti l’intervento eseguito all’inizio degli anni 60. la struttura allora apparteneva all’ECA Ente Comunale di Assistenza che era stato costituito dopo i patti lateranensi del 1929. fino ad allora esisteva la confraternita di sant’Anna che amministrava anche il santuario di Sant’Anna. Il santuario passò alle dipendenze della Curia Vescovile e l’ospedale all’ECA che aveva un consiglio di amministrazione nominato dal Consiglio Comunale. Per l’intervento di ampliamento esistono solo due delibere di Consiglio. La numero 10 del 27marzo 1960 delibera di accettare la richiesta – presentata dall’amministrazione ECA – per garantire finanziariamente un mutuo di 25 milioni di lire da stipulare con la Cassa di Risparmio di Cuneo. La numero 13 del 20 aprile 1961 che approva le garanzie richieste dalla Cassa di Risparmio per un importo di 38 milioni di lire. successivamente ci sono poi le delibere dove il Comune si accolla, per 20 anni, l’onere per l’ammortamento del mutuo  con una rata annua di 3.420.000 lire. Sfogliando le delibere di Consiglio del 1960 l’attenzione è caduta sulla delibera n° 21 per la concessione di un contributo Una Tantum a favore del Caseificio Vale Stura. La Delibera riporta: “Richiamata la nota n° 99/60 del 5 marzo con la quale il Presidente del Caseificio Cooperativo, mentre ringrazia i signori sindaci dei Comuni di Demonte, Aisone e Vinadio per la loro continua collaborazione rivolge cortese domanda intesa ad ottenere un contributo dai Comuni stessi onde poter provvedere ad una integrazione dell’esistente attrezzatura” La richiesta era di un milione di Lire e Vinadio delibera di concedere il 30%. La Delibera approva, inoltre, di rimborsare al Comune di Demonte la somma di lire 836.724  che il Comune di Demonte aveva anticipato al Caseificio sempre per l’acquisto di attrezzature; anche in questo caso Vinadio contribuì per il 30%. Aisone contribuì con il 15 %. La delibera riporta che allora a Vinadio c’erano circa 100 produttori di latte.In quegli anni non c’era la Comunità Montana, non c’era l’Unione Montana, ma i tre Comuni, che costituivano un nucleo coeso, riuscivano a collaborare per sostenere lo sviluppo della Valle dividendosi i costi, forse, senza troppe alchimie. L’area di raccolta del Caseificio venne poi estesa a quasi tutti i Comuni della Valle ma a nessuno venne mai in mente di  rimborsare i “Comuni fondatori” .Per l’ospedale di Vinadio finanziò solo Vinadio   Allora non c’erano i fondi europei che, purtroppo, molte volte sono utilizzati male, ma i comuni con i propri bilanci riuscivano a finanziare interventi che creavano – realmente – sviluppo. Angelo Giverso