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cultura

La maternità è desiderio innato?

16 maggio 2016

Cuneo

Zadie Smith è una scrittrice inglese diventata famosa per il suo primo romanzo Denti Bianchi, scritto quand’era giovanissima, a pochi mesi dalla laurea a Cambridge. Nel suo quarto romanzo, intitolato NW (North-West, ovvero Nord-Ovest) in onore della zona di Londra in cui è nata e cresciuta, Smith affronta una serie di tematiche riconducibili all’ingresso nell’età adulta. In più di un’intervista, infatti, l’autrice descrive NW come il romanzo della maturità. La maternità rappresenta, più che una tematica, una delle possibili chiavi esistenziali di lettura del romanzo e viene affrontata attraverso la messa in scena di due amiche d’infanzia, Leah e Natalie, personaggi apparentemente opposti. Da una parte c’è Natalie: avvocato di successo, uno splendido e ricco marito, due figli da pubblicità. Natalie è dotata di una straordinaria forza di volontà: ragazza di colore della periferia londinese, si è data da fare per uscire dalle ristrette prospettive delle case popolari e alla fine ce l’ha fatta, è diventata “qualcuno”. Dall’altra parte Leah, più bianca del latte, figlia unica di genitori anziani, da sempre amata e incoraggiata. Leah vive con il marito in una casa popolare del suo vecchio quartiere, ha un lavoro che non la soddisfa ed è tormentata da un segreto inconfessabile: a differenza del marito e del resto del mondo (così almeno le pare) non desidera un figlio e fa di tutto per non averlo, questo la fa sentire colpevole, sporca e inutile. Due personaggi opposti, dunque, almeno all’apparenza. Basta infatti avanzare di qualche capitolo per scoprire che nulla è come sembra e che i personaggi veri, come le persone, sono più complessi di quanto appare. Se Leah non riesce a confessare all’amato marito il suo “inganno” ed è oppressa dalla condanna sociale della sua “scelta”, dall’altra si scopre che Natalie, in fuga dalla perfezione della propria vita, frequenta una chat erotica. Entrambe le donne, quindi, hanno un segreto inconfessabile che le divora. Entrambe si sentono sbagliate perché diverse da “come dovrebbero essere”. Ma come dev’essere una donna, nei suoi trent’anni? Questa è una delle domande a cui tenta di rispondere Smith. Una donna sbaglia se è troppo ambiziosa, tanto da voler diventare un’altra persona, da rinnegare le proprie origini, il colore della sua pelle. Ma sbaglia anche se, al contrario, non è abbastanza ambiziosa, se si accontenta di vivere in una casa popolare e di fare un lavoro qualunque, se sposa l’uomo che ama ma non ha figli perché non li vuole. Leah e Natalie sono due personaggi in crisi perché percepiscono la dicotomia tra ciò che sono e ciò che dovrebbero essere. Una questione esistenziale che certamente non coinvolge soltanto le donne, ma che le interessa nella dimensione squisitamente femminile della gravidanza. Smith ci mette davanti a un interrogativo scomodo: qual è il legame tra l’essere madre e l’essere donna? La maternità è un desiderio innato o un obiettivo sociale? NW non propone una risposta definitiva, forse perché sarebbe l’ennesimo modello, lo stereotipo che ci allontana da ciò che sentiamo di essere. Forse il pianto liberatorio di Leah, nel finale, suggerisce che l’unico spiraglio di autenticità sta nella resistenza all’incasellamento, nella liberazione dalle maschere pirandelliane di madre e di donna, nel ritrovato dialogo e senso di comunione femminile. Edizione italiana: Zadie Smith, NW, Mondadori, 2013Nell'inserto "Zero20" su La Guida di giovedì 12 maggio, alcune pagine dedicate al tema.