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Competenze scientifiche, umanità e compartecipazione ai problemi

27 maggio 2022

Cuneo

Matteo Dematteis “Sono nato a Torino nel 1963 e lì ho vissuto fino all’età di 16 anni, vivendo tutti i fine settimana e le vacanze, invernali ed estive, a Rore, dove sono pure stato battezzato. Dal 1993 vivo a Manta”: a parlare è il medico Matteo Dematteis.  Un ricordo di sua madre? Mia madre Vittoria Giacosa è stata una ottima mamma ed una grande persona. Ha vissuto con grande fede in Dio, cercando per tutta la sua vita di trasmetterci anche con il suo esempio i valori e l’essenza della fede cristiana. Penso che chiunque l’abbia conosciuta sia stato in qualche modo colpito dalla sua persona, e tutti noi figli siamo cresciuti permeati dalla sua grande spiritualità.  E suo padre? Mio papà, Luigi Dematteis, è stato un grande uomo. Ci ha cresciuti nella fede in qualcosa di Superiore al di sopra di noi, senza essere un cristiano praticante. I suoi valori di onestà, di spirito di sacrificio, di fortezza sia fisica sia mentale, di saggezza, di capacità di esplorare il mondo intorno a noi a partire dalle piccole cose che ci hanno accompagnati nella vita. Siamo 6 figli (4 fratelli e 2 sorelle): una fortuna, siamo cresciuti con la capacità di condividere, non solo le cose materiali, ma anche le idee, con la capacità di metterci in discussione e anche di saper chiedere l’aiuto degli altri.  Le scuole? Tutte le scuole le ho frequentate a Torino, Università compresa, tranne gli ultimi due anni del liceo scientifico a Saluzzo. Sono stato fortunato, perché a me è sempre piaciuto studiare. Ho sempre sognato di fare il medico, in particolare per poter svolgere la mia attività nei paesi del ‘terzo mondo’.  La sua passione per i viaggi? Da sempre ho sognato di viaggiare e fin dall’età di 15 anni ho viaggiato solo o in compagnia, dapprima in Europa, poi ho avuto la fortuna e possibilità di farlo in altri continenti (Australia, Perù, Senegal, Kenya, Nepal), dove ho potuto anche di esercitare la mia professione avendo presente ogni giorno il detto: ‘Quello che tu puoi fare è solo una piccola goccia nell’oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita!’. Dove ha fatto il medico? Dal 1991 lavoro come medico di famiglia, dapprima nel saluzzese, poi a Dronero e infine a Verzuolo e Manta dal 2000, realtà che conosco molto bene. Mi piace molto, cerco di dare ai miei pazienti un’assistenza basata da un lato da buone competenze scientifiche, e soprattutto dall’altro carica di umanità e compartecipazione ai problemi.  La pandemia da Covid? Un periodo difficile: la gente si è chiusa in se stessa e l’approccio aperto e libero è saltato. Io fin da subito ho cercato di superare questa difficoltà rendendomi disponibile in qualsiasi ora e situazione, di giorno e di notte, senza tirarmi indietro e nascondermi per paura. Ora sembra di vedere la fine, ma non dobbiamo abbassare la guardia! La fatica più grande? Partire per una visita domiciliare imbacuccato con i dispositivi di protezione, con il timore di restare contagiato e spargere il virus in famiglia e tra i pazienti. Per questo mi sono auto isolato anche in famiglia per 50 giorni… ed è stato veramente faticoso, soprattutto mentalmente! La soddisfazione più grande? Gli sguardi e le parole di ringraziamento dei miei pazienti malati e dei loro parenti per una visita a domicilio e per aver contribuito a salvar loro la vita. Con i ringraziamenti e la gratificazione per il lavoro svolto per l’attività dei tamponi e delle vaccinazioni sul territorio.  La sua famiglia? Ho una grande famiglia, mia moglie Maria Cherasco (gran bella e forte persona), sei figli, Niccolò, Maddalena Andina (nata in Perù durante l’esperienza di volontariato internazionale con mia moglie Maria con Niccolò che aveva poco più di un anno), Beatrice, Francesca, Elisabetta e Lucia. Ringrazio ciascuno di loro per le soddisfazioni che ci sanno dare! Inoltre siamo già nonni felici di tre nipotini (Benedetta, Alessandro e Michele).  Il mondo di oggi? Ci sono innumerevoli cose negative, ma anche tantissime cose positive che non fanno rumore, come la foresta che cresce ogni giorno e in qualsiasi angolo della Terra. E a queste ognuno può contribuire!  Il suo grande amore per la montagna? La montagna racchiude da sempre vari aspetti, da quello un po’ misterioso e romantico a quello duro e concreto della vita quotidiana del montanaro, da quello metafisico di vetta intesa come alto traguardo da conquistare con lo spirito e la mente, a quello più fisico di sfida dell’uomo per la conquista alpinistica. Mi piace molto perché racchiude insieme tutte queste sfaccettature, che mi attirano in modo intenso e profondo.  La Baìo? Ho fatto 11 volte la Baìo di Rore! Una festa unica, meravigliosa e carica di emozioni! Cosa mette al primo posto? Sicuramente la famiglia, il massimo impegno nel mio lavoro di medico, l’onestà e la compartecipazione nel rapporto con il prossimo. Molto importante l’amicizia, basata su rispetto e fiducia reciproci, su condivisione e assenza di giudizio.  La guerra di Putin? Tutte le guerre nascono per l’affermazione della propria potenza sugli altri, e chi ha la peggio è sempre la povera gente. Inoltre purtroppo a livello mondiale l’industria delle armi continua a spargere benzina sul fuoco. Solo con un’opera di mediazione condivisa da più nazioni possibile, si potrà arrivare a un accordo di pace.
Saluzzo Intervista Manta Rore Sharing mobility Sharm el-Sheick