
Jourde torna nel villaggio montano dell’Alvernia in cui ha passato la sua infanzia. E qui senza sconti né riserve racconta la montagna tutta, in tutte le sue sfaccettature, con quanto ha di rassicurante e di sconvolgente. È un ritorno difficile, spigoloso, talvolta persino ostile, verso un mondo che si rivela contemporaneamente remoto e familiare, vivo e sotterrato sembra per sempre.
Jourde osserva la sua comunità di origine, un pugno di case sparse tra i pascoli, una popolazione che vive secondo abitudini dure, scandite da cicli agricoli e rapporti sociali minimi, con uno sguardo che alterna tenerezza e crudeltà. Non idealizza la vita rurale, non costruisce un mito della semplicità: al contrario, mostra quanto quel mondo fosse segnato da diffidenze, miserie, silenzi invincibili. Eppure, proprio nel modo implacabile con cui ne descrive i tratti emerge una forma di amore e di attaccamento. E in questo rapporto complesso non si limita a raccontare un ritorno ma costruisce una riflessione ampia sul rapporto tra identità e territorio. La montagna è un microcosmo che custodisce una cultura destinata a scomparire, e che proprio per questo assume un valore quasi archeologico.
Un libro che fa riflettere scritto in modo preciso con un ritmo che avvolge, e che trasforma un piccolo villaggio dell’Alvernia in un luogo universale, riconoscibile da chiunque abbia conosciuto la sensazione di un passato che non smette di parlare e di ispirare. Un liche che è capace di scavare grazie alla potenza narrativa dei luoghi.
Dalla montagna perduta
di Pierre Jourde
Preihistorica
euro 17