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Antonio ha creato il “Giardino dei ricordi”

20 giugno 2026

Cuneo

Antonio Giraudo A Roccasparvera c’è un luogo nato per gioco, come nascono in genere le cose belle: negli anni si è trasformato in un memoriale che racconta la guerra attraverso storie di famiglia. Il “Giardino dei ricordi” non vuole essere una collezione privata ma un memoriale collettivo per non dimenticare e per ricordare il dolore e l’orrore della guerra che purtroppo accomuna tutte le genti.  Chi è Antonio Giraudo? Sono Tonino, nato l’8 maggio del 1949, lo stesso giorno di mio nonno Antonio. Lei ha trasformato la storia e il dolore della guerra in sculture. Da cosa è nata questa idea? L’idea è nata quasi per gioco: ho voluto dare vita al castagno ormai secco narrando la sua storia. Mio nonno innestò un castagno e lui, riconoscente, diede alle generazioni della mia famiglia il “pane” soprattutto negli anni di povertà dettati dalla guerra. Nutrì i suoi tredici figli. Così l’Albero del Pane nel 2012 ha trovato collocazione nel mio giardino rappresentando i miei due zii Matè e Bastian. Da questa prima opera è scaturito in me il desiderio di raccontare la storia di guerra legata alle vicende familiari ma il “Giardino dei ricordi” non vuole essere una collezione privata quanto un memoriale collettivo per non dimenticare e per ricordare il dolore e l’orrore della guerra che purtroppo accomuna tutte le genti. Ci tengo molto a sottolineare questo concetto: con la rappresentazione delle vicende familiari ricordo il dolore universale che la guerra porta con sé. Chi sono gli autori di queste opere? Ho selezionato personalmente i tronchi e cinque artisti hanno scolpito ed io ho rifinito con la verniciatura.  Questo memoriale ha un ordine cronologico? Sì, la prima scultura “Ricordando casa” rappresenta i miei zii Maté (Matteo) e Bastian (Sebastiano); segue “L’attesa a casa” dove mio nonno è in procinto di trattenere mio padre affinché non parta per la guerra; “Il ritorno a casa” racconta di mio zio Giuseppe sopravvissuto al campo di concentramento; “L’angoscia” rappresenta mia nonna paterna che attende e piange; “Grazie” la scultura di S. Maurizio protettore del Corpo degli Alpini;  la Garitta dove una guardia sarà la sentinella del Giardino dopo la mia dipartita; “Il racconto” dove io bambino ascolto dalla voce di mia madre i ricordi  di guerra della famiglia; la scultura della Madonna con il Bambino, Regina della Pace che prega per noi e per la Pace nel mondo. All’ingresso un grande quadro rappresenta la ritirata in Russia dei nostri Alpini. Completa l’opera l’albero genealogico della famiglia Giraudo. Ricordando casa? Maté e Bastian erano i fratelli di mio papà: rispettivamente Matteo sarà disperso in Russia mentre Sebastiano morirà nel campo di prigionia a Talizza. Il loro sguardo nostalgico è rivolto verso casa con accanto la testa del mulo, animale prezioso per i nostri soldati; l’aquila come simbolo del cappello alpino e in cima il Santuario della Madonna delle Grazie con una piccola madre che prega. L’autista Luigi Lerda di Borgo San Dalmazzo durante la ritirata di Russia nella confusione generale chiama a gran voce Sebastiano invitandolo a saltare sul camion per scappare ma lui, senza ripensamenti rifiuta l’aiuto, torna sul campo di battaglia per soccorrere il fratello Matteo gravemente ferito. Scultura di Antonio Giraudo L’attesa a casa?  Questa scultura rappresenta mio nonno Giraudo Antonio leva 1883: alpino, combattente nella Grande Guerra, prigioniero in Prussia. Qui è seduto sui gradini di casa ormai anziano, con il cappello da alpino appeso al muro trattiene simbolicamente mio padre per preservarlo dagli orrori della guerra. Mio padre è pronto a partire, ha il cappello in mano e lo zaino fardellato ai piedi: proprio come nella realtà, infatti verrà richiamato da ben sette cartoline di precetto. Presterà servizi da sedentario e mai al fronte in quanto tre dei suoi fratelli erano già in guerra. Mio nonno è migrato in America e in Francia ed è stato intervistato da Nuto Revelli ne “Il Mondo dei Vinti”. Scultura di Antonio Giraudo   Il ritorno a casa? Questa scultura rappresenta Giuseppe il fratello di mio papà nonché mio padrino, prigioniero in Germania, alpino internato militare italiano nel campo di Merin numero 12700. Qui sta uscendo dal campo di concentramento e guarda verso casa. Il filo spinato alle sue spalle segna il confine tra l’interno ed il mondo fuori. Il cappello da alpino vilipeso e calpestato all’interno dal campo. Sono raffigurati inoltre una torretta di guardia e il cappello d’alpino. Docce gelate e botte hanno danneggiato le gambe dello zio il quale è tornato in Italia aiutato ed aiutando un amico cieco: lui ha messo gli occhi e l’amico le gambe. Giuseppe è tornato a casa a guerra finita con una cassetta contenente marchi tedeschi in quanto faceva il carrettiere per tanto aveva la possibilità di uscire dal campo di concentramento con un lasciapassare e poteva interfacciarsi con i contadini della zona.  Un tedesco recentemente mi ha scritto e mi ha illustrato dettagliatamente tutta la storia militare di mio zio risalendo a dei documenti tratti dagli archivi. Scultura di Antonio Giraudo L’angoscia perché questo titolo? Una mattina come tante, sveglio all’alba, mentre raggiungo il Giardino, indeciso se proseguire o no i lavori, vedo sull’asfalto un cuore nel fango dalla forma perfetta (ho conservato la foto nel Giardino). Questo per me è stato il segno di dover continuare. Il cuore mi ha rievocato la figura della mamma. Le donne a volte vengono dimenticate ma in guerra loro soffrono come madri, figlie, mogli e sorelle. A casa l’attesa è pesante, faticosa e dolorosa. Così ho deciso di scolpire mia nonna Giovanna, la moglie di Antonio: sta piangendo sulla soglia di casa con il fazzoletto in mano.  Scultura di Antonio Giraudo Con “Il racconto” ha voluto ricordare anche sua mamma in questo giardino? Questa scultura rappresenta mia mamma: una donna eccezionale. Lei aveva tanta memoria e amava raccontare. È raffigurata sotto il balcone di casa sua insieme a me, mentre narra storie di vita. Senza i suoi racconti appassionati non ci sarebbe stato questo Giardino dei ricordi: gli uomini a noi bambini non raccontavano della guerra.  Scultura di Antonio Giraudo Un bel quadro ci accoglie all’ingresso del giardino, cos’è? Racconta della ritirata di Russia e illustra un grande gesto d’amore tra fratelli. Lo zio Bastian quando ha rifiutato il passaggio sul camion ed è tornato dal fratello ferito era cosciente che stava sacrificando la sua vita, eppure non ha esitato. Questo dipinto non rappresenta un gesto eroico privato ma vuole ricordare tutti quegli atti d’amore che nella guerra fanno la differenza tra la brutalità assoluta e le azioni che sublimano l’uomo. Così ogni statua del giardino rappresenta l’umana sofferenza che ha accomunato uomini e donne durante la guerra.  Nel Giardino dei ricordi di Antonio Giraudo E le altre opere importanti? “Grazie” è una statua che arriva dalla Valle d’Aosta e rappresenta San Maurizio protettore del Corpo degli alpini. “La garitta militare” all’interno è scolpita una guardia che sorveglierà il parco dei ricordi alla mia dipartita.  Scultura di Antonio Giraudo Scultura di Antonio Giraudo Racconta che un mattino del 1942 ventuno ragazzi si sono ritrovati qui di fronte a casa sua? Ventuno Roccarini sono partiti ufficialmente per la Russia ritrovandosi proprio qui, su questo prato di fronte a casa mia. Quel mattino un ragazzino di dodici anni è venuto a salutarli e mi ha raccontato che alcuni erano ubriachi, altri piangevano disperati. Nessuno ha fatto ritorno a casa. Erano ragazzi di vent’anni. Ho suggerito al Comune di creare un’opera commemorativa che ricordasse il sacrificio di questi giovani compaesani. Il carrello bombardato è il monumento a questi ragazzi i cui nomi si leggono sulla lapide. Ventuno alpini che sono morti in terra straniera.  Scultura di Antonio Giraudo Avete dedicato un’opera al Cavalier Falco Sergio? Abbiamo dedicato una targa a Sergio Falco in quanto ci teneva molto a questo memoriale e purtroppo non è riuscito a vederlo terminato. Sergio ha partecipato attivamente con il suo aiuto e il suo lavoro alla realizzazione di questo parco.  “Eto ne krasivo voyna”: questa frase è incisa su un tronco custodito nel giardino, cosa significa? “Non è bella la guerra”, questa frase è tratta dal libro: “Un orologiaio sul Don: storie di amori di guerra di un alpino”. Narra di una vicenda significativa dove due soldati allo stremo delle forze entrano in un’isba abitata da tre donne e minacciandole di morte chiedono una slitta e un cavallo. In quel momento esce un anziano che implora pietà per le figlie promettendo ai militari ciò che chiedono. Mentre i due uomini se ne vanno, l’anziano toccando loro le spalle dice: “Non è bella la guerra, né per voi né per noi”.   Nel Giardino dei ricordi di Antonio Giraudo Pensa di dover ancora continuare nell’opera? Sì, non ho concluso, ho ancora delle idee e spero di riuscire a realizzarle. 
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