editoriale

La parata un po’ troppo militare e i milioni di italiani disarmati

07 giugno 2026

Cuneo

Il Presidente Sergio Mattarella - Foto Quirinale Due suggestioni dalle parole e dalle immagini televisive del 2 giugno 2026, ottantesima Festa della Repubblica Italiana. La prima mette disagio, e viene dalla parata ai Fori Imperiali di militari e macchine da guerra, dragamine, droni e cani robot (strumenti aggiornati alle guerre di Ucraina e Medio Oriente), corpi delle forze dell’ordine e persino i cappellani militari. “Il volto migliore dell’Italia”, secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto. La gratitudine dovuta a militari, carabinieri, poliziotti, e tutte le forze che si spendono per la sicurezza e un’ordinata convivenza civile e come forze di pace in altri paesi, non è mai abbastanza. Ma se ad ottant’anni dalla nascita la Repubblica è viva e forte, lo dobbiamo a tutte le categorie sociali che l’hanno incarnata e fatta crescere e che si prendono cura ciascuna del proprio servizio: operai, impiegati, artigiani, contadini, imprenditori, medici, infermieri, insegnanti, preti e suore, magistrati, sindacati, associazioni di categoria, ricercatori, badanti, volontari, artisti, operatori culturali. La Festa della Repubblica non è solo festa delle forze armate e dell’ordine. Ecco: nella sfilata romana, avrei voluto vedere meno uniformi e distintivi, più camici e abiti del lavoro quotidiano dei milioni di “disarmati” d’Italia. Meno nazionalismo e più apertura internazionale, solidarietà e cooperazione. Per mettere in chiaro che insieme (e non contro) le forze armate, tutti si lavora per i medesimi obbiettivi di pace, democrazia, giustizia. Tutti riconoscendoci nei valori della stessa Costituzione che apriva il suo cantiere il 2 giugno 1946, con l’avvio della Repubblica e della Costituente. La seconda suggestione mette fiducia e speranza pur senza nascondere i problemi. La traggo dal servizio “Ne parliamo con il Presidente. La Repubblica che verrà”, realizzato da Tg1 e Rai Cultura (rivedibile sui siti Rai) con dieci under 35, tra i quali la nuotatrice cuneese Sara Curtis. Lo sguardo è rivolto ad un futuro che il capo dello Stato vede con preoccupazione ma anche con motivato ottimismo. Ricordando come lo scontro atomico tra Urss e Usa nella crisi di Cuba nel 1964, fu evitato perché le decisioni non erano nelle mani di “uomini soli al comando”, afferma la necessità del multilateralismo: “Lo si vuol accantonare, per sostituirvi il criterio dei rapporti di forza, con un ritorno indietro della storia, come per riconsegnare alla barbarie i rapporti internazionali”. L’intelligenza artificiale?. “Siamo a un bivio. Da un lato grandi vantaggi per ricerca, salute”. Ma preoccupa la concentrazione “in pochissime mani”, di “monopolisti” che dicono “ti assicuro un servizio efficiente, tu in cambio mi dai un pezzo della tua libertà”: non possiamo consentirlo. Sono soggetti che rifiutano regole e controlli”. Per questo “servono regole globali”. L’accusa ai giovani di scarsa partecipazione? “Il disagio e il distacco rispetto alla vita delle istituzioni è prevalentemente dovuto all’attenuarsi, qualche volta al venir meno, delle occasioni di confronto ravvicinato tra cittadini e istituzioni per affrontare, confrontandosi, i temi generali del Paese. Questa mancanza di occasioni fa avvertire, particolarmente ai giovani, il distacco dalla vita istituzionale e non incoraggia la partecipazione”. È Sara Curtis a porre a Mattarella il tema degli italiani di seconda generazione. “Governare e rendere gestibile il fenomeno dell’immigrazione di grande dimensione riguarda tutti i paesi più sviluppati nel mondo. L’immigrazione non è un fatto nuovo, né transitorio. Dall’emigrazione con le armi in pugno come i Longobardi che hanno dato nome alla Lombardia, a quella pacifica degli Albanesi nel meridione d’Italia. Il nostro popolo è il risultato di tanti apporti, e il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto. So bene che vi sono alcuni fenomeni di disagio su base etnica, ma appartengono alla patologia della società. Io sono molto ottimista per il futuro, decisamente ottimista. Ho grande fiducia nella solidità dei nostri valori nazionali”.
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