Mancano 64 medici
"Secondo i dettami della delibera di giunta regionale sulla copertura teorica del 118 - ha illustrato Giovanni Marraccini, direttore responsabile della Struttura Emergenza Sanitaria Territoriale 118 Cuneo di Azienda Zero -, la provincia di Cuneo dovrebbe poter contare su 14 postazioni di mezzo di soccorso avanzato con doppio sanitario a bordo (medico e infermiere), due postazioni attive 12 ore al giorno e una centrale operativa presidiata da un medico fisso 24 ore su 24. Questo modello ideale richiederebbe circa 140.000 ore di presenza medica all'anno, traducibili in una forza lavoro stabile di circa 90 medici". Un modello teorico che deve far fronte con il numero dei medici che negli anni è andato progressivamente diminuendo, generando scoperture croniche. Oggi i medici effettivi in forza lavoro sono 26. Per garantire il servizio, l'Asl ha dovuto fare affidamento su una "copertura a scacchiera", riducendo di fatto le postazioni a turni h12 (alternati tra diurni e notturni) per un totale di circa 87.600 ore erogate e facendo un massiccio ricorso straordinario dei medici interni e, negli ultimi anni, all’utilizzo delle prestazioni aggiuntive dei medici ospedalieri, che garantiscono oltre 30.000 ore l'anno. "Tuttavia - ha chiarito Marraccini - non si tratta di una forza lavoro stabile: l'adesione avviene su base volontaria e i medici esterni possono dare disdetta all'ultimo minuto. Attualmente riusciamo a mettere in campo circa 80.000 ore annue totali. Numeri difficilmente sostenibili sul lungo termine".Il piano: 5 "hub" h24 e l'automedica come elicottero su ruote
Da qui la necessità, secondo Azienda Zero, di passare a un modello strutturato e definitivo. La nuova filosofia prevede di abbandonare la frammentazione a scacchiera per concentrare i medici disponibili in pochi punti strategici, dove saranno operativi 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Lo strumento cardine di questa rivoluzione sarà l'automedica, definita da Marraccini come "un veicolo di soccorso agile e veloce, assimilabile a un elicottero su due ruote, capace di portare il medico rapidamente laddove serve". Se il piano venisse applicato basandosi sulle 50.000 ore ordinarie l'anno su cui si può realmente contare in modo stabile, verrebbero create 5 postazioni di automedica H24 sul territorio provinciale: Saluzzo, Verduno, Genola, Ceva e Borgo San Dalmazzo, oltre alla presenza fissa in centrale operativa h24. Nelle altre postazioni del territorio rimarrebbero le ambulanze avanzate presidiate da infermieri, con copertura h24. "Togliere il medico dalla singola ambulanza non significa smantellare il 118 - ha rassicurato il direttore della struttura -, ma lasciare un mezzo di soccorso avanzato con dotazione infermieristica che viene mantenuto e anzi potenziato. Ad esempio, posizionando un medico h24 a Genola, potremmo lasciare le ambulanze con soli infermieri nelle postazioni circostanti, riducendo quel monte ore spropositato e instabile legato ai medici esterni al sistema". A sostenere la bontà del progetto è intervenuto il direttore generale di Azienda Zero, Massimo D’Angelo, che ha respinto con forza l'idea che si tratti di un'operazione di puro ridimensionamento economico. "Quello che vogliamo fare è riqualificare il servizio - ha detto -. L'automedica e l'elisoccorso sono sistemi che vanno a garantire la massima appropriatezza dell’intervento assistenziale, a tutela della salute del paziente". Il dibattito, secondo d'Angelo non dovrebbe arenarsi sulla difesa dei presidi fisici o sulla conta del personale: "L'Organizzazione Mondiale della Sanità non parla più di numeri di medici e di infermieri, ma è il sistema complessivo che dà valore. Dobbiamo partire da ciò che si deve fare per il bene della comunità, senza fermarci ai soli numeri strutturali. Sono le tecnologie che fanno il sistema e l'impiego di mezzi snelli e veloci assicura un approccio al paziente basato sulla reale intensità di cura richiesta". Azienda Zero e Regione hanno assicurato che il nuovo modello incentrato sui cinque centri hub dotati di automedica lavorerà in stretta sinergia con il servizio di elisoccorso regionale, per assicurare che la competenza medica specialistica arrivi tempestivamente anche nelle aree più periferiche della Granda. Numerosi sono stati gli interventi dei sindaci presenti, che hanno richiesto a gran voce di rivedere il piano considerando le particolarità del territorio, molto esteso e con centri localizzati in aree marginali e di considerare anche le peculiarità dei comuni turistici che in determinati periodi dell'anno vedono aumentare in modo esponenziale il numero dei residenti.
