cronaca
Minaccia di avvelenare bottiglie, condannato per estorsione
26 maggio 2026
Cuneo
La minaccia agli amministratori delle aziende di acque minerali San Bernardo, Sant’Anna, Fonti Alta Valle Po e all’azienda vitivinicola Chionetti era quella di avvelenare le loro bottiglie con cianuro e solfato di tallio, sostanze in grado di uccidere una persona in pochi minuti, a meno che non pagassero cifre che andavano dai 15.000 euro (chiesti all’azienda Chionetti) ai 50.000 euro pretesi dalla San Bernardo. Tutte le aziende coinvolte si rivolsero però alle forze dell’ordine e da questi esposti partirono le indagini che condussero a David Sirca, 50enne triestino esperto informatico, su cui già stava indagando la Polizia Postale di Roma per estorsioni simili ad altre aziende produttrici di bevande in tutta Italia e che venne arrestato nel giugno 2022 e condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione (per fatti su cui indagava la Procura di Roma) e successivamente condannato anche dal tribunale di Livorno.
A Cuneo il pubblico ministero Francesca Lombardi ha chiesto per lui la condanna a quattro anni di reclusione e 4.000 euro di multa per fatti avvenuti proprio in quell’arco di tempo. Dall’analisi del suo computer e del suo cellulare, il consulente dell’accusa era risalito all’imputato che aveva consultato gli indirizzi di posta elettronica da cui erano partiti i messaggi estorsivi. “Ricevetti la mail da una persona che si presentava come Alessandro Brunelli. Ci venne prospettato non solo l’avvelenamento delle bottiglie, ma anche la diffusione su Internet delle immagini delle bottiglie avvelenate. Diceva che quando una foto viene messa in rete è quasi impossibile cancellarla. Diceva che ci sarebbe costato molto di più in termini di immagine che non trovare un accordo con loro”, aveva riferito in aula Gualtiero Rivoira che però non acconsentì al ricatto e si rivolse subito ai Carabinieri, come fecero anche gli altri dirigenti. “Non abbiamo mai pensato di pagare anche perché sarebbe stata una catena di Sant’Antonio”, aveva riferito in aula l’ex amministratore delegato della San Bernardo Gianluigi Delforno. Sul cellulare dell’imputato era stata poi trovata un’immagine destinata alla Sant’Anna che ritraeva una bilancia con sopra della sostanza bianca e sotto un foglio con la scritta solfato di tallio acqua Sant’Anna. “Era un’immagine scattata con un cellulare marca Samsung come quello dell’imputato”, aveva riferito in aula il consulente informatico del pubblico ministero.
Per la difesa però non essendo stato rintracciato l’indirizzo Ip da cui erano partite le mail non era possibile indicare con certezza assoluta il Sirca come autore di quei messaggi estorsivi inviati via mail. Il difensore ha rilevato inoltre che tutti gli episodi erano stati inizialmente iscritti in un unico fascicolo aperto a Roma e poi stralciati e rinviati ai vari tribunali in giro per l’Italia; per questo, nel caso in cui il collegio non avesse accolto la sua richiesta di assoluzione per mancato raggiungimento della prova, il difensore ha chiesto che venisse riconosciuta la continuazione con gli episodi di Roma. Una richiesta che è stata accolta dai giudici cuneesi che hanno condannato il Sirca a tre anni di reclusione e che in continuazione con la condanna già comminata dal tribunale di Roma hanno portato alla pena finale di sette anni e 4.000 di euro di multa.