(foto Ansa/Sir)
Molto di quello che sta accadendo in questi tempi così complicati sarà oggetto di studio per gli storici e i sociologi che verranno. Nel frattempo, dobbiamo prendere atto (e, auspicabilmente, trovare rimedi e correttivi) dell’ondata di estremismi di vario tipo che sembrano affermarsi un po’ ovunque. Sebbene non manchino, fortunatamente, segnali di risveglio della società civile e delle forze democratiche, desta qualche preoccupazione constatare che, purtroppo, dietro l’angolo c’è sempre qualcuno che esprime visioni più radicali di chi viene già visto come estremista. Così, chi ritiene inaccettabili certe uscite del Presidente Trump, ha dovuto rassegnarsi a quelle, forse ancora più aggressive, dei vari Rubio, Vance, Hegseth e via discorrendo. Allo stesso modo, se qualcuno avesse pensato che il problema della Russia fosse Putin, ha dovuto prendere atto della presenza di Dimitrij Medvedev, attuale Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa e campione dell’antioccidentalismo. Il virus dell’estremismo, in altre parole, pare diffondersi con una certa rapidità, tanto da diventare un problema anche per chi ha raggiunto il potere esprimendo posizioni radicali. Negli Stati Uniti, ad esempio, sta crescendo la tensione per le elezioni di medio-termine che, nel prossimo mese di novembre, ridisegneranno la composizione dei due rami del Congresso, incidendo, così, in modo significativo, sugli equilibri istituzionali americani.
Per quanto singolare la cosa possa apparire, a preoccupare l’establishment repubblicano, in vista delle prossime elezioni, potrebbe non essere un risveglio degli elettori democratici quanto, piuttosto, l’affermazione dell’ala più radicale del movimento MAGA (“Make American Great Again”, più o meno “Facciamo l’America di nuovo grande”), che ha costituito, fino a oggi, lo zoccolo duro e puro dei sostenitori di Trump. I “Groypers”, estremisti ancora più a destra della destra Trumpiana, stanno facendo sentire prepotentemente la loro voce, soprattutto attraverso le esternazioni, francamente incommentabili, di Nick Fuentes, attivista e leader del movimento che si è affermato, neanche a dirlo, attraverso i social. Tanto per dare un’idea, come recentemente riportato dal settimanale “The New Yorker”, Fuentes ha anche avuto modo di dire, nel criticare l’attuale Presidente degli Stati Uniti, che “Il mio problema con Trump non è che lui è Hitler; il mio problema è che lui non è Hitler”. I Groypers, ritengono, infatti, che il movimento MAGA non sia sufficientemente radicale. La guerra in Iran viene vista con sfavore non per le stragi di civili, i problemi di approvvigionamento di risorse energetiche o per l’inflazione che comincia a farsi sentire anche negli USA ma perché, a dire dei Groypers, (come ha detto, sempre sui social, un esponente del movimento, secondo quanto riportato da The New Yorker) si tratta di una azione bellica con la quale “giovani cristiani bianchi americani sono stati mandati a morire nel deserto per fare gli interessi di Israele”. Il ritratto di questi nuovi estremisti non è per nulla rassicurante: si tratta di giovani nazionalisti, razzisti e antisemiti che si dichiarano arrabbiati, sostanzialmente, con chiunque. Nessuno di loro voterà per i democratici alle prossime elezioni e neppure in futuro. Tuttavia, la preoccupazione dei repubblicani (e un po’ di tutti) è che la loro influenza nel partito diventi tale da indirizzare il GOP (il “Grand Old Party”, cioè il Partito Repubblicano) verso posizioni sempre più radicali.
L’auspicio è che si tratti di preoccupazioni eccessive, ma le centinaia di migliaia di persone che seguono le dirette online di Nick Fuentes e dei suoi accoliti non promettono nulla di buono.
Difficile dire che cosa farà Trump per rimanere in sella. Le più recenti dichiarazioni fanno apparire improbabile che viri verso posizioni più ragionevoli. Questo, infatti, richiederebbe una moderazione e una propensione al dialogo rispetto alle quali il Tycoon si è mostrato poco incline, se non apertamente allergico. Il rischio, dunque, è che tenti di rincorrere l’ala estrema della sua base, con tutto quanto ne consegue. Anche in questo caso, la lezione da trarre da quanto capita oltreoceano è quanto mai preziosa e dovrebbe servire da monito ai fan nostrani del movimento MAGA. Quando si scoperchia il vaso dell’estremismo e quando si gioca con l’odio e con le emozioni meno nobili dell’elettorato, il conto non tarda ad arrivare per tutti, anche per chi, cinicamente, ne ha approfittato per affermarsi.
editoriale
(foto Ansa/Sir)
Molto di quello che sta accadendo in questi tempi così complicati sarà oggetto di studio per gli storici e i sociologi che verranno. Nel frattempo, dobbiamo prendere atto (e, auspicabilmente, trovare rimedi e correttivi) dell’ondata di estremismi di vario tipo che sembrano affermarsi un po’ ovunque. Sebbene non manchino, fortunatamente, segnali di risveglio della società civile e delle forze democratiche, desta qualche preoccupazione constatare che, purtroppo, dietro l’angolo c’è sempre qualcuno che esprime visioni più radicali di chi viene già visto come estremista. Così, chi ritiene inaccettabili certe uscite del Presidente Trump, ha dovuto rassegnarsi a quelle, forse ancora più aggressive, dei vari Rubio, Vance, Hegseth e via discorrendo. Allo stesso modo, se qualcuno avesse pensato che il problema della Russia fosse Putin, ha dovuto prendere atto della presenza di Dimitrij Medvedev, attuale Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa e campione dell’antioccidentalismo. Il virus dell’estremismo, in altre parole, pare diffondersi con una certa rapidità, tanto da diventare un problema anche per chi ha raggiunto il potere esprimendo posizioni radicali. Negli Stati Uniti, ad esempio, sta crescendo la tensione per le elezioni di medio-termine che, nel prossimo mese di novembre, ridisegneranno la composizione dei due rami del Congresso, incidendo, così, in modo significativo, sugli equilibri istituzionali americani.
Per quanto singolare la cosa possa apparire, a preoccupare l’establishment repubblicano, in vista delle prossime elezioni, potrebbe non essere un risveglio degli elettori democratici quanto, piuttosto, l’affermazione dell’ala più radicale del movimento MAGA (“Make American Great Again”, più o meno “Facciamo l’America di nuovo grande”), che ha costituito, fino a oggi, lo zoccolo duro e puro dei sostenitori di Trump. I “Groypers”, estremisti ancora più a destra della destra Trumpiana, stanno facendo sentire prepotentemente la loro voce, soprattutto attraverso le esternazioni, francamente incommentabili, di Nick Fuentes, attivista e leader del movimento che si è affermato, neanche a dirlo, attraverso i social. Tanto per dare un’idea, come recentemente riportato dal settimanale “The New Yorker”, Fuentes ha anche avuto modo di dire, nel criticare l’attuale Presidente degli Stati Uniti, che “Il mio problema con Trump non è che lui è Hitler; il mio problema è che lui non è Hitler”. I Groypers, ritengono, infatti, che il movimento MAGA non sia sufficientemente radicale. La guerra in Iran viene vista con sfavore non per le stragi di civili, i problemi di approvvigionamento di risorse energetiche o per l’inflazione che comincia a farsi sentire anche negli USA ma perché, a dire dei Groypers, (come ha detto, sempre sui social, un esponente del movimento, secondo quanto riportato da The New Yorker) si tratta di una azione bellica con la quale “giovani cristiani bianchi americani sono stati mandati a morire nel deserto per fare gli interessi di Israele”. Il ritratto di questi nuovi estremisti non è per nulla rassicurante: si tratta di giovani nazionalisti, razzisti e antisemiti che si dichiarano arrabbiati, sostanzialmente, con chiunque. Nessuno di loro voterà per i democratici alle prossime elezioni e neppure in futuro. Tuttavia, la preoccupazione dei repubblicani (e un po’ di tutti) è che la loro influenza nel partito diventi tale da indirizzare il GOP (il “Grand Old Party”, cioè il Partito Repubblicano) verso posizioni sempre più radicali.
L’auspicio è che si tratti di preoccupazioni eccessive, ma le centinaia di migliaia di persone che seguono le dirette online di Nick Fuentes e dei suoi accoliti non promettono nulla di buono.
Difficile dire che cosa farà Trump per rimanere in sella. Le più recenti dichiarazioni fanno apparire improbabile che viri verso posizioni più ragionevoli. Questo, infatti, richiederebbe una moderazione e una propensione al dialogo rispetto alle quali il Tycoon si è mostrato poco incline, se non apertamente allergico. Il rischio, dunque, è che tenti di rincorrere l’ala estrema della sua base, con tutto quanto ne consegue. Anche in questo caso, la lezione da trarre da quanto capita oltreoceano è quanto mai preziosa e dovrebbe servire da monito ai fan nostrani del movimento MAGA. Quando si scoperchia il vaso dell’estremismo e quando si gioca con l’odio e con le emozioni meno nobili dell’elettorato, il conto non tarda ad arrivare per tutti, anche per chi, cinicamente, ne ha approfittato per affermarsi.
Stati Uniti, dove gli estremismi stanno generando nuovi peggiori estremismi
19 aprile 2026
Cuneo
(foto Ansa/Sir)
Molto di quello che sta accadendo in questi tempi così complicati sarà oggetto di studio per gli storici e i sociologi che verranno. Nel frattempo, dobbiamo prendere atto (e, auspicabilmente, trovare rimedi e correttivi) dell’ondata di estremismi di vario tipo che sembrano affermarsi un po’ ovunque. Sebbene non manchino, fortunatamente, segnali di risveglio della società civile e delle forze democratiche, desta qualche preoccupazione constatare che, purtroppo, dietro l’angolo c’è sempre qualcuno che esprime visioni più radicali di chi viene già visto come estremista. Così, chi ritiene inaccettabili certe uscite del Presidente Trump, ha dovuto rassegnarsi a quelle, forse ancora più aggressive, dei vari Rubio, Vance, Hegseth e via discorrendo. Allo stesso modo, se qualcuno avesse pensato che il problema della Russia fosse Putin, ha dovuto prendere atto della presenza di Dimitrij Medvedev, attuale Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa e campione dell’antioccidentalismo. Il virus dell’estremismo, in altre parole, pare diffondersi con una certa rapidità, tanto da diventare un problema anche per chi ha raggiunto il potere esprimendo posizioni radicali. Negli Stati Uniti, ad esempio, sta crescendo la tensione per le elezioni di medio-termine che, nel prossimo mese di novembre, ridisegneranno la composizione dei due rami del Congresso, incidendo, così, in modo significativo, sugli equilibri istituzionali americani.
Per quanto singolare la cosa possa apparire, a preoccupare l’establishment repubblicano, in vista delle prossime elezioni, potrebbe non essere un risveglio degli elettori democratici quanto, piuttosto, l’affermazione dell’ala più radicale del movimento MAGA (“Make American Great Again”, più o meno “Facciamo l’America di nuovo grande”), che ha costituito, fino a oggi, lo zoccolo duro e puro dei sostenitori di Trump. I “Groypers”, estremisti ancora più a destra della destra Trumpiana, stanno facendo sentire prepotentemente la loro voce, soprattutto attraverso le esternazioni, francamente incommentabili, di Nick Fuentes, attivista e leader del movimento che si è affermato, neanche a dirlo, attraverso i social. Tanto per dare un’idea, come recentemente riportato dal settimanale “The New Yorker”, Fuentes ha anche avuto modo di dire, nel criticare l’attuale Presidente degli Stati Uniti, che “Il mio problema con Trump non è che lui è Hitler; il mio problema è che lui non è Hitler”. I Groypers, ritengono, infatti, che il movimento MAGA non sia sufficientemente radicale. La guerra in Iran viene vista con sfavore non per le stragi di civili, i problemi di approvvigionamento di risorse energetiche o per l’inflazione che comincia a farsi sentire anche negli USA ma perché, a dire dei Groypers, (come ha detto, sempre sui social, un esponente del movimento, secondo quanto riportato da The New Yorker) si tratta di una azione bellica con la quale “giovani cristiani bianchi americani sono stati mandati a morire nel deserto per fare gli interessi di Israele”. Il ritratto di questi nuovi estremisti non è per nulla rassicurante: si tratta di giovani nazionalisti, razzisti e antisemiti che si dichiarano arrabbiati, sostanzialmente, con chiunque. Nessuno di loro voterà per i democratici alle prossime elezioni e neppure in futuro. Tuttavia, la preoccupazione dei repubblicani (e un po’ di tutti) è che la loro influenza nel partito diventi tale da indirizzare il GOP (il “Grand Old Party”, cioè il Partito Repubblicano) verso posizioni sempre più radicali.
L’auspicio è che si tratti di preoccupazioni eccessive, ma le centinaia di migliaia di persone che seguono le dirette online di Nick Fuentes e dei suoi accoliti non promettono nulla di buono.
Difficile dire che cosa farà Trump per rimanere in sella. Le più recenti dichiarazioni fanno apparire improbabile che viri verso posizioni più ragionevoli. Questo, infatti, richiederebbe una moderazione e una propensione al dialogo rispetto alle quali il Tycoon si è mostrato poco incline, se non apertamente allergico. Il rischio, dunque, è che tenti di rincorrere l’ala estrema della sua base, con tutto quanto ne consegue. Anche in questo caso, la lezione da trarre da quanto capita oltreoceano è quanto mai preziosa e dovrebbe servire da monito ai fan nostrani del movimento MAGA. Quando si scoperchia il vaso dell’estremismo e quando si gioca con l’odio e con le emozioni meno nobili dell’elettorato, il conto non tarda ad arrivare per tutti, anche per chi, cinicamente, ne ha approfittato per affermarsi.