editoriale

Sale la pressione fiscale, bilanci familiari sempre più in sofferenza

12 aprile 2026

Cuneo

euro (foto Pixabay) (foto Pixabay) La pressione fiscale in Italia prosegue la sua corsa al rialzo, attestandosi nel 2025 a una media annuale del 43,1% del Pil, il valore più alto degli ultimi undici anni. Si tratta di un livello già allarmante che nasconde un picco ancora più critico: nel solo quarto trimestre dell’anno, il carico fiscale ha raggiunto il 51,4%, facendo registrare una crescita dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2024. Secondo le rilevazioni dell’Istatsul Conto trimestrale delle Amministrazioni pubbliche, emerge un quadro di profonda sofferenza. Il sistema Paese è stretto tra l’incertezza delle crisi internazionali e un prelievo fiscale sempre più elevato, che mette a serio rischio la tenuta sociale di famiglie e imprese. Il report evidenzia una dinamica preoccupante per i bilanci domestici. Nel quarto trimestre 2025, il reddito disponibile delle famiglie è calato dello 0,4%. Nonostante la contrazione delle entrate, i consumi sono comunque cresciuti dello 0,5%: una prova evidente di come la spinta inflazionistica e l’aumento dei costi costringano i cittadini a spendere di più per acquistare, di fatto, meno beni e servizi. Il risultato è una drastica erosione del benessere reale: con un potere d’acquisto in calo dello 0,8% in soli tre mesi, la propensione  al risparmio risulta in netta riduzione (-7,8%). È il segno inequivocabile  che le famiglie italiane si stanno indebitando o stanno attingendo alle proprie riserve storiche per far fronte alle spese correnti. In questo scenario di affanno generale, le società non finanziarie mostrano una parziale resilienza: la loro quota di profitto è salita al 43,2% (+0,2% rispetto al trimestre precedente). Una tenuta che, tuttavia, non appare sufficiente a compensare il raffreddamento generale dell’economia interna. Sul fronte dei conti pubblici, la situazione resta tesa. Nonostante un saldo primario positivo (al netto degli interessi passivi) pari al 5,1% del Pil, l’indebitamento netto del 2025 si è attestato al 3,1%. Questo scostamento rappresenta un ostacolo politico non indifferente, poiché l’obiettivo del Governo era scendere sotto la soglia del 3% per rassicurare i mercati e le istituzioni europee. Con l’Italia sotto la stretta osservazione delle Istituzioni di Bruxelles per la procedura di deficit eccessivo e una crisi geopolitica sempre più grave, lo scostamento dello 0,1% rispetto agli obiettivi programmatici potrebbe complicare i prossimi negoziati. Pesano, inoltre, le proiezioni sul debito pubblico, che nel 2026 ha superato la soglia psicologica dei 3.000 miliardi di euro, superando abbondantemente il 135% del prodotto interno lordo. Per la conferma definitiva dei dati bisognerà attendere il 22 aprile, data della trasmissione ufficiale a Eurostat, ma la strada verso il risanamento appare oggi più che mai complicata e in salita. 
Italia Istat Indebitamento Igarba Scego pressione fiscale prelievo fiscale reddito familiare conto pubblici

Leggi anche

Acqua Sant’Anna celebra 30 anni di attività

Per l'occasione è stata lanciata un'edizione speciale della bottiglia in Tetra Pak