editoriale

Il bisogno spirituale e le motivazioni che ci guidano nella vita

05 aprile 2026

Cuneo

persone sofferenti in preghiera IA Che il bisogno spirituale sia presente in ognuno di noi è evidente ed intuitivo da sempre nella storia dell’umanità. L’arte rupestre e funeraria dei nostri progenitori, che hanno abitato la preistoria, lo dimostra. Ovunque ci siano segni dell’esordio della aggregazione in comunità sono anche presenti segni grafici e opere architettoniche che dimostrano la percezione della vita e della morte come qualcosa di sacrale e l’istinto a cercare un contatto con una realtà trascendente alla quale rivolgersi per chiedere aiuto. La tensione spirituale infatti risponde a due istanze : cerca di spiegare l’inspiegabile e alimentare la speranza in qualcosa che sia eccedente rispetto alla nostra finitezza. La spiritualità per molto tempo è stata la forma più immediata di trovare pace al tormento che l’esistenza porta con sé e che la stessa vita interiore alimenta. Ma ora anche la scienza ne dimostra l’esistenza e ne sottolinea il valore per il benessere. Soprattutto nei momenti di malessere, stress, malattia o lutto. In una ricerca italiana su circa 300 pazienti affetti da tumori, alla domanda rispetto ai valori e alla propria visione spirituale, la maggior parte degli intervistati, pari all’80% si dichiara credente e attribuisce una importanza prioritaria ai bisogni spirituali e molti di loro, pari al 60%, prega nei momenti di difficoltà e il 47% è spinto a condividere con altri questi valori. Solo una minima percentuale riferisce di trovare aiuto, conforto e sollievo nella propria comunità religiosa di riferimento. Come a sottolineare la grande differenza e/o distanza fra l’istinto ad un rapporto con il trascendente e il beneficio derivante da una appartenenza ad una comunità religiosa. La ricerca di un contatto con il trascendente incide profondamente sulla speranza e su una visione del futuro più fiduciosa: i malati che si sono dichiarati credenti e con forti bisogni spirituali sono risultati, dai questionari psicologici somministrati, quelli con un livello di speranza più marcato. Durante la pandemia da Covid 19 molte riviste mediche europee ed americane hanno sottolineato come la spiritualità abbia rappresentato una risorsa che ha facilitato la tolleranza alle fatiche della malattia per i pazienti e sostenuto la resilienza degli operatori, che si riconoscevano in una visione più spirituale dell’esistenza. Il bisogno di spiritualità ha quindi un posto determinante nell’equilibrio della persona e di questo va tenuto conto sia nell’educazione sia nella cura, in primis dando cittadinanza e quindi nome a questa dimensione. È importante che a scuola e negli ospedali ci sia la possibilità di un dialogo aperto su questi temi. Ma con spiritualità non si intende astrazione o elucubrazioni complesse, né rigide adesioni religiose. La vita spirituale è nutriente e viva e si pone come risorsa se è incarnata. Come afferma Luciano Manicardi nel suo testo fresco di stampa ‘Diventare umani. Una grammatica della vita spirituale’ nella Bibbia non si parla di spiritualità ma di vita spirituale, vita secondo lo spirito. Vita vissuta che implica un continuo e profondo interrogarsi su di sé, sui propri vissuti e sulle motivazioni che ci guidano.
Malattia Spiritualità bisogno spirituale

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