(foto Pixabay)
Scrivo queste righe quando ancora non si è chiuso il referendum: vale a dire che non sono mosso da gioia o rammarico per il suo esito. Semplicemente, parto dalla constatazione sulle dinamiche della campagna elettorale, che ha visto da una parte e dall’altra esagerazioni, falsità, abusi argomentativi. È come quando litighiamo con qualcuno a noi vicino, con il quale siamo portati ad eccedere e a portare argomenti illogici nella speranza che servano ad avere ragione.
Potrebbe tornarci in prima battuta in mente un’affermazione molto pesante di Gesù, che pur essendo un’esclamazione sola, apparentemente isolata, risulta particolarmente affascinante in quanto originale rispetto sia al contesto ebraico che a quello cristiano. L’appello di Gesù è semplicemente ad evitare qualunque tipo di giuramento, per approdare ad una chiarezza e univocità di parola: “Il vostro parlare sia “Sì, sì; no, no”; il di più viene dal Maligno” (Mt 5,37).
Solitamente diffidiamo da un’interpretazione troppo puntuale dei brani biblici, diciamo che occorre vedere l’orientamento di fondo, non il singolo particolare. Questo particolare specifico che abbiamo citato, però, non può rispecchiare semplicemente ciò che accadeva nel mondo ebraico né in quello cristiano appena nato, perché entrambi accettano i giuramenti. Risulta quindi più probabile che sia stato lo stesso Gesù a “inventarsi” questo approccio, benché sia poco ripreso dai testi evangelici.
Si tratterebbe allora di un appello molto chiaro a una piena limpidezza di discorso: “Dite semplicemente ‘sì’ quando è sì, e ‘no’ quando è no. Qualunque aggiunta a questa trasparenza introduce conseguenze cattive e divisione”. È un approccio pesante, che invita a una comunicazione diretta, chiara, non manipolata.
Ma, in seconda battuta, questa affermazione può portarci oltre, perché ci potrebbe venire da dire che non serviva Gesù per un appello di questo tipo. Non è semplicemente tipico di un’umanità autentica, vera, un parlare trasparente e senza finzioni? Non siamo spontaneamente portati a preferirlo, almeno quando non abbiamo interessi in causa?
Ne potremmo ricavare, ancora, che le indicazioni di Gesù non vadano, non vadano tutte, nella direzione di indicare una strada nuova, imprevedibile, indeducibile dalla nostra esperienza umana, ma al contrario siano proprio espressione di una saggezza naturale, antica, istintiva. Scopriamo che la meta a cui Gesù vorrebbe portarci non è una condizione angelica e inimmaginabile, bensì una vita umana piena, bella, affascinante. Riscopriamo che l’essere cristiani non è qualcosa di più o di miracoloso rispetto alla vita umana, ma la sua pienezza più autentica. Recuperiamo che quanto più diventiamo persone umane autentiche, tanto più ci avviciniamo a Dio, e viceversa. E questo può partire addirittura da una discussione che non si inventi la realtà di cui parla ma sia schietta e onesta nel parlare. Capace di dire semplicemente “sì” quando è sì e “no” quando è no: uscire da questa chiarezza porta a divisioni maligne.
editoriale
(foto Pixabay)
Scrivo queste righe quando ancora non si è chiuso il referendum: vale a dire che non sono mosso da gioia o rammarico per il suo esito. Semplicemente, parto dalla constatazione sulle dinamiche della campagna elettorale, che ha visto da una parte e dall’altra esagerazioni, falsità, abusi argomentativi. È come quando litighiamo con qualcuno a noi vicino, con il quale siamo portati ad eccedere e a portare argomenti illogici nella speranza che servano ad avere ragione.
Potrebbe tornarci in prima battuta in mente un’affermazione molto pesante di Gesù, che pur essendo un’esclamazione sola, apparentemente isolata, risulta particolarmente affascinante in quanto originale rispetto sia al contesto ebraico che a quello cristiano. L’appello di Gesù è semplicemente ad evitare qualunque tipo di giuramento, per approdare ad una chiarezza e univocità di parola: “Il vostro parlare sia “Sì, sì; no, no”; il di più viene dal Maligno” (Mt 5,37).
Solitamente diffidiamo da un’interpretazione troppo puntuale dei brani biblici, diciamo che occorre vedere l’orientamento di fondo, non il singolo particolare. Questo particolare specifico che abbiamo citato, però, non può rispecchiare semplicemente ciò che accadeva nel mondo ebraico né in quello cristiano appena nato, perché entrambi accettano i giuramenti. Risulta quindi più probabile che sia stato lo stesso Gesù a “inventarsi” questo approccio, benché sia poco ripreso dai testi evangelici.
Si tratterebbe allora di un appello molto chiaro a una piena limpidezza di discorso: “Dite semplicemente ‘sì’ quando è sì, e ‘no’ quando è no. Qualunque aggiunta a questa trasparenza introduce conseguenze cattive e divisione”. È un approccio pesante, che invita a una comunicazione diretta, chiara, non manipolata.
Ma, in seconda battuta, questa affermazione può portarci oltre, perché ci potrebbe venire da dire che non serviva Gesù per un appello di questo tipo. Non è semplicemente tipico di un’umanità autentica, vera, un parlare trasparente e senza finzioni? Non siamo spontaneamente portati a preferirlo, almeno quando non abbiamo interessi in causa?
Ne potremmo ricavare, ancora, che le indicazioni di Gesù non vadano, non vadano tutte, nella direzione di indicare una strada nuova, imprevedibile, indeducibile dalla nostra esperienza umana, ma al contrario siano proprio espressione di una saggezza naturale, antica, istintiva. Scopriamo che la meta a cui Gesù vorrebbe portarci non è una condizione angelica e inimmaginabile, bensì una vita umana piena, bella, affascinante. Riscopriamo che l’essere cristiani non è qualcosa di più o di miracoloso rispetto alla vita umana, ma la sua pienezza più autentica. Recuperiamo che quanto più diventiamo persone umane autentiche, tanto più ci avviciniamo a Dio, e viceversa. E questo può partire addirittura da una discussione che non si inventi la realtà di cui parla ma sia schietta e onesta nel parlare. Capace di dire semplicemente “sì” quando è sì e “no” quando è no: uscire da questa chiarezza porta a divisioni maligne.
“Il vostro parlare sia “Sì, sì; no, no”; il di più viene dal Maligno”
29 marzo 2026
Cuneo
(foto Pixabay)
Scrivo queste righe quando ancora non si è chiuso il referendum: vale a dire che non sono mosso da gioia o rammarico per il suo esito. Semplicemente, parto dalla constatazione sulle dinamiche della campagna elettorale, che ha visto da una parte e dall’altra esagerazioni, falsità, abusi argomentativi. È come quando litighiamo con qualcuno a noi vicino, con il quale siamo portati ad eccedere e a portare argomenti illogici nella speranza che servano ad avere ragione.
Potrebbe tornarci in prima battuta in mente un’affermazione molto pesante di Gesù, che pur essendo un’esclamazione sola, apparentemente isolata, risulta particolarmente affascinante in quanto originale rispetto sia al contesto ebraico che a quello cristiano. L’appello di Gesù è semplicemente ad evitare qualunque tipo di giuramento, per approdare ad una chiarezza e univocità di parola: “Il vostro parlare sia “Sì, sì; no, no”; il di più viene dal Maligno” (Mt 5,37).
Solitamente diffidiamo da un’interpretazione troppo puntuale dei brani biblici, diciamo che occorre vedere l’orientamento di fondo, non il singolo particolare. Questo particolare specifico che abbiamo citato, però, non può rispecchiare semplicemente ciò che accadeva nel mondo ebraico né in quello cristiano appena nato, perché entrambi accettano i giuramenti. Risulta quindi più probabile che sia stato lo stesso Gesù a “inventarsi” questo approccio, benché sia poco ripreso dai testi evangelici.
Si tratterebbe allora di un appello molto chiaro a una piena limpidezza di discorso: “Dite semplicemente ‘sì’ quando è sì, e ‘no’ quando è no. Qualunque aggiunta a questa trasparenza introduce conseguenze cattive e divisione”. È un approccio pesante, che invita a una comunicazione diretta, chiara, non manipolata.
Ma, in seconda battuta, questa affermazione può portarci oltre, perché ci potrebbe venire da dire che non serviva Gesù per un appello di questo tipo. Non è semplicemente tipico di un’umanità autentica, vera, un parlare trasparente e senza finzioni? Non siamo spontaneamente portati a preferirlo, almeno quando non abbiamo interessi in causa?
Ne potremmo ricavare, ancora, che le indicazioni di Gesù non vadano, non vadano tutte, nella direzione di indicare una strada nuova, imprevedibile, indeducibile dalla nostra esperienza umana, ma al contrario siano proprio espressione di una saggezza naturale, antica, istintiva. Scopriamo che la meta a cui Gesù vorrebbe portarci non è una condizione angelica e inimmaginabile, bensì una vita umana piena, bella, affascinante. Riscopriamo che l’essere cristiani non è qualcosa di più o di miracoloso rispetto alla vita umana, ma la sua pienezza più autentica. Recuperiamo che quanto più diventiamo persone umane autentiche, tanto più ci avviciniamo a Dio, e viceversa. E questo può partire addirittura da una discussione che non si inventi la realtà di cui parla ma sia schietta e onesta nel parlare. Capace di dire semplicemente “sì” quando è sì e “no” quando è no: uscire da questa chiarezza porta a divisioni maligne.