cronaca

Furti al cantiere del Tenda Bis, le pene confermate in Appello

04 marzo 2026

Cuneo

Sono state tutte confermate nel processo d’Appello bis, nella mattinata di oggi (mercoledì 4 marzo), le pene stabilite in primo grado per gli imputati dei furti di ferro avvenuti all’interno del cantiere per la realizzazione del Tenda Bis. Al direttore dei lavori Antonio Froncillo, al capo cantiere Antonio Palazzo e all’operaio Luigi Mansueto è stata confermata la condanna a quattro anni di reclusione e 1.000 euro di multa e per il capo cantoniere Giuseppe Apone è stata invece confermata la condanna tre anni e due mesi e 600 euro di multa. Al Comune di Limone Piemonte è stato riconosciuto un risarcimento da definire in sede civile con provvisionale esecutiva di 100.000 euro a carico dei condannati e della Grandi Lavori Fincosit come responsabile civile. All’Anas (che si era costituita parte civile già in primo grado ma che nella sentenza era stata esclusa dal risarcimento) la Corte d’Appello ha invece riconosciuto il diritto all’indennizzo con provvisionale di 10.000 euro per i danni non patrimoniali. Dopo il processo e la condanna da parte del giudice Sandro Cavallo, nel primo processo d’appello, il reato di furto era stato riqualificato come appropriazione indebita e gli imputati assolti per mancanza di querela. Dopo l’annullamento della sentenza da parte della Cassazione e il rinvio del fascicolo in corte d’Appello, la sentenza di oggi (mercoledì 4 marzo) accoglie l’impianto accusatorio sostenuto in primo grado dal Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Cuneo Onelio Dodero che aveva definito quei furti di particolare gravità in quanto “non si trattava una sottrazione di materiali e di un indebito arricchimento ma di un sistema di malaffare che riguardava un’opera pubblica che appartiene a tutti e che tutti dovranno usare”. L’inchiesta avviata nel 2017 dalla Guardia di Finanza aveva documentato numerosi trasporti dal cantiere di Limone Piemonte verso i centri di recupero del ferro; trasporti che gli inquirenti avevano accertato essere stati eseguiti con sistemi fraudolenti e che riguardavano proprio il ferro che sarebbe servito per costruire la galleria del Tenda. Le osservazioni della Guardia di Finanza avevano evidenziato che il ferro veniva “nascosto” nei camion sotto altri rifiuti; dalle intercettazioni risultò che un carico era stato rinviato perché lungo la strada era stata segnalata una pattuglia della Guardia di Finanza. Erano state circa 212 le tonnellate di ferro tracciate dagli inquirenti e dirottate dagli imputati fuori dal cantiere per un guadagno illecito di 23.000 euro che però la Procura di Cuneo stimava in cifre superiori ai 100.000 euro.
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