cronaca
Furti al cantiere del Tenda bis, il nuovo processo d’Appello
03 marzo 2026
Cuneo
Si apre domani (mercoledì 4 marzo) a Torino il nuovo processo d’Appello per i furti avvenuti all’interno del cantiere del Tenda bis e che avevano portato a gennaio 2024, in primo grado, alla condanna dei cinque imputati. Dopo l’assoluzione in Appello per mancanza di querela in seguito alla derubricazione del reato in appropriazione indebita, la Cassazione aveva annullato la sentenza e rinviato gli atti a Torino per un nuovo processo. In primo grado il direttore dei lavori A. F., il capo cantiere A. P. e i due operai N. D. R. e L. M. erano stati condannati alla pena di quattro anni e 1.000 euro di multa, mentre l’altro capo cantiere G. A. era stato condannato a tre anni e due mesi e 600 euro di multa. Era questo il troncone cuneese di una vasta indagine i cui reati di frode e falso ideologico erano stati trasferiti per competenza a Torino e il cui processo si era concluso a gennaio del 2025 con l’assoluzione di tutti gli imputati. È dei giorni scorsi la notizia che la Procura Generale ha rinunciato a ricorrere in Appello contro quella sentenza, mentre il troncone cuneese andrà avanti dopo il rinvio a un nuovo processo deciso dalla Cassazione.
Dalle indagini era emerso un ammanco di 212.000 tonnellate di materiali ferrosi, le centine usate per la costruzione della galleria, rivendute con un guadagno calcolato, in base al numero dei soli camion tracciati nel 2017 dalla Guardia di Finanza, in 23.000 euro ma che secondo le stime degli inquirenti avrebbero fruttato cifre superiori ai 100.000 euro. Per il Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Cuneo Onelio Dodero che aveva sostenuto l’accusa nel processo di primo grado, “non si trattava solo di sottrazione di materiali e di indebito arricchimento, ma di malaffare nella realizzazione di un’opera pubblica che appartiene a tutti e che tutti dobbiamo usare”. Al Comune di Limone Piemonte era stato riconosciuto un risarcimento da stabilire in sede civile con provvisionale esecutiva di 100.000 euro, mentre era stata rigettata la richiesta di risarcimento avanzata dall’Anas.