
Ara dedicata alla Vittoria Augusta
La Sala della Romanità nel Museo civico di Cuneo
Una sala del Museo espone numerosi reperti romani provenienti dal territorio cuneese. Sull’altipiano tra Gesso e Stura non c’era ancora una città, ma vi erano certamente insediamenti sparsi di contadini e allevatori ed era un luogo di transito di soldati, funzionari dell’Impero e mercanti da e verso la Liguria e la Gallia. Un pannello esplicativo dice, infatti, che “
In età romana, l’areale cuneese, comprendeva un ampio territorio amministrato dalle comunità di Augusta Bagiennorum (Bene Vagienna), Pollentia (Pollenzo), Pedona (Borgo San Dalmazzo) e Forum Germa(...), San Lorenzo di Caraglio”.
Pietre fluviali funerarie
L’area cuneese ha restituito un cospicuo gruppo di
grossi massi oblunghi, spesso di altezza superiore al metro, arrotondati e levigati dal trascinamento nei numerosi corsi d’acqua, che vennero spesso utilizzati anche
a scopo funerario.
Alcune di queste
pietre iscritte (I secolo d.C.) sono esposte nel chiostro del museo, e la foto qui allegata ne riproduce due, studiate dal prof. Giovanni Mennella, docente di Epigrafia e Istituzioni romane.
La pietra n. 1 era posta a corredo della tomba di un certo
Nico Roucario, figlio di Disso, consigliere comunale (“decurio”), e fu trovata nel 1978 in via Felici; l’epigrafe n. 2 era per la tomba di
Quinto Catualio, e fu rinvenuta nel 1972 nell’area del viale degli Angeli. Il prof. Mennella concludeva il suo studio dicendo che “questi due individui si possono considerare
i più antichi abitanti del “cuneo” di cui sia finora nota la completa identità onomastica”!
Stele funeraria del soldato Catavigno
Questa lapide è un’iscrizione sepolcrale dedicata al soldato romano Catavigno. Il prof. Mennella ha tradotto le parole dell’iscrizione:
“Monumento consacrato agli Dei Mani (- erano le anime benevoli verso il defunto -) di
Catavigno, figlio di Ivomago,
soldato della terza coorte dei Britanni nella compagnia del centurione Gesato. Ha vissuto per
25 anni, ed è stato per sei anni sotto le armi dell’esercito della Rezia (- un’ampia provincia fra i territori dell’odierno Alto Adige, Baviera, Svizzera, Austria occidentale -). Paterno, il suo erede, ha fatto fare (il sepolcro) al carissimo commilitone”.
Catavigno morì e fu sepolto nell’
anno 69 d.C., mentre il suo esercito stava marciando alla volta di Roma al comando del generale Vitellio, che si era proclamato imperatore.
Nella stele funeraria, Catavigno è raffigurato nella nicchia in alto, nell’atto di
brandire una clava, che era probabilmente una delle armi in dotazione.
Questa lapide fu trovata in un anno imprecisato e a lungo fu conservata in un’abitazione privata presso la chiesa di San Sebastiano a Cuneo.
Lapide sepolcrale di Boves
Nel 1919, in frazione Sant’Anna di Boves fu rinvenuta una lapide sepolcrale del
I secolo, conservata in originale nel Museo civico di Cuneo e riprodotta in calco nell’
atrio del Municipio di Boves, con questa targa esplicativa:
“
Boves ha sicure origini romane, e lo provano in modo indubbio tanto il suo nome latino, che vari oggetti e monete antiche rinvenute sul suo suolo, ma più di tutto lo prova questa grande lapide sepolcrale, in besimaudite, ossia pietra della nostra Bisalta, venuta alla luce nel 1919 nella nostra frazione di Sant'Anna, all’atto della scoperta di quel sepolcreto romano, di circa duemila anni fa.
L’originale della lapide, della quale è stato rilevato il calco presente, è conservato nel Museo Archeologico di Cuneo, al quale era stato ceduto dall’amministrazione bovesana.
Sulla lapide romana si legge: “Caius Viccius Marci filius Camilia Marcellius Quintus frater faciendum curavit”, e cioè: A ricordo di
Caio Vicio, figlio di Marco, della Gente Camilia. Il fratello Quinto, questa lapide pose”.
Ara dedicata alla Vittoria Augusta a Marmora
La sala della romanità del Museo Civico di Cuneo (che merita una visita!) espone altre lapidi, delle quali voglio ancora presentare l’ara votiva di marmo che
Metilio Secondo dedicò alla Vittoria Augusta, del I – II secolo d.C., che oggi si trova nella chiesa parrocchiale Marmora (Valle Maira, 1225 m.); nel museo c’è il calco in gesso.
Questa è la traduzione del testo latino: “Alla Vittoria Augusta, per i meriti, Metilio Secondo,
ufficiale statore a disposizione dell’(Imperatore) Augusto, ha sciolto il voto, lieto e volentieri”.
Sulla scheda del museo, si legge che lo “statore” Metilio Secondo era un militare di un corpo speciale acquartierato a Roma e tenuto a disposizione dell’Imperatore. Egli venne distaccato con compiti di polizia, probabilmente connessi con la vigilanza sull’esazione della dogana della Quadragesima Galliarum” (Pedona).

Stele funeraria romana di Boves
(07 – continua)