editoriale

La tensione è un invito a evolvere sempre, mettendoci in cammino

15 febbraio 2026

Cuneo

ansia (ai-generated, foto Pixabay) Che ansia! Lo sentiamo ripetere spesso e a volte lo diciamo anche noi. La tensione interna, che si può manifestare con ansia e preoccupazione mentale oppure con agitazione fisica, è un vissuto scomodo, che vorremmo evitare o tacitare. Ma proprio perché è scomodo e ci fa stare sulle spine, ci induce a metterci in movimento per cercare di risolverlo e ritrovare uno stato di maggior tranquillità e benessere. I motivi per cui ci sentiamo in ansia e ci agitiamo sono molti, ma vorrei soffermarmi sulla tensione che non riusciamo a ricondurre chiaramente ad una motivazione specifica. Generalmente questo tipo di tensione contiene in sé un forte potere evolutivo. Vediamo perché. Nasciamo con un termometro emozionale ben tarato, che attraverso le emozioni negative ci fa capire quando la situazione che stiamo vivendo è fonte di disagio: quando ha freddo, fame, sonno, un bambino piange e attraverso il suo pianto segnala il suo stato d’animo negativo, legato a un bisogno insoddisfatto. Il suo pianto è un buon richiamo per attrarre gli adulti che si prendono cura di lui e indurli a riconoscere e soddisfare il suo bisogno. Se questo bisogno viene appagato, il bambino si placa e sperimenta emozioni positive. Fino a questo punto le emozioni sono un indicatore attendibile e fedele del benessere o malessere di quel momento: il bambino si sta muovendo in accordo con i suoi bisogni e le sue emozioni esprimono fedelmente che cosa il suo organismo sta sperimentando. Con il procedere della crescita, il bambino acquisisce il desiderio di corrispondere alle aspettative che gli adulti di riferimento hanno su di lui e questo può comportare un allontanamento rispetto al suo organismo più viscerale. A questo punto le emozioni che il bambino sperimenterà non saranno più solo conseguenza dell’appagamento o meno dei suoi bisogni, ma saranno anche correlate ai segnali di approvazione o disconferma, di accettazione o rifiuto nei confronti del suo modo di essere che riceve dalle figure importanti per lui. Potrà accadere che un’esperienza che il suo organismo vive come appagante, ad esempio mangiare un buon piatto di pasta, generi un’emozione di appagamento ma che tale appagamento venga etichettato negativamente come ingordigia da parte di chi lo circonda. E a quel punto il bambino, pur di non deludere le aspettative e la percezione che di lui hanno gli adulti di riferimento, trascurerà la sua sensazione di appagamento e si adeguerà alla valutazione negativa della sua esperienza dell’aver mangiato un buon piatto di pasta. Il piacere e la soddisfazione verranno così sostituiti dal senso di colpa. Questo sfasamento del legame tra esperienza ed emozione genera un allontanamento tra i vissuti e le esperienze che le originano. Detto in altre parole, quell’uomo o quella donna non si raccapezza  più e proverà confusione e disorientamento. È proprio questo scollamento che dà origine ad agitazione e tensione interiore, l’ansia da incongruenza, facendo riferimento alla mancata congruenza e accordo tra ciò che l’organismo sente e ciò che noi ci raccontiamo, in seguito al condizionamento che abbiamo ricevuto facendo nostre letture altrui. Lo stato di ansia da incongruenza tende a aumentare e interferisce con le attività quotidiane, traducendosi in crisi di ansia e altri sintomi come attacchi di panico, fobie e altri sintomi. Quanto più la tensione è forte, tanto più ci costringe a fermarci e in questo risiede la possibilità di voltarci indietro, cercare di capire se viviamo in accordo con il nostro sentire e con i nostri valori oppure se ci siamo adeguati al giudizio altrui e quindi ci siamo smarriti. La tensione diventa la possibilità per schiacciare il tasto pausa, ascoltarci e avviare una discriminazione tra ciò che ci corrisponde e che sarà utile mantenere e potenziare e ciò che ci siamo cuciti addosso per  corrispondere al giudizio  espresso su di noi e per ottenere approvazione. Giudizio che non sempre è  negativo, a volte è addirittura più lusinghiero di quanto noi riusciamo a riconoscerci, ma sempre scomodo resta. Perché  identificarci con l’immagine di noi che altri ci hanno trasmesso e che abbiamo acriticamente assunto ci blocca e ci costringe in un angolo angusto, privo di naturalezza e libertà interiore. La tensione, che richiede di essere sanata, può diventare l’occasione per prendere in mano ogni aspetto della nostra vita e scegliere ciò che lasciare andare perché non in accordo con i nostri desideri profondi (ovviamente intendiamo desideri e non capricci o impulsi del momento) e ciò che mantenere, custodire e potenziare perché ci avvicina a noi stessi, ci nutre, ci riorienta nella direzione della autorealizzazione e ci restituisce libertà. L’ansia da incongruenza può comparire più volte e in ogni periodo di vita: fino all’ultimo giorno abbiamo la possibilità di riavvicinarci a noi stessi e di riorientare la vita che ci resta allineandoci con la nostra autenticità.  
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