editoriale

Dal Naufragio esistenziale all’immersione nella natura che ci circonda

08 febbraio 2026

Cuneo

Siamo bombardati da notizie di femminicidi, aggressioni violente tra manifestanti e forze dell’ordine, guerre che si stanno diffondendo in ogni angolo della terra e bullismo e reazioni prevarichianti anche nella scuola, tra i giovanissimi. Sfogliare i settimanali, per chi ancora lo fa, scrollare i social e guardare il telegiornale ci fa sentire il naufragio esistenziale di un’epoca che ha fatto dei suoi mezzi un’occasione per evolversi, ma a tratti anche per inabissarsi e perdersi. Ma, come afferma il medico ed epidemiologo svedese Hans Rosling autore del saggio Factfulness, non andava meglio quando si stava peggio… Nel suo libro, infatti, dichiara come alcuni parametri, tra cui la criminalità nelle città metropolitane, la fame nel mondo, l’analfabetismo femminile siano diminuiti rispetto a un secolo  fa e questo per dirci che ogni epoca ha le sue ferite e le sue tragedie a cui far fronte e la nostra non è peggiore di altre. Di certo la nostra epoca è caratterizzata un naufragio esistenziale, un venir meno della dimensione del senso, un indebolirsi del potere della relazione e della connessione comunitaria che causano senso diffuso di perdita di valori e riferimenti. E si è indebolito anche il concetto di responsabilità verso gli altri e verso la comunità perché se la responsabilità è diffusa rischia di essere una responsabilità nullificata. Il filosofo tedesco Sloterdijk parla di scomposizione sociale, che porta ad una socialità diffusa e annacquata che giustifica tale indebolimento:“una cultura di stati di dissociazione, cifra di un’attività inattiva.” Tutto ciò porta ad un aumento di patologia depressiva collettiva, stati diffusi di dipendenza e stordimento, che generano vissuti di solitudine e  abbrutimento. Quindi da un lato ci sono l’inedia, l’apatia, e dall’altra l’indifferenza e il disinteresse che sono il contrario di pathos, desiderio e capacità di assumersi la responsabilità: si arriva quindi ad una sorta di cecità morale in cui gli altri non ci riguardano, sono anonimi, senza volto. La lettura che propone il filosofo Sloterdijk ci aiuta ad approfondire uno degli stati d’animo e dei vissuti comuni tra i giovani e i meno giovani, spesso accomunati da emozioni di tristezza, apatia, sfiducia e da vissuti di demoralizzazione e demotivazione. E si insinua ovunque la sensazione di solitudine e isolamento, dove ognuno sembra dover fare per sé, senza avere appigli o punti di riferimento a cui aggrapparsi. E così inizia a farsi strada la percezione del naufragio esistenziale, definita da una mancanza di senso rispetto alla propria storia e alle proprie scelte di vita.  La strada per ritrovare senso diventa allora quella di riannodare fili collettivi e ridare ascolto alle nostre origini. E mentre stavo concludendo la riflessione su questo tema del naufragio esistenziale e mi stavo chiedendo quali possibilità abbiamo in concreto di ritrovare questo senso e questa connessione profonda sociale e ambientale di fronte ai miei occhi è apparsa questa distesa di neve luminosa, morbida e avvolgente, che copre le distese del Parco fluviale. Mi sono lasciata attrarre e ho camminato lasciandomi abbracciare dai rami intrecciati degli alberi che sotto la neve hanno creato un arco accogliente. La natura, ed in particolare in questi giorni le distese di neve, ci porta ad una immersione esperienziale che temporaneamente annulla e mette in stand-by tutto ciò che di faticoso e doloroso siamo costretti a vivere in prima persona o come spettatori di una umanità ferita e divisa. Correre nella distesa bianca del Pparco fluviale, dove unico riferimento sono gli alberi e lo scrosciare del fiume, è una possibilità potente per immergerci nel profondo dell’esperienza umana, di quell’umanità autentica e viscerale che ha le sue radici nel contatto con la natura. Natura che oltre ad essere maestra di silenzio, di pace e di contatto con il sé profondo diventa anche la cornice nella quale possono germogliare i semi della nostra creatività e gli spazi per intercettare, riconoscere e pian piano valorizzare i nostri desideri. Perché il desiderio e la creatività, che sono fra loro potentemente collegati e interconnessi, si palesano solo quando abbiamo fatto il vuoto e il silenzio dentro di noi. E parlo di desideri e non capricci perché solo i primi ci portano ad elevare lo sguardo verso la nostra autorealizzazione e ci aiutano a ritrovare una strada di senso, dentro di noi e come ponte nella relazione con l’altro e nella connessione con la comunità alla quale sentiamo di appartenere.
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