editoriale

Creatività, una via maestra da seguire per riparare il dolore

25 gennaio 2026

Cuneo

matite colorate (pixabay) (foto Pixabay) Il dolore ordinario delle sofferenze quotidiane e comuni, ma non per questo meno pungenti, dei giorni in cui non ci sentiamo capiti, dei momenti in cui attraversiamo difficoltà sul lavoro o tensioni in famiglia e quello straordinario, frutto di eventi drammatici o traumatici, possono trovare una prima via di alleggerimento nella creatività. Attraversare il dolore ed elaborare un evento avverso richiede tempo ed energia: è un processo complesso e faticoso, che implica vari passaggi e diversi livelli di mentalizzazione e integrazione di informazioni, emozionali e cognitive. Ma prima che questo processo sia completato può essere utile trovare un canale originale e creativo di esprimere se stessi,  le proprie emozioni e i propri ricordi dolorosi, che sono sorti in occasione degli eventi avversi. Esprimerli li legittima, farlo attraverso la creatività li plasma in una nuova forma, più sostenibile e addirittura piacevole. La creatività non è necessariamente mettere a punto un prodotto artistico di più o meno valore, ma è rimettere insieme i pezzi di noi, che il dolore ha sacrificato o schiacciato e il trauma frammentato. Ed è un rimettere insieme in modo diverso da prima, con originalità. La creatività è legata alla vita della mente, al pensiero ma anche alle emozioni: non è una qualità riservata agli artisti, agli scienziati, agli intellettuali, a una élite ristretta di persone spiccatamente originali e competenti. La creatività è un atteggiamento esistenziale, una modalità di rapportarsi al mondo che è appannaggio di ogni uomo, un elemento che ogni persona può incrementare e coltivare. Il soggetto creativo si lascia abitare dallo stupore, è capace di stare nel mondo con meraviglia, come un bambino. La creatività è dunque l’attitudine di uscire dal banale, dallo scontato, dall’indifferenza, per entrare in un rapporto vitale con la realtà e gli altri. Non è necessario realizzare un’opera d’arte mirabile, la creatività è l’attitudine che sta prima di questa abilità e la rende possibile. Solo chi sa vedere sa dipingere, solo chi sa ascoltare può creare musica, solo chi legge può scrivere e chi si lascia toccare dal ritmo della poesia può comporne. Per creare è necessario coltivare uno sguardo nuovo e divergente e lasciarsi attraversare dalle emozioni senza esserne travolti. Scrivere, dipingere, creare con i colori o con i suoni, comporre parole in prosa o poesia apre un canale importante per affrontare e reindirizzare le proprie energie. Energie che possono contribuire a riparare ciò che la vita rompe e deforma. Ma il dolore per essere sostenibile deve trovare canali di espressione e vie di decantazione. Non sempre e non subito è possibile procedere ad una completa rielaborazione degli eventi drammatici che ci colpiscono. Inizialmente una risorsa è la creatività, che può essere una buona modalità per favorire la catarsi delle emozioni più intense e per individuate una nuova strategia di espressione. La creatività richiede concentrazione e proprio per questo può distrarre dalla fonte del dolore senza cancellarla. Ed è uno dei modi per riparare ciò che è stato infranto, per tessere nuovi fili che possono contenere e dare nuova forma allo sforzo per ripartire e allo slancio per rinascere. Creare, qualsiasi cosa sia, visibile o meno, vendibile o meno, permette di modificare la nostra esperienza di passività, che spesso il dolore acuisce, e ci mette in contatto con la sensazione di poter incidere e tracciare un solco nuovo nella nostra vita. E la storia di molti artisti, pittori, musicisti, poeti fa della creatività la loro strada per reggere il dolore, per darsi una risposta a domande senza soluzione (pensiamo alla Guernica che Picasso dipinge per antagonizzare gli orrori della guerra), per trovare vie nuove di comunicazione.
Creatività Trauma Educazione economica e finanziaria

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