(foto Pixabay)
Il dolore ordinario delle sofferenze quotidiane e comuni, ma non per questo meno pungenti, dei giorni in cui non ci sentiamo capiti, dei momenti in cui attraversiamo difficoltà sul lavoro o tensioni in famiglia e quello straordinario, frutto di eventi drammatici o traumatici, possono trovare una prima via di alleggerimento nella creatività.
Attraversare il dolore ed elaborare un evento avverso richiede tempo ed energia: è un processo complesso e faticoso, che implica vari passaggi e diversi livelli di mentalizzazione e integrazione di informazioni, emozionali e cognitive. Ma prima che questo processo sia completato può essere utile trovare un canale originale e creativo di esprimere se stessi, le proprie emozioni e i propri ricordi dolorosi, che sono sorti in occasione degli eventi avversi. Esprimerli li legittima, farlo attraverso la creatività li plasma in una nuova forma, più sostenibile e addirittura piacevole.
La creatività non è necessariamente mettere a punto un prodotto artistico di più o meno valore, ma è rimettere insieme i pezzi di noi, che il dolore ha sacrificato o schiacciato e il trauma frammentato. Ed è un rimettere insieme in modo diverso da prima, con originalità.
La creatività è legata alla vita della mente, al pensiero ma anche alle emozioni: non è una qualità riservata agli artisti, agli scienziati, agli intellettuali, a una élite ristretta di persone spiccatamente originali e competenti.
La creatività è un atteggiamento esistenziale, una modalità di rapportarsi al mondo che è appannaggio di ogni uomo, un elemento che ogni persona può incrementare e coltivare.
Il soggetto creativo si lascia abitare dallo stupore, è capace di stare nel mondo con meraviglia, come un bambino. La creatività è dunque l’attitudine di uscire dal banale, dallo scontato, dall’indifferenza, per entrare in un rapporto vitale con la realtà e gli altri. Non è necessario realizzare un’opera d’arte mirabile, la creatività è l’attitudine che sta prima di questa abilità e la rende possibile. Solo chi sa vedere sa dipingere, solo chi sa ascoltare può creare musica, solo chi legge può scrivere e chi si lascia toccare dal ritmo della poesia può comporne. Per creare è necessario coltivare uno sguardo nuovo e divergente e lasciarsi attraversare dalle emozioni senza esserne travolti.
Scrivere, dipingere, creare con i colori o con i suoni, comporre parole in prosa o poesia apre un canale importante per affrontare e reindirizzare le proprie energie. Energie che possono contribuire a riparare ciò che la vita rompe e deforma. Ma il dolore per essere sostenibile deve trovare canali di espressione e vie di decantazione. Non sempre e non subito è possibile procedere ad una completa rielaborazione degli eventi drammatici che ci colpiscono. Inizialmente una risorsa è la creatività, che può essere una buona modalità per favorire la catarsi delle emozioni più intense e per individuate una nuova strategia di espressione.
La creatività richiede concentrazione e proprio per questo può distrarre dalla fonte del dolore senza cancellarla. Ed è uno dei modi per riparare ciò che è stato infranto, per tessere nuovi fili che possono contenere e dare nuova forma allo sforzo per ripartire e allo slancio per rinascere.
Creare, qualsiasi cosa sia, visibile o meno, vendibile o meno, permette di modificare la nostra esperienza di passività, che spesso il dolore acuisce, e ci mette in contatto con la sensazione di poter incidere e tracciare un solco nuovo nella nostra vita.
E la storia di molti artisti, pittori, musicisti, poeti fa della creatività la loro strada per reggere il dolore, per darsi una risposta a domande senza soluzione (pensiamo alla Guernica che Picasso dipinge per antagonizzare gli orrori della guerra), per trovare vie nuove di comunicazione.
editoriale
(foto Pixabay)
Il dolore ordinario delle sofferenze quotidiane e comuni, ma non per questo meno pungenti, dei giorni in cui non ci sentiamo capiti, dei momenti in cui attraversiamo difficoltà sul lavoro o tensioni in famiglia e quello straordinario, frutto di eventi drammatici o traumatici, possono trovare una prima via di alleggerimento nella creatività.
Attraversare il dolore ed elaborare un evento avverso richiede tempo ed energia: è un processo complesso e faticoso, che implica vari passaggi e diversi livelli di mentalizzazione e integrazione di informazioni, emozionali e cognitive. Ma prima che questo processo sia completato può essere utile trovare un canale originale e creativo di esprimere se stessi, le proprie emozioni e i propri ricordi dolorosi, che sono sorti in occasione degli eventi avversi. Esprimerli li legittima, farlo attraverso la creatività li plasma in una nuova forma, più sostenibile e addirittura piacevole.
La creatività non è necessariamente mettere a punto un prodotto artistico di più o meno valore, ma è rimettere insieme i pezzi di noi, che il dolore ha sacrificato o schiacciato e il trauma frammentato. Ed è un rimettere insieme in modo diverso da prima, con originalità.
La creatività è legata alla vita della mente, al pensiero ma anche alle emozioni: non è una qualità riservata agli artisti, agli scienziati, agli intellettuali, a una élite ristretta di persone spiccatamente originali e competenti.
La creatività è un atteggiamento esistenziale, una modalità di rapportarsi al mondo che è appannaggio di ogni uomo, un elemento che ogni persona può incrementare e coltivare.
Il soggetto creativo si lascia abitare dallo stupore, è capace di stare nel mondo con meraviglia, come un bambino. La creatività è dunque l’attitudine di uscire dal banale, dallo scontato, dall’indifferenza, per entrare in un rapporto vitale con la realtà e gli altri. Non è necessario realizzare un’opera d’arte mirabile, la creatività è l’attitudine che sta prima di questa abilità e la rende possibile. Solo chi sa vedere sa dipingere, solo chi sa ascoltare può creare musica, solo chi legge può scrivere e chi si lascia toccare dal ritmo della poesia può comporne. Per creare è necessario coltivare uno sguardo nuovo e divergente e lasciarsi attraversare dalle emozioni senza esserne travolti.
Scrivere, dipingere, creare con i colori o con i suoni, comporre parole in prosa o poesia apre un canale importante per affrontare e reindirizzare le proprie energie. Energie che possono contribuire a riparare ciò che la vita rompe e deforma. Ma il dolore per essere sostenibile deve trovare canali di espressione e vie di decantazione. Non sempre e non subito è possibile procedere ad una completa rielaborazione degli eventi drammatici che ci colpiscono. Inizialmente una risorsa è la creatività, che può essere una buona modalità per favorire la catarsi delle emozioni più intense e per individuate una nuova strategia di espressione.
La creatività richiede concentrazione e proprio per questo può distrarre dalla fonte del dolore senza cancellarla. Ed è uno dei modi per riparare ciò che è stato infranto, per tessere nuovi fili che possono contenere e dare nuova forma allo sforzo per ripartire e allo slancio per rinascere.
Creare, qualsiasi cosa sia, visibile o meno, vendibile o meno, permette di modificare la nostra esperienza di passività, che spesso il dolore acuisce, e ci mette in contatto con la sensazione di poter incidere e tracciare un solco nuovo nella nostra vita.
E la storia di molti artisti, pittori, musicisti, poeti fa della creatività la loro strada per reggere il dolore, per darsi una risposta a domande senza soluzione (pensiamo alla Guernica che Picasso dipinge per antagonizzare gli orrori della guerra), per trovare vie nuove di comunicazione.
Creatività, una via maestra da seguire per riparare il dolore
25 gennaio 2026
Cuneo
(foto Pixabay)
Il dolore ordinario delle sofferenze quotidiane e comuni, ma non per questo meno pungenti, dei giorni in cui non ci sentiamo capiti, dei momenti in cui attraversiamo difficoltà sul lavoro o tensioni in famiglia e quello straordinario, frutto di eventi drammatici o traumatici, possono trovare una prima via di alleggerimento nella creatività.
Attraversare il dolore ed elaborare un evento avverso richiede tempo ed energia: è un processo complesso e faticoso, che implica vari passaggi e diversi livelli di mentalizzazione e integrazione di informazioni, emozionali e cognitive. Ma prima che questo processo sia completato può essere utile trovare un canale originale e creativo di esprimere se stessi, le proprie emozioni e i propri ricordi dolorosi, che sono sorti in occasione degli eventi avversi. Esprimerli li legittima, farlo attraverso la creatività li plasma in una nuova forma, più sostenibile e addirittura piacevole.
La creatività non è necessariamente mettere a punto un prodotto artistico di più o meno valore, ma è rimettere insieme i pezzi di noi, che il dolore ha sacrificato o schiacciato e il trauma frammentato. Ed è un rimettere insieme in modo diverso da prima, con originalità.
La creatività è legata alla vita della mente, al pensiero ma anche alle emozioni: non è una qualità riservata agli artisti, agli scienziati, agli intellettuali, a una élite ristretta di persone spiccatamente originali e competenti.
La creatività è un atteggiamento esistenziale, una modalità di rapportarsi al mondo che è appannaggio di ogni uomo, un elemento che ogni persona può incrementare e coltivare.
Il soggetto creativo si lascia abitare dallo stupore, è capace di stare nel mondo con meraviglia, come un bambino. La creatività è dunque l’attitudine di uscire dal banale, dallo scontato, dall’indifferenza, per entrare in un rapporto vitale con la realtà e gli altri. Non è necessario realizzare un’opera d’arte mirabile, la creatività è l’attitudine che sta prima di questa abilità e la rende possibile. Solo chi sa vedere sa dipingere, solo chi sa ascoltare può creare musica, solo chi legge può scrivere e chi si lascia toccare dal ritmo della poesia può comporne. Per creare è necessario coltivare uno sguardo nuovo e divergente e lasciarsi attraversare dalle emozioni senza esserne travolti.
Scrivere, dipingere, creare con i colori o con i suoni, comporre parole in prosa o poesia apre un canale importante per affrontare e reindirizzare le proprie energie. Energie che possono contribuire a riparare ciò che la vita rompe e deforma. Ma il dolore per essere sostenibile deve trovare canali di espressione e vie di decantazione. Non sempre e non subito è possibile procedere ad una completa rielaborazione degli eventi drammatici che ci colpiscono. Inizialmente una risorsa è la creatività, che può essere una buona modalità per favorire la catarsi delle emozioni più intense e per individuate una nuova strategia di espressione.
La creatività richiede concentrazione e proprio per questo può distrarre dalla fonte del dolore senza cancellarla. Ed è uno dei modi per riparare ciò che è stato infranto, per tessere nuovi fili che possono contenere e dare nuova forma allo sforzo per ripartire e allo slancio per rinascere.
Creare, qualsiasi cosa sia, visibile o meno, vendibile o meno, permette di modificare la nostra esperienza di passività, che spesso il dolore acuisce, e ci mette in contatto con la sensazione di poter incidere e tracciare un solco nuovo nella nostra vita.
E la storia di molti artisti, pittori, musicisti, poeti fa della creatività la loro strada per reggere il dolore, per darsi una risposta a domande senza soluzione (pensiamo alla Guernica che Picasso dipinge per antagonizzare gli orrori della guerra), per trovare vie nuove di comunicazione.