cronaca
Contributi per l’alpeggio non dovuti e animali abbandonati
20 gennaio 2026
Cuneo
Aveva fatto domanda e ottenuto dei contributi dalla Regione per l’attività di pascolo in alpeggio della sua mandria di circa 200 bovini nella zona di Briga Alta dove aveva i terreni ma W. B., allevatore di Beinette, li spostava nella zona di Limone Piemonte dove però aveva un terreno troppo piccolo per la sua mandria e per i quale non aveva i requisiti per il contributo. Per il sostituto procuratore Attilio Stea l’uomo avrebbe quindi indebitamente percepito circa 13.000 euro di contributo regionale per la sua attività di alpeggio e inoltre si sarebbe anche reso responsabile del reato di abbandono di animale in quanto nel pascolo di Briga Alta, da cui poi venivano trasferiti, i suoi bovini erano stati trovati da alcuni testimoni privi di custodia, vale a dire senza la recinzione a proteggerli da eventuali escursioni in zone scoscese e pericolose, e in una zona con poca acqua a disposizione. Nella prima udienza hanno deposto la marescialla del Nucleo Forestale dei Carabinieri di Borgo San Dalmazzo, che a fine luglio 2023, si recò al pascolo di Limone Piemonte dove, come da permesso richiesto al Comune, si sarebbero dovuti trovare circa 20 bovini dell’imputato, mentre invece ne vennero trovati a pascolare circa 200: “A Limone lui aveva un ettaro di terreno frammentato in varie parti coperte da faggete e altre piante non idonee al pascolo”. La Regione bloccò il contributo e lui presentò delle controdeduzioni sostenendo di aver ricevuto l’autorizzazione di alcuni proprietari del luogo per il pascolo dei propri bovini su altri terreni della zona, ma almeno sei di questi hanno negato di aver dato l’autorizzazione. Oltre a questo l’uomo è accusato di abbandono di animali: “I colleghi di Mondovì - ha riferito ancora la marescialla - avevano anche trovato tre mucche morte nella zona di Chiusa Pesio e una morente era stata trovata da un turista che aveva allertato il guardaparco; avevano il marchio auricolare riconducibile all'imputato, ma lui aveva chiamato il servizio veterinario solo per due interventi. Inoltre i colleghi avevano trovato lungo quel percorso tra Briga Alta e Limone anche altre ossa di animali”. Sull’accusa di abbandono di animali hanno testimoniato due speleologi che nel territorio di Briga Alta erano soliti organizzare dei campi estivi: “Quando andammo a fine luglio a preparare il campo - ha raccontato uno di loro - le mucche non c’erano e infatti avevamo tagliato l’erba per montare le tende. Quando tornammo ai primi di agosto c’era la mandria che girava libera senza recinzioni e veniva a bere all’unico punto di acqua della zona”. Un intervento di salvataggio di un vitello era stato fatto da un altro membro del gruppo speleologico che ha deposto in aula: “Una sera sentivamo una mucca agitarsi, siamo accorsi e abbiamo visto un vitellino caduto in una frattura del terreno, lo abbiamo liberato noi, il pastore non c’era e non c’erano recinzioni”. Non è questo il primo processo per W. B., già condannato a due anni e due mesi nel 2016 per lesioni gravi ai danni di altri due malgari di Limone Piemonte per questioni legate ai permessi di pascolo e poi ancora condannato al pagamento di 25.000 euro nel 2024 per aver macellato clandestinamente degli ovini all’interno del suo capannone in occasione della fine del Ramadan. Il processo si concluderà il 12 maggio.