editoriale

La rotta della nuova Italia tracciata dall’Assemblea costituente nel 1946

11 gennaio 2026

Cuneo

Emblema della Repubblica Italiana   L’anno appena iniziato, come noto, è quello nel quale si celebrano gli ottant’anni dalla nascita della Repubblica. Quel 2 giugno del 1946 ha rappresentato e rappresenta una svolta decisiva nella nostra vita pubblica e civile e merita di essere ricordato e festeggiato come si deve, nella sua attualità. In quella stessa data, vennero eletti, a suffragio universale, i membri dell’Assemblea costituente, cioè di quell’organo che aveva il compito di scrivere la Costituzione, che avrebbe dato contenuti e principi alla neonata Repubblica. Le prime elezioni libere dopo la tragica parentesi fascista videro il ritorno di partiti e movimenti politici che, grazie al coraggio, alla passione e alla dedizione dei propri membri, con tutta la società civile antifascista, restituirono l’Italia alla democrazia. La Costituzione venne promulgata il 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Un anno e mezzo, dunque, per scrivere un’ottima Costituzione da parte di un’assemblea eterogenea. Gli eletti della Democrazia Cristiana, del Partito Socialista, del Partito Comunista, del Partito Liberale, del Partito Repubblicano, del Partito d’Azione, e di tutti gli altri gruppi presenti, avevano, certamente, punti di vista diversi su temi importanti, ma sugli interessi particolaristici, fortunatamente, è prevalso il desiderio di declinare ciò che univa nei 139 articoli che compongono il testo costituzionale. Se si leggono con attenzione le parole contenute in quegli articoli, le diverse sensibilità presenti nell’Assemblea costituente emergono chiaramente, in una sintesi che colpisce per la sua coerenza interna. Si è trattato di un lavoro preziosissimo, che ha custodito e fatto fiorire la svolta democratica e repubblicana, figlia della Resistenza. Nel 2026 saranno molti i momenti di celebrazione di quel 2 giugno e della nascita della Repubblica. Sarebbe bello, però, che il ricordo di quel giorno fosse accompagnato anche dalla gratitudine per gli uomini e le donne che hanno dato avvio, e poi portato a termine, la stesura della nostra Costituzione, con ben precise caratteristiche. Chi studia diritto costituzionale sa, ad esempio, che la nostra è una carta definita “lunga”, perché i principi e diritti e i doveri non sono semplicemente enunciati, ma descritti in modo analitico. In particolare, si legge sui manuali, la nostra Costituzione è resa lunga dagli articoli (dal 13 al 54) che compongono la Parte I, intitolata “Diritti e doveri dei cittadini”. Le ragioni del livello di dettaglio presente in questi articoli stanno anche nella consapevolezza, da parte dei costituenti, che la libertà personale, quella di parola o la libertà di riunione e di associazione non erano e non sono affatto scontate. Chi aveva vissuto gli anni del Fascismo, e aveva sperimentato direttamente e concretamente gli effetti della cancellazione delle libertà democratiche fondamentali, sapeva benissimo quanto potesse essere preziosa ogni parola spesa a tutela di quelle libertà. In occasione di questa ricorrenza, l’auspicio è che, oltre ai contenuti della Costituzione (purtroppo, non sempre conosciuti in modo adeguato), siano oggetto di riflessione anche i processi e lo spirito che ne hanno governato e animato la stesura. In questi tempi complessi, di disaffezione ai meccanismi democratici, di polarizzazione del confronto politico, di rifiuto del dialogo, di autoritarismi tecnocratici, di disinteresse per le crescenti disuguaglianze, di indifferenza rispetto all’arretramento dello stato sociale, di crescente strapotere della finanza a scapito dell’economia reale e del diritto, di allarmante disinvoltura con la quale si rinuncia a cercare la pace per finanziare e promuovere la guerra, non è sufficiente ricordare e celebrare: è necessario recuperare la dignità del dibattito politico nel suo senso più alto e più nobile. Senza voler cadere in sterili nostalgie, infatti, quello che pare essere stato smarrito in questi ottant’anni di pace e sviluppo è il senso della comunità, della polis. Sono state sprecate non poche occasioni per decisioni coraggiose, autenticamente orientate al futuro e al bene comune. Narcisismi, personalismi, tatticismi, interessi di bottega, incomprensibili faide interne e sterili contrapposizioni hanno preso il posto delle scelte di ampio respiro. È il momento di cambiare. La rotta è stata tracciata ottant’anni fa ed è ancora valida e attuale, basta seguirla.  
Repubblica Italiana Costituzione italiana 2 giugno 1946 assemblea costituente

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