editoriale

Meno immigrati per studio, in aumento per lavoro

10 gennaio 2026

Cuneo

Immigrato al lavoro (foto Pixabay) (foto Pixabay) In occasione della Giornata internazionale dei migranti, l’Istat ha pubblicato un nuovo report che offre uno sguardo aggiornato sull’immigrazione non comunitaria in Italia. I numeri del 2024 mostrano un quadro di rallentamenti nei flussi ma anche di nuovi equilibri legati soprattutto al lavoro e alla stabilizzazione di lungo periodo. Nel nostro Paese vivono oggi oltre 3 milioni e 800mila cittadini non comunitari. Nel corso del 2024 sono stati rilasciati circa 290mila nuovi permessi di soggiorno, un dato in calo del 12,3% rispetto al 2023. La diminuzione riguarda quasi tutte le motivazioni di ingresso, come il ricongiungimento familiare e lo studio, mentre fa eccezione il lavoro, che registra un aumento del 3,8%. Un dato inedito riguarda le nazionalità di provenienza: per la prima volta i cittadini del Bangladesh sono il primo gruppo per numero di nuovi permessi rilasciati, seguiti da marocchini e albanesi. Crescono anche gli ingressi da Tunisia e Perù, mentre continuano a diminuire in modo significativo quelli dall’Ucraina, legati all’evoluzione del conflitto e ai cambiamenti nel quadro geopolitico. Dal punto di vista territoriale, la Lombardia resta la regione con il maggior numero di nuovi permessi, seguita dall’Emilia-Romagna. I permessi per lavoro superano le 40mila unità e rappresentano il 14% dei nuovi rilasci. L’aumento riguarda quasi esclusivamente gli uomini: per le donne si osserva invece un forte calo, un elemento che mette in evidenza una persistente disparità di genere nell’accesso al lavoro regolare. I principali Paesi di provenienza dei lavoratori sono India e Tunisia, che insieme coprono oltre due terzi dei permessi per lavoro, soprattutto nei settori del lavoro stagionale e dipendente. Sono aumentate anche le domande di asilo, che hanno superato le 151mila. Le Commissioni territoriali hanno esaminato più di 78mila prime richieste, respingendone il 64%. Dato che segnala una pressione ancora elevata sul sistema di accoglienza e sulle procedure di valutazione, con possibili effetti sui percorsi di integrazione. Emerge anche un segnale positivo: le acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di non comunitari hanno superato le 217mila, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. Un indicatore che racconta storie di integrazione  consolidate e di una presenza straniera sempre più stabile nel tempo. Nel complesso, i dati restituiscono l’immagine di un sistema migratorio in trasformazione. Diminuiscono gli ingressi per motivi familiari e di studio, ma cresce il peso del lavoro e della permanenza di lungo periodo. Un cambiamento che pone nuove sfide alle politiche pubbliche, chiamate a rafforzare integrazione, formazione e coesione sociale, per trasformare i numeri in reali opportunità per il Paese.
Italia Lavoro Studio Istat immigrazione non comunitaria

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