editoriale

Natale, lo svelamento di un paradosso e le aspettative disattese

26 dicembre 2025

Cuneo

presepe in mostra al santuario degli angeli a Cuneo Presepe in mostra al santuario degli Angeli a Cuneo L’affresco Adorazione dei pastori di Giorgio Vasari (1546), ora esposto nella mostra in San Francesco, concentra la nostra attenzione sull’immagine di Maria, che alza il velo svelando il bambino e lo presenta ai pastori accovacciati lì attorno. Colpisce l’espressione di stupore, così magistralmente rappresentata da Vasari, sul volto dei pastori che appaiono disorientati. L’espressione di sconcerto e il contrasto tra luce e ombra, e tra gli abiti colorati e curati di Maria e il corpo seminudo e monocromo dei pastori, rappresenta metaforicamente anche la distanza tra ciò che Maria svela e ciò che gli astanti si attendono. Il loro stupore rappresentalo sconcerto di chi, sentendo annunciare la nascita di un Messia, attendeva un aitante principe in abiti regali color porpora con una spada in mano e invece si trova di fronte un neonato, creatura per sua essenza fragile, dipendente e pressoché impotente. È un affresco che ci aiuta a riflettere sui paradossi della vita e sullo sconcerto che compare sui nostri volti quando le aspettative vengono disattese dalla vita. Fare i conti con la disillusione e imparare a cambiare prospettiva è un lavoro mentale indispensabile ma estremamente costoso. Tante volte ci aspettiamo affetto e vicinanza dai nostri familiari e dalle persone che ci sono più intime e invece arrivano incomprensione, distanza e tensione. Ci immaginiamo momenti distensivi e confortanti con gli amici, di cui diamo per scontata la presenza e il desiderio di condivisione, e invece ci troviamo di fronte a chi fugge, chi risulta indifferente, chi reagisce con freddezza, chi con invidia. Fantastichiamo un rapporto con i figli semplice, carico di gratitudine e caratterizzato da comunanza di valori, principi e atteggiamenti e invece si creano discordanze tali, che a volte rendono quasi impossibile il mantenimento di un rapporto. Il recente successo editoriale del romanzo ‘L’anniversario’ di Andrea Bajani sottolinea quanto spesso, sempre più spesso, si creino fratture insanabili nel rapporto generazionale. In questo momento pullulano gli interventi di supporto e i gruppi educativi per genitori che si sentono rifiutati dai figli. Un tempo si parlava di ‘sindrome di alienazione genitoriale’ ora si parla di ‘sindrome da alienazione filiale’ o ‘rifiuto genitoriale’. Queste informazioni evidenziano quanti sono gli ambiti nei quali le nostre aspettative possono essere profondamente disattese e rovinosamente deluse, generando in noi un gorgo di emozioni contrastanti tra loro, con tonalità prevalentemente negativa e dolorosa. Il paradosso e lo sconcerto sono frequenti in molti ambiti della nostra quotidianità: se non è esente l’ambito affettivo, tantomeno lo è quello professionale e lavorativo. La vita è ricerca del conosciuto, aspirazione alla sicurezza, ma concretamente ci chiede anche di confrontarci con l’imprevisto e di rapportarci con l’incertezza. Esattamente come succede ai pastori rappresentati nel quadro del Vasari. Ancora una volta l’arte può essere uno spunto di riflessione rapido ed efficace e un apripista che ci aiuta ad evolvere verso maggiore realismo e ulteriore maturità. E così il dipinto che ritrae una scena specifica, con una determinata connotazione storica e spirituale, diventa un’occasione per confrontarci su alcune delle dimensioni più profonde, e anche più ostiche e dolorose, della nostra umanità. Ma imparare ad allentare i nostri pregiudizi, rivedere le nostre aspettative e accogliere con maggior serenità ciò che la vita ci offre è un esercizio importante per rinforzare la nostra resilienza e per potenziare la nostra flessibilità e aderenza al presente. Natale diventa così un invito ad aprire gli occhi sulla vita per quello che realmente è, fare un passo in più verso lo svelamento di ciò che ci abita nel profondo, lasciando andare giudizi e pregiudizi spesso molto radicati dentro di noi. Buon Natale è l’augurio a lasciare sempre più spazio dentro di noi alla realtà, per come si svela, e a dare credito alle possibilità che la vita ci offre anche quando sono nascoste sotto apparenze per noi inattese e poco credibili. Possiamo rimanere e attendere e dare fiducia a qualcosa di nuovo, come hanno fatto i pastori che di fronte ad una scena che di regale e salvifico non aveva nulla, ma che si è poi manifestata come una liberazione a 360° gradi, non solo di un popolo salvato dalla sua emarginazione, ma dell’intera umanità nelle sue dimensioni più profonde.  
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