editoriale

Anche se assolto, il razzismo rimane sempre razzismo

25 dicembre 2025

Cuneo

Migranti (Foto Ansa/Agensir) Migranti (Foto Ansa/Agensir) Tra tutte le serissime questioni politiche della settimana c’è n’è una apparentemente marginale ma in realtà rivelatrice di un grande equivoco o di un pensiero distorto che confonde il patriottismo con il razzismo e che va insinuandosi poco a poco nella coscienza del Paese. È la vicenda giudiziaria di Open Arms che si è conclusa con la definitiva assoluzione dell’allora ministro dell’interno Matteo Salvini, mandato a processo con l’accusadi aver sequestrato per alcuni giorni la nave e le persone che trasportava, impedendone lo sbarco. Al di là delle motivazioni della sentenza, sulla quale non c’è nulla da obbiettare, si può invece riflettere sulla reazione dello stesso Salvini e della sua parte politica che hanno esultato perché viene riconosciuto che “difendere i confini non è reato”. Ammesso che un gruppo di immigrati ridotti alla fame e bisognosi di cure mediche che chiedono di sbarcare possano essere paragonati a soldati o terroristi all’assalto dei confini nazionali. La sentenza ha soltanto stabilito che il blocco voluto dal ministro, per le modalità in cui è stato realizzato, non costituisce reato. Perché di questo soltanto si occupa la giustizia: stabilire se un gesto, un’azione infrange o meno le leggi del Paese. La sentenza non dice insomma che il blocco sia stato un atto di coraggio o di patriottismo. La cattiveria e la malvagità di un gesto non costituiscono reato. Eppure questo resta uno dei tanti gesti di una lunga storia di razzismo che si dipana ormai nella vita quotidiana. Che chiama in causa l’Italia intera e in particolare la sua classe politica e di governo che si disputa al proprio interno la leadership della ferocia. Perché le segregazioni degli immigrati, il fallimento dei rimpatri, i pattugliamenti ostili, i blocchi navali, le deportazioni, sono tutte espressioni di un atteggiamento razzista. Ed anche se assolto, il razzismo rimane comunque razzismo. Tra le facezie che circolano sui social in questi giorni prenatalizi, una dice più o meno così: per avere un presepe politicamente corretto, accettabile a tutte le diverse sensibilità e non urtare nessuno, ho ritenuto prudente non solo eliminare il presepe dai luoghi pubblici, ma eliminare dal presepe i personaggi non in linea con la cultura dei tempi. E così: togli i discussi ebrei, gli infidi arabi palestinesi, gli sconvenienti accattoni e i poveri, togli i minori costretti in abitazioni non igieniche, quegli sconosciuti che arrivano in cammello da oriente … alla fine mi sono rimasti: un bue, un asino, qualche pecora e un tizio addormentato che chiamano Gelindo. E Gelindo, dormiente, non si è accorto di ciò che accadeva nel suo presepio. E rischia di perdere il senso stesso del presepe, che non stabilisce confini, non seleziona chi ha più diritto di accesso e chi no, non tollera respingimenti.
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