La Stampa e la Juventus. Da oltre un secolo sono simboli gemelli del successo e della potenza della famiglia Agnelli e del mondo Fiat. Sempre in linea se non in piena armonia - la famiglia - con i regimi politici che da inizio Novecento si sono alternati al governo del Paese favorendone l’affermazione, anche con il sostegno delle casse pubbliche.
Da qualche tempo però qualcosa si è rotto. Gli interessi industriali e finanziari (leggasi: investimenti, quindi anche lavoro e redditi) della famiglia, oggi più Elkan che Agnelli, si sono spostati fuori dall’Italia. A rompersi non è stata soltanto la pace famigliare con la durissima disputa in tribunale tra gli eredi, madre e figli, dell’avvocato Gianni Agnelli. Si è rotto il legame con Torino, dove erano rimasti saldamente ancorati fino a pochi anni fa. Si è rotto il rapporto privilegiato e dominante con il sistema industriale piemontese e nazionale a seguito della vendita di marchi e interi settori della galassia Fiat e il trasloco in altri paesi e continenti di ciò che ne è rimasto, mentre si è gonfiata la “cassaforte” di famiglia, cui attingono tutti gli eredi, ma le cui chiavi d’accesso sono nelle mani di John Elkan.
Erano rimasti, baluardi dell’italianità e piemontesità della dinastia, la Gedi editrice sia de La Stampa che di Repubblica, e la squadra più scudettata d’Italia, la Juventus.
Ora vacillano anche questi. Gli Agnelli-Elkan hanno deciso di disfarsi di entrambi i quotidiani, dopo aver già venduto Il Secolo XIX e altri giornali ed emittenti minori. A poco sono valsi gli scioperi e i comunicati durissimi verso la proprietà da parte dei giornalisti e dei lavoratori delle due testate (colleghi ai quali va la nostra piena solidarietà) che paventano una drastica riduzione la perdita di due voci di primo piano nel sistema informativo nazionale. Le trattative, molto avanzate, assegnerebbero Repubblica ad un imprenditore greco, La Stampa ad un gruppo editoriale veneto, la Nord Est Multimedia (NEM).
La vendita dei giornali è motivata da bilanci pesantemente in rosso, soprattutto de La Stampa. Possedere un quotidiano non è più un affare. Lo dice il crollo delle vendite dei quotidiani e la fuga della pubblicità verso le tv, l’online e i social, dove spadroneggiano i grandi gruppi multinazionali padroni del web.
Possedere un quotidiano in Italia, per gli Agnelli-Elkan, non è nemmeno più strategico. Lo era quando accompagnava le politiche industriali della Fiat che aveva bisogno di una “buona stampa” per dialogare da posizioni di forza con la politica, la società, il sindacato. Ora che del mondo industriale Fiat in Italia e in Piemonte è rimasto poco il giornale non serve più.
Che cosa cambierà per La Stampa con il passaggio ad un editore veneto (se così sarà), manterrà l’attuale linea editoriale, i tratti culturali sabaudi e il legame con il Piemonte o dovrà adeguarsi alle sensibilità culturali, sociali e politiche del Nord Est?
Più sereno, al momento, il futuro della Juventus. La proposta della Tether, società leader nel mondo delle criptovalute con sede a El Salvador, di acquisire la totalità della Juventus, ha ottenuto un secco rifiuto. “La Juve - ha motivato John Elkan - fa parte della mia famiglia da 102 anni. Fa parte nel vero senso della parola, perché nel corso di un secolo, quattro generazioni l’hanno ingrandita, resa forte, accudita nei momenti difficili, festeggiata nei momenti felici. Ma non solo: la Juve fa parte di una famiglia molto più grande, la famiglia bianconera, fatta di milioni di tifosi, che amano la Juve come si amano le persone care. Proprio pensando a questa passione, a questa storia d’amore che ci unisce da oltre un secolo, come famiglia continuiamo a sostenere la squadra e guardare al futuro, per costruire una Juve vincente. La Juventus, la nostra storia, i nostri valori non sono in vendita”.
Vendere La Stampa e Repubblica, investire nella Juventus. Una scelta che rende evidente quali sono le priorità in cima alla scala dei valori.
editoriale
La Stampa e la Juventus. Da oltre un secolo sono simboli gemelli del successo e della potenza della famiglia Agnelli e del mondo Fiat. Sempre in linea se non in piena armonia - la famiglia - con i regimi politici che da inizio Novecento si sono alternati al governo del Paese favorendone l’affermazione, anche con il sostegno delle casse pubbliche.
Da qualche tempo però qualcosa si è rotto. Gli interessi industriali e finanziari (leggasi: investimenti, quindi anche lavoro e redditi) della famiglia, oggi più Elkan che Agnelli, si sono spostati fuori dall’Italia. A rompersi non è stata soltanto la pace famigliare con la durissima disputa in tribunale tra gli eredi, madre e figli, dell’avvocato Gianni Agnelli. Si è rotto il legame con Torino, dove erano rimasti saldamente ancorati fino a pochi anni fa. Si è rotto il rapporto privilegiato e dominante con il sistema industriale piemontese e nazionale a seguito della vendita di marchi e interi settori della galassia Fiat e il trasloco in altri paesi e continenti di ciò che ne è rimasto, mentre si è gonfiata la “cassaforte” di famiglia, cui attingono tutti gli eredi, ma le cui chiavi d’accesso sono nelle mani di John Elkan.
Erano rimasti, baluardi dell’italianità e piemontesità della dinastia, la Gedi editrice sia de La Stampa che di Repubblica, e la squadra più scudettata d’Italia, la Juventus.
Ora vacillano anche questi. Gli Agnelli-Elkan hanno deciso di disfarsi di entrambi i quotidiani, dopo aver già venduto Il Secolo XIX e altri giornali ed emittenti minori. A poco sono valsi gli scioperi e i comunicati durissimi verso la proprietà da parte dei giornalisti e dei lavoratori delle due testate (colleghi ai quali va la nostra piena solidarietà) che paventano una drastica riduzione la perdita di due voci di primo piano nel sistema informativo nazionale. Le trattative, molto avanzate, assegnerebbero Repubblica ad un imprenditore greco, La Stampa ad un gruppo editoriale veneto, la Nord Est Multimedia (NEM).
La vendita dei giornali è motivata da bilanci pesantemente in rosso, soprattutto de La Stampa. Possedere un quotidiano non è più un affare. Lo dice il crollo delle vendite dei quotidiani e la fuga della pubblicità verso le tv, l’online e i social, dove spadroneggiano i grandi gruppi multinazionali padroni del web.
Possedere un quotidiano in Italia, per gli Agnelli-Elkan, non è nemmeno più strategico. Lo era quando accompagnava le politiche industriali della Fiat che aveva bisogno di una “buona stampa” per dialogare da posizioni di forza con la politica, la società, il sindacato. Ora che del mondo industriale Fiat in Italia e in Piemonte è rimasto poco il giornale non serve più.
Che cosa cambierà per La Stampa con il passaggio ad un editore veneto (se così sarà), manterrà l’attuale linea editoriale, i tratti culturali sabaudi e il legame con il Piemonte o dovrà adeguarsi alle sensibilità culturali, sociali e politiche del Nord Est?
Più sereno, al momento, il futuro della Juventus. La proposta della Tether, società leader nel mondo delle criptovalute con sede a El Salvador, di acquisire la totalità della Juventus, ha ottenuto un secco rifiuto. “La Juve - ha motivato John Elkan - fa parte della mia famiglia da 102 anni. Fa parte nel vero senso della parola, perché nel corso di un secolo, quattro generazioni l’hanno ingrandita, resa forte, accudita nei momenti difficili, festeggiata nei momenti felici. Ma non solo: la Juve fa parte di una famiglia molto più grande, la famiglia bianconera, fatta di milioni di tifosi, che amano la Juve come si amano le persone care. Proprio pensando a questa passione, a questa storia d’amore che ci unisce da oltre un secolo, come famiglia continuiamo a sostenere la squadra e guardare al futuro, per costruire una Juve vincente. La Juventus, la nostra storia, i nostri valori non sono in vendita”.
Vendere La Stampa e Repubblica, investire nella Juventus. Una scelta che rende evidente quali sono le priorità in cima alla scala dei valori.
La Stampa si vende, la Juve no: è una questione di priorità
20 dicembre 2025
Cuneo
La Stampa e la Juventus. Da oltre un secolo sono simboli gemelli del successo e della potenza della famiglia Agnelli e del mondo Fiat. Sempre in linea se non in piena armonia - la famiglia - con i regimi politici che da inizio Novecento si sono alternati al governo del Paese favorendone l’affermazione, anche con il sostegno delle casse pubbliche.
Da qualche tempo però qualcosa si è rotto. Gli interessi industriali e finanziari (leggasi: investimenti, quindi anche lavoro e redditi) della famiglia, oggi più Elkan che Agnelli, si sono spostati fuori dall’Italia. A rompersi non è stata soltanto la pace famigliare con la durissima disputa in tribunale tra gli eredi, madre e figli, dell’avvocato Gianni Agnelli. Si è rotto il legame con Torino, dove erano rimasti saldamente ancorati fino a pochi anni fa. Si è rotto il rapporto privilegiato e dominante con il sistema industriale piemontese e nazionale a seguito della vendita di marchi e interi settori della galassia Fiat e il trasloco in altri paesi e continenti di ciò che ne è rimasto, mentre si è gonfiata la “cassaforte” di famiglia, cui attingono tutti gli eredi, ma le cui chiavi d’accesso sono nelle mani di John Elkan.
Erano rimasti, baluardi dell’italianità e piemontesità della dinastia, la Gedi editrice sia de La Stampa che di Repubblica, e la squadra più scudettata d’Italia, la Juventus.
Ora vacillano anche questi. Gli Agnelli-Elkan hanno deciso di disfarsi di entrambi i quotidiani, dopo aver già venduto Il Secolo XIX e altri giornali ed emittenti minori. A poco sono valsi gli scioperi e i comunicati durissimi verso la proprietà da parte dei giornalisti e dei lavoratori delle due testate (colleghi ai quali va la nostra piena solidarietà) che paventano una drastica riduzione la perdita di due voci di primo piano nel sistema informativo nazionale. Le trattative, molto avanzate, assegnerebbero Repubblica ad un imprenditore greco, La Stampa ad un gruppo editoriale veneto, la Nord Est Multimedia (NEM).
La vendita dei giornali è motivata da bilanci pesantemente in rosso, soprattutto de La Stampa. Possedere un quotidiano non è più un affare. Lo dice il crollo delle vendite dei quotidiani e la fuga della pubblicità verso le tv, l’online e i social, dove spadroneggiano i grandi gruppi multinazionali padroni del web.
Possedere un quotidiano in Italia, per gli Agnelli-Elkan, non è nemmeno più strategico. Lo era quando accompagnava le politiche industriali della Fiat che aveva bisogno di una “buona stampa” per dialogare da posizioni di forza con la politica, la società, il sindacato. Ora che del mondo industriale Fiat in Italia e in Piemonte è rimasto poco il giornale non serve più.
Che cosa cambierà per La Stampa con il passaggio ad un editore veneto (se così sarà), manterrà l’attuale linea editoriale, i tratti culturali sabaudi e il legame con il Piemonte o dovrà adeguarsi alle sensibilità culturali, sociali e politiche del Nord Est?
Più sereno, al momento, il futuro della Juventus. La proposta della Tether, società leader nel mondo delle criptovalute con sede a El Salvador, di acquisire la totalità della Juventus, ha ottenuto un secco rifiuto. “La Juve - ha motivato John Elkan - fa parte della mia famiglia da 102 anni. Fa parte nel vero senso della parola, perché nel corso di un secolo, quattro generazioni l’hanno ingrandita, resa forte, accudita nei momenti difficili, festeggiata nei momenti felici. Ma non solo: la Juve fa parte di una famiglia molto più grande, la famiglia bianconera, fatta di milioni di tifosi, che amano la Juve come si amano le persone care. Proprio pensando a questa passione, a questa storia d’amore che ci unisce da oltre un secolo, come famiglia continuiamo a sostenere la squadra e guardare al futuro, per costruire una Juve vincente. La Juventus, la nostra storia, i nostri valori non sono in vendita”.
Vendere La Stampa e Repubblica, investire nella Juventus. Una scelta che rende evidente quali sono le priorità in cima alla scala dei valori.