cronaca
Torture in carcere a Cerialdo, quattro richieste di condanna
16 dicembre 2025
Cuneo
Si aprirà il 28 gennaio al tribunale di Cuneo il processo sulle presunte torture avvenute nel carcere di Cuneo, ma intanto quattro dei quattordici imputati hanno scelto il rito abbreviato davanti al giudice dell’udienza preliminare Edmondo Pio; si tratta dell’ispettore di polizia penitenziaria G. V., del medico A. M. e degli agenti M. D. e M. C.
Al termine di una requisitoria di due ore il pubblico ministero Mario Pesucci ha chiesto la condanna a tre anni e due mesi per l’ispettore, accusato del pestaggio avvenuto nella notte fra il 20 e il 21 giugno 2023, all’interno della cella 417 del “padiglione Gesso” di cui era responsabile.
Insieme ad altri agenti fuori servizio, l’ispettore sarebbe entrato nella cella dove erano rinchiusi quattro detenuti pakistani, che qualche ora prima avevano messo in atto una protesta battendo con le pentole contro le sbarre della cella, per protestare contro il mancato ricovero di un detenuto della cella accanto che per ore aveva lamentato un forte dolore alla gamba. I quattro sarebbero stati picchiati nella cella e poi trascinati fuori e picchiati ancora per poi essere rinchiusi nelle celle d’isolamento. Un anno e sei mesi di reclusione è invece la richiesta di condanna per il medico accusato di falso, omissione di referto e favoreggiamento; un anno è stato chiesto per i due agenti imputati di falso in atto pubblico.
Dopo le richieste del pubblico ministero, il 12 gennaio concluderanno le difese degli imputati e verrà emessa la sentenza. Oltre ai fatti della notte del 20 giugno, nell’indagine sono finite anche le presunte violenze avvenute a ottobre 2021 e ancora ad aprile 2022 ad altri detenuti, fatti per i quali sono stati rinviati a giudizio sei agenti di Polizia penitenziaria con l’accusa di tortura e altre quattro persone, operatori sanitari e personale del carcere imputati di lesioni, favoreggiamento e falso.
Oltre ai detenuti, nel processo si è costituito come parte civile anche il garante regionale per i diritti dei detenuti che ha chiesto un risarcimento simbolico di 5.000 euro per i casi di tortura e di 2.500 euro per gli altri fatti contestati, da devolvere al carcere.