cronaca
Prestò 30.000 euro all’ex fidanzato, poi li pretese indietro da lei
13 dicembre 2025
Cuneo
Per circa un anno aveva dovuto subire le pressioni e le minacce dell’uomo che aveva prestato 30.000 euro al suo ex fidanzato e che li pretendeva indietro da lei; quando ormai non riusciva più a sopportare quelle continue pretese, decise di denunciare tutto ai Carabinieri. È così che D. D. di Villafranca Piemonte è finito a processo con l’accusa di estorsione, sorpreso in flagranza di reato a dicembre 2023 mentre usciva da casa della madre della vittima con una busta contenente 600 euro. La donna aveva spiegato che l’uomo si era presentato nel suo negozio di telefonia pretendendo da lei la restituzione del denaro: “Gli dissi che la cosa non mi riguardava ma lui si fece minaccioso, disse di sapere dove abitavo, che bella macchina aveva mio fratello, disse di non farlo diventare cattivo, che aveva altri processi aperti”, e così iniziarono i pagamenti, prima mille euro al mese, ma poi, quando la donna chiuse la propria attività e non riusciva a pagare quella somma, diventarono due versamenti da 400 euro al mese. “Diceva che sotto i 400 euro al mese non era accettabile. Una volta si presentò a casa mia con suo figlio, mi spaventai”. La donna arrivò anche a consegnargli parte del mobilio del suo negozio e il furgone che usava per l’attività, nella speranza che le somme ricavate dalla vendita di quel materiale potesse saldare il debito: “Diceva che ci pensava lui a scalare ma non mi diceva mai quanto mi restava da pagare”. A novembre la decisione di denunciare, cui seguì l’arresto in flagranza quando l’uomo si presentò a dicembre a prelevare la somma di 600 euro. Ai militari che lo interrogarono mentì dicendo che quei soldi - che erano stati tutti fotografati dai militari - li aveva prelevati al bancomat il giorno prima. Un errore in buona fede, aveva detto lui al giudice quando fu ascoltato al processo: “Dissi così perché non capivo cosa stava succedendo”. Oltre a questo l’imputato aveva anche spiegato che quei soldi erano un prestito che aveva fatto alla ragazza e al suo ex fidanzato per comprare un capannone e ampliare l’attività di lui con le auto da rally. A conclusione dell’istruttoria il pubblico ministero Attilio Offman ha escluso che quel reato potesse configurarsi come esercizio arbitrario delle proprie ragioni (“È stato appurato che i soldi li aveva dati all’ex fidanzato e solo da lui quindi poteva pretendere la restituzione del debito”), chiedendo per l’imputato la condanna a cinque anni e due mesi con 1.200 euro di multa. Per il difensore dell’imputato avvocato Cristina Botto, invece, effettivamente il proprio assistito aveva prestato alla coppia quei soldi per la loro attività commerciale, e quando l’ex fidanzato pagò la propria metà, lui si rivolse alla donna per riscuotere l’altra parte del prestito: “Ebbe un tono perentorio nel richiedere la restituzione del denaro perché convinto delle proprie ragioni, ma mai minaccioso”. L’udienza è stata rinviata al 5 gennaio per le repliche e la sentenza.