editoriale

Poveri perché il lavoro non è pagato il giusto

13 dicembre 2025

Cuneo

Cuneo - Mensa diocesana In occasione della Giornata mondiale dei poveri del 16 novembre, Caritas Italiana ha diffuso il nuovo Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, costruito sui dati più recenti forniti da ISTAT. Un documento che non si limita a presentare numeri, ma racconta soprattutto i volti e le fragilità delle persone che ogni giorno si rivolgono alla rete delle Caritas diocesane. I dati delineano un quadro preoccupante: la povertà assoluta coinvolge oggi oltre 5,7 milioni di persone e 2,2 milioni di famiglie. Particolarmente colpite risultano le famiglie straniere con minori, cresciute di oltre il 40% nell’ultimo decennio. Ma la povertà non è un fenomeno che riguarda esclusivamente gli stranieri: due famiglie povere su tre sono italiane. A emergere è un tema sempre più centrale nel dibattito sociale: il lavoro non garantisce più una vita dignitosa. Tra i “nuovi poveri” aumenta infatti la presenza dei “working poor”, lavoratori con stipendi bassi e contratti instabili, costretti a chiedere aiuto per arrivare a fine mese. Nella fascia d’età 35-54 anni, il 30% degli utenti Caritas è occupato, ma non abbastanza da sostenersi autonomamente. La mappa della povertà mostra differenze significative: sono le aree metropolitane a registrare i livelli più alti di disagio, mentre i centri minori presentano condizioni leggermente migliori. Tra le categorie più vulnerabili si confermano i minori, spesso vittime indirette di condizioni economiche familiari precarie. La rete Caritas rappresenta un osservatorio privilegiato su queste fragilità. Nel 2024 i servizi informatizzati hanno intercettato 277.775 famiglie, molte delle quali portatrici di più forme di disagio. Oltre una persona su due affronta infatti almeno due vulnerabilità contemporaneamente: economiche, abitative, relazionali, educative, sanitarie o psicologiche. Il Rapporto sottolinea che la povertà non è mai un fenomeno isolato ma un intreccio complesso di problemi, che richiede politiche integrate e non più meri interventi d’emergenza. Tra i “fuori campo” più inquietanti individuati dal Rapporto ci sono le persone intrappolate nell’azzardo industriale di massa, una pratica che colpisce in modo particolare chi vive già situazioni di fragilità economica. Ad esempio la violenza sulle donne rappresenta un’altra emergenza sociale: oltre alle ferite fisiche e psicologiche, molte vittime subiscono un processo di impoverimento e isolamento che rende ancora più difficile la ricostruzione della propria autonomia. Non meno drammatica è la situazione della povertà energetica, che coinvolge oltre due milioni di famiglie incapaci di riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni o di far fronte alle bollette. Il Rapporto Caritas si chiude con un invito chiaro: è necessario andare oltre le misure temporanee e puntare su una nuova architettura del welfare, costruita attraverso una collaborazione reale tra politica, pubblico e privato, terzo settore e mondo del lavoro. Solo così sarà possibile affrontare efficacemente una povertà che oggi assume forme sempre più ampie e complesse.
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