cronaca
Finte assunzioni per stranieri, condanne pesanti
10 dicembre 2025
Cuneo
Sono stati riconosciuti tutti colpevoli i sette imputati del processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed estorsione che si è concluso oggi (mercoledì 10 dicembre) al tribunale di Cuneo. Sei cittadini di origine marocchina residenti fra le province di Cuneo e Torino e un imprenditore agricolo cuneese avevano trovato un accordo che avrebbe portato vantaggi a tutti, vale a dire contratti fittizi di lavoro per dodici persone fra parenti e amici dei sei imputati, che avrebbero così ottenuto il permesso di soggiorno, a fronte del pagamento di 4.500 euro per ogni contratto, intascati dall’imprenditore agricolo che in quel momento si trovava in difficoltà economiche. Un accordo che però non sarebbe mai stato possibile perché l’azienda agricola dell’imprenditore V. D. non era di dimensioni tali da giustificare dodici assunzioni. Intanto però i soldi erano stati versati e quando fu chiaro che l’affare sarebbe sfumato, tre dei sei imputati (E. N. R., N. A. e F. J.) fecero irruzione a casa dell’imprenditore il 27 maggio 2017 pretendendo la restituzione del doppio della cifra versata. Per tutta la mattinata i tre lo tennero in ostaggio, prendendogli le chiavi dell’auto e impedendogli così di allontanarsi. Ai giudici l’imprenditore aveva raccontato che quegli uomini avevano anche preteso che andasse in auto con loro dal commercialista per il completamento delle pratiche, “ma quel denaro era il provento di un illecito - aveva sottolineato il pubblico ministero Attilio Offman nella sua requisitoria -, vale a dire le assunzioni fittizie per avere i permessi di soggiorno”. E che quelle assunzioni fossero finte, secondo l’accusa era una fatto pacifico fin dall’inizio sia all’imprenditore V. D. sia a E. N. R., imputato che con lui avrebbe architettato il piano. Agli altri tre imputati (H. A., M. H. e K. H.) è stato contestata solo l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per tutti e sei l’accusa ha chiesto condanne comprese fra i quattro e i cinque anni di reclusione, mentre una richiesta di pena di due anni era stata avanzata per l’imprenditore che dal giorno dell’estorsione aveva deciso di denunciare tutto ai Carabinieri collaborando all’identificazione delle persone coinvolte. Per le difese invece quella promessa di un contratto per la regolarizzazione dei propri parenti era stata veritiera e di fronte al ritardo nel portare al termine la pratica si erano limitati a chiedere spiegazioni e la restituzione della somma versata. Cinque anni e tre mesi di reclusione e 200.000 euro di multa è stata la pena decisa dai giudici per i tre imputati, accusati del reato di favoreggiamento, mentre per gli altri tre accusati anche dell’estorsione la pena è stata di cinque anni, nove mesi di reclusione e 210.000 euro di multa. Tre anni e 100.000 euro di multa invece per l’imprenditore agricolo a cui, in qualità di parte civile per il reato di estorsione, è stato riconosciuto un risarcimento di 20.000 euro.