editoriale

Il mondo che ci aspetta nel prossimo quinquennio e le priorità necessarie

08 dicembre 2025

Cuneo

connessione digitale (foto Pixabay) StartUS Insights è una agenzia di consulenza strategica che, in una sua analisi, ha individuato 12 tendenze globali (“Global megatrends”) che dovrebbero segnare il quinquennio tra il 2026 e il 2030. L’elenco dei “megatrends” è piuttosto eterogeneo e include: le sfide al cambiamento climatico, il mutamento demografico, la rapida urbanizzazione, la transizione energetica, il futuro della mobilità, l’iper-connessione, la crescita delle nuove tecnologie e dell’industria 5.0, i cambiamenti nella gestione del potere economico globale, la spinta dell’economia circolare, l’evoluzione nei settori della salute e nel benessere, l’instabilità sociale e la frammentazione. Ognuno di questi processimeriterebbe un discorso a sé, ma ciò che colpisce è l’impressione di incoerenza nel quadro generale. Per ciò che riguarda i mutamenti nel potere economico globale, non è una sorpresa leggere che, secondo le proiezioni, nel prossimo quinquennio l’India scalzerà il Giappone dal quarto posto nella classifica delle economie a livello globale, o che, nello stesso periodo, la capitalizzazione complessiva dei mercati finanziari dei paesi emergenti raggiungerà il 35% di quella globale. Nello stesso periodo, stando alle previsioni, si registrerà una crescente urbanizzazione della popolazione mondiale, e la percentuale delle persone che vivono nelle città passerà, entro il 2050, dall’attuale 55% al 68%. Tutto ciò condurrà, secondo gli esperti, a una diminuzione della qualità della vita e a un aumento dell’inquinamento. Le proiezioni segnalano, inoltre, il pericolo di un incremento dell’instabilità sociale, dovuto all’aumento dell’incidenza della criminalità informatica e alla contemporanea contrazione nella crescita della ricchezza globale (stimata nel 3,1% nel 2026), a causa delle persistenti tensioni politiche internazionali e agli effetti delle politiche sui dazi. Gli analisti non prevedono una nuova fase di stabilità internazionale prima dell’inizio degli anni 2030. Fino ad allora, non mancheranno turbolenze politiche anche significative. Purtroppo, dell’instabilità faranno le spese soprattutto i più fragili, con conseguente aumento delle disuguaglianze economiche e sociali.  Allo stesso tempo, si ritiene che il livello di interconnessione globale crescerà in modo esponenziale grazie, soprattutto, alle nuove tecnologie. Queste stesse risorse tecnologiche, tuttavia, sono e rischiano di rimanere fonte di disagio. Secondo le stime riportate nello studio, tra i giovani, il 40% dei disturbi depressivi sono attribuibili a dinamiche che coinvolgono un “uso problematico” dei social network. Per ciò che riguarda la popolazione anziana, invece, si stima che, nel 2030, il numero degli ultraottantenni supererà i 265 milioni. In sé, ovviamente, si tratta di una buona notizia, così come lo sono l’aumento dell’attenzione all’ambiente e all’economia circolare, o l’incremento degli investimenti nell’ambito dei servizi per la salute e il benessere. È difficile ricavare un quadro omogeneo da queste informazioni. Ciò che si nota, al contrario, è la contraddittorietà di un mondo interconnesso ma frammentato, a parole impegnato a fronteggiare le crisi dovute ai cambiamenti climatici ma sempre più urbanizzato (con tutto quanto ne consegue), oppure, votato allo sviluppo tecnologico ma non sempre attento agli effetti che un certo uso di queste tecnologie ha, soprattutto, sui giovani e sui più fragili. Quello che sorprende, inoltre, è che tutti questi descrittori paiono fotografare il futuro in termini di semplice presa d’atto, come se non si potesse fare nulla per correggere la rotta o, anche, per invertirla, quando è necessario. Sembra che gli analisti non prendano neppure in considerazione l’idea che le cose possano o debbano avere un fine e che questo fine debba essere buono. L’interconnessione dovrebbe, infatti, essere al servizio della pace e dei più fragili, gli Stati e le comunità organizzate dovrebbero costruire reti di relazioni virtuose e realizzare spazi di cura per tutti. A sentire gli “esperti”, pare quasi che lo sviluppo tecnologico non sia nelle nostre mani e che non possa neppure essere presa in considerazione l’ipotesi di rallentare, se ci si rende conto di essere lanciati verso un ben poco rassicurante ignoto. Al contrario di quanto alcune analisi possono fare intendere, le priorità esistono e bisogna tenerlo presente, soprattutto quando si diffonde l’idea di un futuro subito, anziché governato.  
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