editoriale

Come nasce un conflitto

08 dicembre 2025

Cuneo

fuoco e acqua, conflitto (foto pixabay) (foto pixabay) Un conflitto non è un fulmine a ciel sereno. Si prepara, cova sotto le cenere… E se siamo attenti e previdenti possiamo provare ad arginarlo. La partenza di un conflitto ha le sue radici nell’irrigidimento della propria posizione, che spesso è un punto di vista ancorato a pregiudizi radicati da molto tempo e difficilmente negoziabili. Più l’idea che si è sposata è intrecciata con posizioni preconcette, e non sempre confrontabili con la realtà, e più è facile che il singolo o il gruppo che la sostiene non sia in grado di introdurre modifiche nella propria posizione pregiudiziale. Perché spesso l’idea di cui ci si sente paladini viene portata avanti a prescindere dal suo contenuto, ma proprio come posizione identitaria e di contrasto rispetto a chi ha una visione diversa. L’irrigidimento delle posizioni crea le basi per l’escalation del conflitto perché riduce la possibilità di confronto reale e fecondo e rende la percezione selettiva: cioè si percepiscono soltanto gli elementi che vanno a confermare l’idea propria e  del proprio gruppo di appartenenza. Nasce così tensione fra la posizione propria e quella altrui e all’interno del gruppo si iniziano a strutturare dei ruoli, in particolare il ruolo del leader e il ruolo complementare di chi lo sostiene ed è pronto a muoversi e combattere per portare avanti quell’idea, incurante di tutto ciò che di valido anche altri possono proporre. Si sono create le basi per un’operazione di discredito rispetto ai punti di vista differenti dal proprio, che vengono svalutati, ritenuti infondati e privi di valore o, nel caso di conflitti culturali e scientifici, senza fondamenti validi. La svalutazione del pensiero altrui porta rapidamente a colpire anche la dignità di chi è portatore di quell’idea e il discredito si estende non solo  al progetto ma alla persona o il gruppo intero che ne è fautore. A questo punto, il  passaggio all’azione è breve ed è in qualche modo ‘facile’ o meglio concettualmente ‘facilitato’. Di fronte ad una posizione priva di valore e a persone che sono state sminuite ai propri occhi sono possibili le minacce e anche gli attacchi veri e propri, che inizialmente saranno circoscritti e in poco tempo si estenderanno e giungeranno a tentare una distruzione di massa dell’avversario, in modo da annientare totalmente la posizione di cui è portatore. Tutto ciò si verifica in una sorta di delirio di onnipotenza in cui si spera che annichilendo una posizione diversa, si possa far trionfare la propria in modo definitivo, ma sappiamo che questo è un pensiero delirante di una psiche che è rimasta immatura e vittima di una onnipotenza infantile. Glasl, un noto studioso dei meccanismi sottostanti al conflitto, evidenzia come quest’ultima posizione, che apparentemente rende vincente una parte contro un’altra, è in realtà una posizione ‘lose-lose’ in cui entrambe le parti arriveranno a perdere. Pensando a questo, mi tornano in mente le parole, di una saggezza concisa e unica, della poesia ‘Sul muro’ di Bertol Brecht in cui si descrive chiaramente la doppia perdita: “Alla fine dell’ultima (Guerra) c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente’. Il poeta tedesco esprime con lapidaria efficacia l’idea che da qualunque parte del conflitto si patisce la fame e ci si trova in condizioni di vita pessime. La vera alternativa resta quindi il tentativo di prevenire l’escalation quando ancora la negoziazione tra posizioni diverse è possibile, e soprattutto mantenendo la tensione bassa e cercando in ogni modo di tutelare la dignità di entrambe le posizioni e il rispetto di chi sta dalla parte opposta. Se si riesce a vedere chi sta in opposizione come persona con un pensiero differente e non come nemico una prima tutela è operativa. Continuare a vedere nell’altro un nostro simile, seppur con origini, gusti e attitudini diverse dalle nostre, favorisce la possibilità che si creino soluzioni ‘vinci-vinci’. Questo processo è valido sia per la lettura delle tensioni individuali, sia dei conflitti fra gruppi e comunità e fra vere e proprie nazioni.  
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