cronaca
Otto anni e dieci mesi per violenza sessuale all’ex compagna
26 novembre 2025
Cuneo
Dopo un lungo periodo di latitanza, Alexander Sebastian Pelenoua si è presentato in aula all’ultima udienza del processo che lo vedeva imputato di violenza sessuale, furto aggravato, diffamazione, violazione di domicilio, violenza privata, lesioni e minacce aggravate ai danni della sua ex compagna. Lei lo aveva denunciato nel 2015 per le ripetute violenze subite, che costarono all’uomo una prima condanna a un anno e quattro mesi. Molto più pesante è stata però la condanna, a otto anni e dieci mesi, che oggi (mercoledì 26 novembre) gli è stata inflitta dal collegio dei giudici del tribunale di Cuneo per i fatti accaduti tra l’11 e il 24 maggio 2018. Pelenoua, cittadino romeno, era scappato all’estero la mattina del 24 maggio dopo essersi introdotto a casa della ex in piena notte infrangendo un vetro della finestra del soggiorno. Mentre i bambini si trovavano in un’altra stanza, obbligò la donna a seguirlo in bagno, dove la picchiò e violentò prima di costringerla sotto la minaccia di un coltello a seguirlo in auto con l’intento di ucciderla. “Siamo fortunati a discutere questo processo davanti ai giudici di un collegio e non davanti alla Corte d’Assise, perché questo è il quadro emerso nella progressione dei fatti accaduti”, ha evidenziato il pubblico ministero Carla Longo nella sua requisitoria che si è conclusa con la inchiesta di condanna a nove anni e quattro mesi di reclusione.
Dopo la lunga fuga dall’Italia Pelenoua si è presentato in aula per dire che lui viveva ancora in quella casa con la sua ex compagna, che avevano normali relazioni intime come tutte le coppie, che quella notte ebbero una discussione e che lui le diede solo uno schiaffo, che non è vero che scappò dall’Italia ma la mattina dopo si era semplicemente messo in viaggio di lavoro per l’estero. L’istruttoria ha però dimostrato che l’11 maggio le aveva rubato il telefono e lo aveva spaccato ma prima aveva tolto la sim e con quella aveva contattato su whatsapp i colleghi del corso per operatori sociosanitari che la donna stava frequentando. Li aveva minacciati perché ritenuti responsabili dell’allontanamento della donna e per metterla in cattiva luce ai loro occhi descrivendola come una cattiva madre poco attenta ai bisogni dei due figli. Immagini di una casa sporca e in disordine erano anche state pubblicate sulla chat della classe dei figli e portarono all’interessamento degli operatori dei servizi sociali, che però dopo un sopralluogo a casa della donna si resero conto della falsità dell’accusa. “Non ho rubato il cellulare”, si è subito premurato di dire l’uomo ai giudici, come se l’accusa di furto fosse la più grave di quelle che gli venivano contestate, “e con questo dimostrando - ha evidenziato ancora la dottoressa Longo - di non aver compreso la gerarchia dei fatti contestati in una connessione e progressione criminosa confermata da tutti i testi ascoltati”.
Oltre all’accusa di furto l’uomo ha rigettato anche l’accusa di violenza sessuale, anche di fronte alle immagini delle numerose ecchimosi e lesioni su tutto il corpo che vennero refertate alla donna non appena fu trasportata all’ospedale di Mondovì. Lividi sul volto, sul labbro, sul collo, sulle spalle, sull’addome e nella zona dei genitali, una ferita da taglio sulla caviglia: immagini di fronte alle quali l’imputato ha solamente saputo dire che forse se le era procurate cadendo in giardino su una catasta di legna mentre scappava dalla casa.
Non solo i referti medici parlavano di violenza ma anche lo stato della casa così come si presentò ai Carabinieri che vi entrarono per il sopralluogo: “C’era molto disordine e sangue dappertutto, per terra, nel lavandino, sugli asciugamani, c’erano ciocche di capelli insanguinati in bagno per terra”.
L’uomo scappò in Romania e prima che venisse diramato il mandato di cattura europeo era già arrivato in Inghilterra. Dopo circa un anno era stato fermato per rissa in Germania, riuscendo a scappare dalla stazione di polizia dove gli era stato notificato il mandato di cattura. Dopo qualche settimana era di nuovo in provincia di Cuneo, dove la sua auto uscì di strada sulla fondovalle Tanaro. Trasportato con l’ambulanza in ospedale se ne allontanò prima che arrivassero i Carabinieri ad arrestarlo.
Nel frattempo la donna se ne è andata dall’Italia e l’uomo si è presentato libero in tribunale dopo la revoca della misura cautelare. Costituita parte civile al processo, per la donna è stato chiesto un risarcimento da definire in sede civile con provvisionale esecutiva di 10.000 euro per lei e 5.000 per i due figli.
Di accuse non provate ha parlato invece la difesa, contestando lo stesso svolgimento del processo a un uomo che non è stato provato fosse a conoscenza dei reati contestati. I giudici hanno accordato alla parte civile la provvisionale di 10.000 euro e per l’uomo, oltre alla revoca della sospensione condizionale, hanno disposto anche l’interdizione dai pubblici uffici e il divieto di avvicinamento per la durata di due anni dai luoghi abitualmente frequentati da minori.