(foto Pixabay)
Fino a poche settimane fa, il percorso dell’euro digitale (la versione elettronica della moneta europea), pareva procedere spedito e senza intoppi. Negli ultimi giorni, invece, è sorto un improvviso contrasto tra Commissione Europea e Banca Centrale Europea, da una parte, e alcuni Stati (Germania in testa) e grandi banche del Nord Europa, dall’altra.
Le ragioni del contendere ruotano intorno alle priorità nello sviluppo dell’euro digitale. Secondo BCE e Commissione Europea, il percorso dovrebbe comprendere sia l’operatività online (cioè, i pagamenti attraverso internet) sia offline, vale a dire in assenza di connessione alla rete. Secondo la Germania e le principali banche tedesche, francesi e olandesi, invece, la versione digitale della nostra moneta dovrebbe essere utilizzata (per lo meno in una prima fase) solamente per l’offline, mentre lo sviluppo di sistemi per il pagamento al dettaglio online dovrebbe essere lasciato all’iniziativa del sistema bancario privato, e solamente in assenza di iniziative di privati, affidato gli operatori pubblici. Quest’ultima posizione ha recentemente avuto il sostegno di Fernando Navarrete, europarlamentare del Partito Popolare Europeo (dunque, paradossalmente, appartenente al maggior gruppo parlamentare che sostiene la Commissione Europea) nonché relatore della proposta di regolamento sull’euro digitale da parte della Commissione Europea, che il Parlamento Europeo si accinge a discutere.
A livello politico, la presa di posizione di Navarrete è stata criticata da socialisti, sinistra e verdi e ha suscitato perplessità all’interno degli stessi popolari, mentre sono tendenzialmente favorevoli i conservatori.
La partita, evidentemente, è delicata e la stessa fluidità degli orientamenti lascia intendere che i differenti punti di vista attraversano trasversalmente gli schieramenti. Da un lato, infatti, ci sono alcuni grandi gruppi bancari tedeschi, francesi e olandesi che recentemente hanno mostrato interesse per questo settore, peraltro apparentemente ignorando le soluzioni di pagamento paneuropee già presenti e funzionanti sul mercato. Dall’altro ci sono le istituzioni europee (BCE e Commissione Europea) che vorrebbero mantenere il controllo della circolazione e dell’utilizzo dell’euro digitale nell’ambito della sfera pubblica. Per quel che ci riguarda, l’Italia e i grandi gruppi bancari italiani sono in linea con questa ultima posizione, seppure con qualche distinguo.
Spettatori (molto) interessati sono, infine, i grandi circuiti di pagamento internazionali, tutti americani. Lo scopo stesso dell’avvio delle attività in vista dell’euro digitale è quello, dichiarato dai vertici istituzionali europei, di riconquistare il controllo dei pagamenti elettronici nel vecchio continente, il cui mercato vede, oggi, la massiccia presenza dei gestori dei circuiti delle carte di pagamento, come Visa, Mastercard e American Express.
Per parte sua, il ruolo del sistema bancario è quanto mai delicato. Le banche, infatti, hanno una lunga storia di collaborazione con i circuiti delle carte, sia perché ne rappresentano il principale canale di distribuzione, sia perché è alle medesime banche che gli esercenti devono rivolgersi per poter essere convenzionate con i circuiti e, così, consentire alla propria clientela di poter pagare con carta.
BCE, Commissione, Parlamento, banche e circuiti internazionali stanno, quindi, ridefinendo un quadro estremamente sensibile dal punto di vista politico, strategico ed economico. Gli ingredienti ci sono tutti perché l’attenzione e la partecipazione salga di livello. Fino ad oggi non è stato così, ma non è troppo tardi. Il dibattito intorno all’euro digitale coinvolge, infatti, alcune delle decisioni fondamentali che una comunità politicamente organizzata è chiamata a adottare. Si tratta di decidere, infatti, se, davvero, l’Europa vuole riprendere il controllo della circolazione monetaria e se questo settore debba essere affidato al controllo di operatori pubblici istituzionali oppure in che modo organizzare i rapporti di una virtuosa collaborazione tra mondo istituzionale e realtà economiche presenti sul mercato. Si tratta di capire, inoltre, se in mondo bancario ha la volontà di sostenere anche le realtà europee già esistenti, che da tempo rappresentano una valida alternativa ai circuiti delle carte di credito, oppure se, ancora una volta, prevarranno i particolarismi e le rivalità regionali. Tutto ciò, anche alla luce di valutazioni di ordine politico che, per definizione, dovrebbero essere orientate al bene comune.
editoriale
(foto Pixabay)
Fino a poche settimane fa, il percorso dell’euro digitale (la versione elettronica della moneta europea), pareva procedere spedito e senza intoppi. Negli ultimi giorni, invece, è sorto un improvviso contrasto tra Commissione Europea e Banca Centrale Europea, da una parte, e alcuni Stati (Germania in testa) e grandi banche del Nord Europa, dall’altra.
Le ragioni del contendere ruotano intorno alle priorità nello sviluppo dell’euro digitale. Secondo BCE e Commissione Europea, il percorso dovrebbe comprendere sia l’operatività online (cioè, i pagamenti attraverso internet) sia offline, vale a dire in assenza di connessione alla rete. Secondo la Germania e le principali banche tedesche, francesi e olandesi, invece, la versione digitale della nostra moneta dovrebbe essere utilizzata (per lo meno in una prima fase) solamente per l’offline, mentre lo sviluppo di sistemi per il pagamento al dettaglio online dovrebbe essere lasciato all’iniziativa del sistema bancario privato, e solamente in assenza di iniziative di privati, affidato gli operatori pubblici. Quest’ultima posizione ha recentemente avuto il sostegno di Fernando Navarrete, europarlamentare del Partito Popolare Europeo (dunque, paradossalmente, appartenente al maggior gruppo parlamentare che sostiene la Commissione Europea) nonché relatore della proposta di regolamento sull’euro digitale da parte della Commissione Europea, che il Parlamento Europeo si accinge a discutere.
A livello politico, la presa di posizione di Navarrete è stata criticata da socialisti, sinistra e verdi e ha suscitato perplessità all’interno degli stessi popolari, mentre sono tendenzialmente favorevoli i conservatori.
La partita, evidentemente, è delicata e la stessa fluidità degli orientamenti lascia intendere che i differenti punti di vista attraversano trasversalmente gli schieramenti. Da un lato, infatti, ci sono alcuni grandi gruppi bancari tedeschi, francesi e olandesi che recentemente hanno mostrato interesse per questo settore, peraltro apparentemente ignorando le soluzioni di pagamento paneuropee già presenti e funzionanti sul mercato. Dall’altro ci sono le istituzioni europee (BCE e Commissione Europea) che vorrebbero mantenere il controllo della circolazione e dell’utilizzo dell’euro digitale nell’ambito della sfera pubblica. Per quel che ci riguarda, l’Italia e i grandi gruppi bancari italiani sono in linea con questa ultima posizione, seppure con qualche distinguo.
Spettatori (molto) interessati sono, infine, i grandi circuiti di pagamento internazionali, tutti americani. Lo scopo stesso dell’avvio delle attività in vista dell’euro digitale è quello, dichiarato dai vertici istituzionali europei, di riconquistare il controllo dei pagamenti elettronici nel vecchio continente, il cui mercato vede, oggi, la massiccia presenza dei gestori dei circuiti delle carte di pagamento, come Visa, Mastercard e American Express.
Per parte sua, il ruolo del sistema bancario è quanto mai delicato. Le banche, infatti, hanno una lunga storia di collaborazione con i circuiti delle carte, sia perché ne rappresentano il principale canale di distribuzione, sia perché è alle medesime banche che gli esercenti devono rivolgersi per poter essere convenzionate con i circuiti e, così, consentire alla propria clientela di poter pagare con carta.
BCE, Commissione, Parlamento, banche e circuiti internazionali stanno, quindi, ridefinendo un quadro estremamente sensibile dal punto di vista politico, strategico ed economico. Gli ingredienti ci sono tutti perché l’attenzione e la partecipazione salga di livello. Fino ad oggi non è stato così, ma non è troppo tardi. Il dibattito intorno all’euro digitale coinvolge, infatti, alcune delle decisioni fondamentali che una comunità politicamente organizzata è chiamata a adottare. Si tratta di decidere, infatti, se, davvero, l’Europa vuole riprendere il controllo della circolazione monetaria e se questo settore debba essere affidato al controllo di operatori pubblici istituzionali oppure in che modo organizzare i rapporti di una virtuosa collaborazione tra mondo istituzionale e realtà economiche presenti sul mercato. Si tratta di capire, inoltre, se in mondo bancario ha la volontà di sostenere anche le realtà europee già esistenti, che da tempo rappresentano una valida alternativa ai circuiti delle carte di credito, oppure se, ancora una volta, prevarranno i particolarismi e le rivalità regionali. Tutto ciò, anche alla luce di valutazioni di ordine politico che, per definizione, dovrebbero essere orientate al bene comune.
L’Euro digitale nei giochi di potere per l’alternativa alle carte di credito
23 novembre 2025
Cuneo
(foto Pixabay)
Fino a poche settimane fa, il percorso dell’euro digitale (la versione elettronica della moneta europea), pareva procedere spedito e senza intoppi. Negli ultimi giorni, invece, è sorto un improvviso contrasto tra Commissione Europea e Banca Centrale Europea, da una parte, e alcuni Stati (Germania in testa) e grandi banche del Nord Europa, dall’altra.
Le ragioni del contendere ruotano intorno alle priorità nello sviluppo dell’euro digitale. Secondo BCE e Commissione Europea, il percorso dovrebbe comprendere sia l’operatività online (cioè, i pagamenti attraverso internet) sia offline, vale a dire in assenza di connessione alla rete. Secondo la Germania e le principali banche tedesche, francesi e olandesi, invece, la versione digitale della nostra moneta dovrebbe essere utilizzata (per lo meno in una prima fase) solamente per l’offline, mentre lo sviluppo di sistemi per il pagamento al dettaglio online dovrebbe essere lasciato all’iniziativa del sistema bancario privato, e solamente in assenza di iniziative di privati, affidato gli operatori pubblici. Quest’ultima posizione ha recentemente avuto il sostegno di Fernando Navarrete, europarlamentare del Partito Popolare Europeo (dunque, paradossalmente, appartenente al maggior gruppo parlamentare che sostiene la Commissione Europea) nonché relatore della proposta di regolamento sull’euro digitale da parte della Commissione Europea, che il Parlamento Europeo si accinge a discutere.
A livello politico, la presa di posizione di Navarrete è stata criticata da socialisti, sinistra e verdi e ha suscitato perplessità all’interno degli stessi popolari, mentre sono tendenzialmente favorevoli i conservatori.
La partita, evidentemente, è delicata e la stessa fluidità degli orientamenti lascia intendere che i differenti punti di vista attraversano trasversalmente gli schieramenti. Da un lato, infatti, ci sono alcuni grandi gruppi bancari tedeschi, francesi e olandesi che recentemente hanno mostrato interesse per questo settore, peraltro apparentemente ignorando le soluzioni di pagamento paneuropee già presenti e funzionanti sul mercato. Dall’altro ci sono le istituzioni europee (BCE e Commissione Europea) che vorrebbero mantenere il controllo della circolazione e dell’utilizzo dell’euro digitale nell’ambito della sfera pubblica. Per quel che ci riguarda, l’Italia e i grandi gruppi bancari italiani sono in linea con questa ultima posizione, seppure con qualche distinguo.
Spettatori (molto) interessati sono, infine, i grandi circuiti di pagamento internazionali, tutti americani. Lo scopo stesso dell’avvio delle attività in vista dell’euro digitale è quello, dichiarato dai vertici istituzionali europei, di riconquistare il controllo dei pagamenti elettronici nel vecchio continente, il cui mercato vede, oggi, la massiccia presenza dei gestori dei circuiti delle carte di pagamento, come Visa, Mastercard e American Express.
Per parte sua, il ruolo del sistema bancario è quanto mai delicato. Le banche, infatti, hanno una lunga storia di collaborazione con i circuiti delle carte, sia perché ne rappresentano il principale canale di distribuzione, sia perché è alle medesime banche che gli esercenti devono rivolgersi per poter essere convenzionate con i circuiti e, così, consentire alla propria clientela di poter pagare con carta.
BCE, Commissione, Parlamento, banche e circuiti internazionali stanno, quindi, ridefinendo un quadro estremamente sensibile dal punto di vista politico, strategico ed economico. Gli ingredienti ci sono tutti perché l’attenzione e la partecipazione salga di livello. Fino ad oggi non è stato così, ma non è troppo tardi. Il dibattito intorno all’euro digitale coinvolge, infatti, alcune delle decisioni fondamentali che una comunità politicamente organizzata è chiamata a adottare. Si tratta di decidere, infatti, se, davvero, l’Europa vuole riprendere il controllo della circolazione monetaria e se questo settore debba essere affidato al controllo di operatori pubblici istituzionali oppure in che modo organizzare i rapporti di una virtuosa collaborazione tra mondo istituzionale e realtà economiche presenti sul mercato. Si tratta di capire, inoltre, se in mondo bancario ha la volontà di sostenere anche le realtà europee già esistenti, che da tempo rappresentano una valida alternativa ai circuiti delle carte di credito, oppure se, ancora una volta, prevarranno i particolarismi e le rivalità regionali. Tutto ciò, anche alla luce di valutazioni di ordine politico che, per definizione, dovrebbero essere orientate al bene comune.