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I numeri del fenomeno migratorio in Italia e in Europa

23 novembre 2025

Cuneo

SAI_professioni_2 Secondo le stime Onu relative all’anno 2024, nel mondo si contano circa 304 milioni migranti internazionali; valore che è aumentato notevolmente nel corso degli ultimi 30 anni. Con oltre 100 milioni di migranti, l’Unione Europea si conferma la principale destinazione scelta, seguita dall’Asia e dal Nord America. Una delle cause principali che motiva questo spostamento verso il nord del mondo è che quest’area geografica, nonostante sia molto meno popolosa rispetto ad altre aree, concentra quasi la metà dell’intera ricchezza mondiale; al contrario del sud del mondo, dove vive oltre l’80% della popolazione ma il reddito medio è quattro volte più basso. Oltre alle motivazioni economiche, una buona parte del movimento nazionale ed internazionale è causato da guerre e carestie: oggi quasi 700 milioni di persone soffrono la fame e più di 2 miliardi di individui vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Inoltre, i conflitti, sia interni che tra stati, continuano ad aumentare. Infine, solo nel 2024 circa 123 milioni di persone se ne sono andate dal loro Paese a seguito di persecuzioni o disastri ambientali; tra queste, circa 73 milioni sono sfollate interne, 39 milioni rifugiate e richiedenti asilo e 10 milioni sfollate climatiche. La situazione nell’Unione Europea In questo quadro complesso, l’Unione Europea continua ad “invecchiare”, in quanto la sua popolazione fa sempre meno figli. Nonostante necessiti di nuova forza lavoro, pratica respingimenti e spesso presenta una narrazione molto rigida. Nel 2024 si sono registrati circa 240 mila attraversamenti irregolari e oltre 120 mila respingimenti. Inoltre, solo nel mar Mediterraneo più di 2.500 persone hanno perso la vita tentando la traversata. In Italia sono sbarcati 66 mila individui, il 58% in meno rispetto al 2023. Tra loro, oltre 12 mila sono stati salvati in mare dalle Ong (organizzazioni non governative), nonostante le restrizioni imposte loro. “Solo nel Mediterraneo centrale negli ultimi dieci anni sono morte o disperse più di 25 mila persone – ha commentato durante la presentazione del Dossier Valeria Taurino, direttrice generale di Sos Mediterranee Italia -. È la rotta migratoria più letale al mondo e non è un destino inevitabile, è il risultato di scelte politiche che hanno di fatto ostacolato il soccorso in mare e criminalizzato le persone in fuga, invece che proteggerle. In questi anni Sos Mediterranee ha salvato quasi 43 mila persone e abbiamo visto tantissima umanità in mare, ma altrettanta disumanità l’abbiamo vista nelle politiche, perché nonostante si siano succeduti governi, si siano cambiate le politiche, le prassi, le tattiche, i toni a volte, in realtà non è mai cambiato poi il risultato finale.” A inizio 2024 all’interno dell’Unione Europea risiedevano circa 43 milioni cittadini stranieri, di cui 14 milioni comunitari. Includendo i nati all’estero e i naturalizzati, i residenti con background migratorio superavano i 60 milioni. Le richieste di asilo effettuate all’interno dell’Unione sono state quasi un milione e i Paesi nei quali sono state presentate più domande sono Germania, Spagna, Francia e Italia.  In Italia A inizio 2025 in Italia risiedevano quasi 5 milioni e mezzo di stranieri (9% della popolazione complessiva del Paese. La maggior parte dei residenti stranieri nel Paese arriva da un altro paese europeo, a seguire vi è un’importante presenza di residenti stranieri provenienti dall’Asia e dall’Africa e, infine, solo una piccola percentuale dall’America. Il Paese specifico di maggior provenienza è la Romania: si contano infatti un milione di residenti romeni, seguiti da albanesi, marocchini, cinesi e ucraini. I non comunitari regolarmente residenti sono saliti a 3.800.000 a fine 2024; poco più della metà detiene un permesso di lungo periodo, mentre tra i restanti con un permesso a termine, più di un terzo è in Italia per motivi familiari, per lavoro o per necessità di protezione. Di questi ultimi, 139 mila sono in accoglienza, ma solo uno su quattro si trova nei centri del Sai (sistema di accoglienza pubblico). La maggioranza è ospitata nei “centri di accoglienza straordinari”, dove i servizi sono minimi. Pochi sono i permessi rilasciati per motivi lavorativi. Nonostante ciò, i lavoratori stranieri sono aumentati di quasi il 6%, superando i due milioni e mezzo. Sono però diminuiti gli stranieri in cerca di lavoro, che restano però il 17% di tutti i disoccupati. Dietro a questi dati complessivamente positivi, però, si nascondono grandi disuguaglianze: solo un decimo dei lavoratori stranieri ricopre ruoli dirigenziali, contro quasi il 40% degli italiani. Più della metà e impiegata in lavori operai o non qualificati. Inoltre, gli stessi generalmente percepiscono retribuzioni più basse, in media 17 mila euro l’anno, mentre la media retributiva dei lavoratori italiani equivale a circa 24.400. “Ci rubano il lavoro, ricordate ci hanno detto, mentre in realtà, lo sappiamo, li convogliamo in massa, li teniamo schiacciati per anni su quelle professioni più sottopagate, più logoranti, più insicure che ormai lo sanno anche le pietre, gli italiani non vogliono più fare neanche in tempi di crisi, come hanno dimostrato - ha dichiarato durante la presentazione del Dossier Luca Di Sciullo, presidente del centro studio ricerche Idos -. Per cui non c’è in realtà nessuna competizione nel mercato occupazionale in cui gli uni possano davvero rubare il lavoro agli altri.” In aggiunta, quasi la metà dei residenti stranieri vive a rischio di povertà o di esclusione sociale ma, di questi, solo uno su 14 beneficia dell’assegno di inclusione, spesso siccome i requisiti di accesso non lo permettono. Nonostante ciò, i lavoratori stranieri offrono un contributo positivo all’Italia: la bilancia tra costi sociali ed entrate assicurate all’erario pende a favore di queste ultime, con un guadagno netto di 4 miliardi e 600 milioni di euro, con cui lo Stato sostiene servizi, pensioni e welfare collettivi. In Italia, gli immigrati spesso vivono in condizioni di povertà abitativa: quasi due su tre vivono in affetto e spesso senza contratto regolare. Altri vivono nel luogo nel quale lavorano, o condividono stanze con amici o connazionali. Infine, la difficoltosa procedura per ottenere la cittadinanza italiana gioca un ruolo non indifferente nell’impedimento della piena partecipazione degli immigrati alla vita sociale del Paese. Nel 2024, più di 217 mila richiedenti hanno acquisito la cittadinanza italiana, molti di questi solamente dopo aver risieduto per i dieci anni richiesti: un’importante attesa che pesa molto anche sui figli degli immigrati. Gli alunni stranieri che frequentano la scuola in Italia ammontano a 931 mila, circa il 12% degli studenti complessivi. Nonostante due su tre siano nati in Italia, con l’aumentare del livello d’istruzione diminuisce la loro presenza: da quasi il 14% nelle primarie a meno del 9% nelle secondarie di secondo grado, dove due terzi degli stessi scelgono di frequentare istituti tecnici o professionali. Questi sono i dati presentati nella 35ª edizione del Dossier Statistico Immigrazione 2025 del Centro studi e ricerche Idos, un volume che restituisce al territorio un’analisi del fenomeno migratorio internazionale e in Italia. Lo stesso, realizzato in collaborazione con il centro studi “Confronti”, è stato redatto con il contributo di oltre 100 studiosi ed esperti nazionali ed internazionali ed è stato presentato lo scorso martedì 4 novembre in diretta nazionale diretta dal teatro Orione di Roma.
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