cronaca
Maltrattamenti alla moglie, condannato a due anni e mezzo
19 novembre 2025
Cuneo
Si è chiuso con una condanna a due anni e sei mesi di reclusione il processo a carico di P. M., 51enne accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate alla moglie (una donna di origine tedesca che in seguito all’ultima aggressione subita nell’agosto 2021, scappò insieme ai genitori che erano venuti a trovarla, tornando a vivere con loro in Germania).
Sposati da undici anni, i due avevano avuto nel 2019 una bambina che, stando a quanto riferito dalla donna ai Carabinieri in sede di denuncia, aveva assistito alle aggressioni del padre, in particolare la sera del 18 agosto quando l’uomo colpì la donna con una bottiglia, ferendola a un sopracciglio. È l’unico referto ospedaliero, con una prognosi di 15 giorni, consegnato agli inquirenti nel corso delle indagini, ma tanti altri erano stati gli episodi di violenza subiti dalla donna e mai denunciati, in un contesto di progressivo isolamento da tutto e da tutti in cui si era venuta a trovare nel corso della loro convivenza.
“Continuamente dalla loro casa i vicini sentivano provenire urla dell’uomo e insulti verso la vittima - ha sottolineato il pm Francesca Lombardi nella sua requisitoria, con la richiesta di condanna a tre anni e tre mesi - mentre lei restava in silenzio e quando usciva era costretta a coprire con i capelli o gli occhiali i segni dei colpi ricevuti”.
Oltre alle botte anche le minacce, come quella riferita direttamente alla piccola figlia quando davanti alla moglie disse che “i nonni da ora sono morti e dormono in cielo”. Una minaccia che l’uomo aveva rivolto direttamente ai suoceri quando loro vennero in Italia a trovare figlia e nipote.
Fu proprio la loro presenza a indurre la donna, che fino ad allora aveva sempre sopportato in silenzio, a recarsi dai Carabinieri per denunciare e poi allontanarsi definitivamente dall’Italia. Intanto P. M., da più di trent’anni dipendente da alcool e cocaina, fu sottoposto a libertà vigilata.
Con perizia da parte del tribunale, gli è stato riconosciuto un disturbo borderline aggravato dal continuo abuso di sostanze; un percorso di riabilitazione non era mai stato intrapreso seriamente poiché l’uomo non si era mai dimostrato capace di comprendere la gravità della propria situazione ed è per questo che, come misura di sicurezza, ne è stato chiesto il collocamento in una struttura Rems (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza ).
Da parte sua l’avvocato di difesa Fabrizio Di Vito ha sottolineato la carenza di un’istruttoria in cui non era stato possibile ascoltare né la parte offesa né i genitori di lei che non erano più tornati in Italia e di cui erano solamente state acquisite le dichiarazioni rese in sede di denuncia: “Agli atti abbiamo un solo episodio di lesioni di cui non è stato verificato neanche il contesto e la dinamica, se sia cioè accaduto volontariamente o accidentalmente, e nessuna testimonianza che possa confermare lo stato di soggezione e controllo da parte del mio assistito, tanto che la donna in questi anni si è anche recata all’estero a trovare la sorella”.
A fronte della richiesta di assoluzione avanzata dalla difesa con la richiesta di poter frequentare in maniera continuativa il Sert, il collegio dei giudici ha però condannato l’uomo a due anni e sei mesi di reclusione, riconoscendo la prevalenza della seminfermità mentale sulle aggravanti contestate, e disponendo il suo collocamento in una Rems, con revisione a marzo prossimo del suo stato di pericolosità.