editoriale

Elogio della gentilezza

16 novembre 2025

Cuneo

Gio Evan Gio Evan Oggi, giovedì 13 novembre, è la Giornata mondiale della gentilezza. È una occasione nata dal desiderio di diffondere e richiamare l’attenzione sulla cultura del rispetto e della cura reciproca, a partire dal modo con cui quotidianamente ci rapportiamo gli uni gli altri, in famiglia, tra amici, ma anche e soprattutto al lavoro o a scuola, dove, a seconda dell’età e dei ruoli, trascorriamo molto del nostro tempo. La gentilezza è un’attitudine di interagire con l’altro in modo delicato e rispettoso delle sue specifiche sensibilità umane. Con l’intento di non ferirlo, non umiliarlo e non aggredirlo con modi ruvidi, parole graffianti, toni che spaventano o indignano. La gentilezza nasce dal desiderio di aver cura non solo del messaggio che mandiamo, ma anche del modo con cui lo trasmettiamo, consapevoli che alcuni modi feriscono la dignità e lasciano strascichi a lungo. Mi capita spesso di ascoltare persone che, a distanza di anni, devono rielaborare il ricordo di una discussione con toni prevaricanti di un superiore o un rimprovero con toni umilianti ricevuto da un insegnante o, ancor più doloroso, di un modo rude ripetuto nel tempo, subito da un genitore. La gentilezza in famiglia, e tra persone legate da vincoli affettivi, favorisce un clima sereno, di scambio benevolo che potenzia il circolare di emozioni positive. E, perché no, del divertimento. In ambito professionale garantisce  un assetto lavorativo più proficuo perché doversi difendere da qualcuno, stare sempre in allerta è un dispendio inutile di energie. a gentilezza autentica si differenzia da un modo manipolativo di imbonire l’altro per ‘tenerselo’ buono. Si fonda su un desiderio profondo di avere rispetto verso l’altro e si sposa con la valorizzazione della relazione umana, anche in un contesto lavorativo. Per mantenere stabilmente un modo gentile di rapportarsi agli altri bisogna averlo visto, sperimentato, appreso. Mi torna in mente la canzone di Giò Evan che si intitola “Persone medicina”, in cui sottolinea il ruolo della nonna nell’allenarlo a riconoscere i modi benefici di relazionarsi: “Nonna diceva che esistono persone che hanno le tisane dentro gli occhi Camomilla nello sguardo Che sanno dove metterti dentro le parole giuste Persone che hanno imparato a frequentare così bene il sole Che sanno addirittura accompagnarti fino al tuo tramonto Nonna le chiamava “persone medicina”. Gentilezza fa rima con mitezza, quella disposizione di sicurezza interiore che permette di affermarsi in modo docile senza bisogno di prevaricare sull’altro per dimostrare il nostro potere, per gestire il nostro ruolo o per ribadire dei limiti. Per riuscire a mantenere un modo gentile di rapportarsi agli altri è importante la capacità di trattenere gli impulsi, di contrastare l’ansia e la fretta, che portano spesso a guardare solo la meta, trascurando il percorso per raggiungerla. In realtà il modo è parte del raggiungimento degli obiettivi. È necessario anche credere che l’autorevolezza conta di più dell’autorità e impegnarsi nel trovare modi nuovi per affermarsi e per sancire il proprio ruolo. L’etimologia della parola gentilezza, che deriva da gens, ci ricorda che siamo tutti umani, vulnerabili e fragili, parte di una stessa umanità e che riservare delicatezza gli uni verso gli altri riduce ferite evitabili e migliora la qualità di vita.
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