Sono 6,1 milioni gli italiani iscritti all’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero.
È quanto emerge dal Rapporto Migrantes Italiani nel mondo 2024, pubblicato dall’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Il documento fotografa un’Italia in cui non è l’immigrazione a crescere in modo significativo, come una certa retorica vuole farci credere, ma l’emigrazione: sempre più italiani scelgono di lasciare il Paese.
La storia dell’Italia è da sempre intrecciata con i grandi movimenti migratori. Se un tempo a partire erano contadini e operai in cerca di riscatto e fortuna, oggi i nuovi emigranti inseguono obiettivi diversi: vogliono sperimentare esperienze internazionali, mettersi alla prova in contesti multiculturali, valorizzare la propria professione e migliorare la qualità della vita.
Negli ultimi dodici mesi circa 90 mila italiani hanno lasciato il Paese. La metà di loro ha tra i 18 e i 34 anni: una generazione che cerca all’estero migliori opportunità lavorative e retributive. Tuttavia, il rapporto smentisce il luogo comune dei “cervelli in fuga”: non partono solo giovani altamente specializzati, ma persone di ogni livello formativo e professionale accomunate dal desiderio di migliorare la propria condizione personale e familiare.
Non sono solo i giovani, però, a fare le valigie. Anche molti anziani scelgono di trasferirsi all’estero, spinti da cinque motivi principali: un clima più mite, un regime fiscale più vantaggioso, un sistema sanitario efficiente, un costo della vita più basso e un ambiente culturalmente più vivace.
Molti di loro non tornano più. I dati lo confermano: fuori dai confini nazionali vive ormai un’“altra Italia” grande quanto una regione come il Lazio.
La comunità italiana all’estero proviene da tutte le regioni del Paese e quasi la metà dei connazionali risiede oltreconfine da più di 15 anni.
Più di 3,3 milioni di italiani, pari al 54%, vivono in Europa, a testimonianza di un forte senso di appartenenza al “vecchio continente” e, in un certo senso, agli ideali di un’Europa unita. Il 40,6% (circa 2,4 milioni) vive nelle Americhe, il 2,7% in Oceania, l’1,3% in Asia e l’1,1% in Africa. All’estero gli italiani nascono, crescono, lavorano e invecchiano.
Dal 2020, l’Italia ha perso circa 652 mila residenti. Nello stesso periodo, invece, è aumentato il numero di chi ha deciso di stabilirsi definitivamente all’estero.
Un dato simbolico e preoccupante: l’unica Italia che continua a crescere è quella fuori dai suoi confini.
editoriale
Sono 6,1 milioni gli italiani iscritti all’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero.
È quanto emerge dal Rapporto Migrantes Italiani nel mondo 2024, pubblicato dall’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Il documento fotografa un’Italia in cui non è l’immigrazione a crescere in modo significativo, come una certa retorica vuole farci credere, ma l’emigrazione: sempre più italiani scelgono di lasciare il Paese.
La storia dell’Italia è da sempre intrecciata con i grandi movimenti migratori. Se un tempo a partire erano contadini e operai in cerca di riscatto e fortuna, oggi i nuovi emigranti inseguono obiettivi diversi: vogliono sperimentare esperienze internazionali, mettersi alla prova in contesti multiculturali, valorizzare la propria professione e migliorare la qualità della vita.
Negli ultimi dodici mesi circa 90 mila italiani hanno lasciato il Paese. La metà di loro ha tra i 18 e i 34 anni: una generazione che cerca all’estero migliori opportunità lavorative e retributive. Tuttavia, il rapporto smentisce il luogo comune dei “cervelli in fuga”: non partono solo giovani altamente specializzati, ma persone di ogni livello formativo e professionale accomunate dal desiderio di migliorare la propria condizione personale e familiare.
Non sono solo i giovani, però, a fare le valigie. Anche molti anziani scelgono di trasferirsi all’estero, spinti da cinque motivi principali: un clima più mite, un regime fiscale più vantaggioso, un sistema sanitario efficiente, un costo della vita più basso e un ambiente culturalmente più vivace.
Molti di loro non tornano più. I dati lo confermano: fuori dai confini nazionali vive ormai un’“altra Italia” grande quanto una regione come il Lazio.
La comunità italiana all’estero proviene da tutte le regioni del Paese e quasi la metà dei connazionali risiede oltreconfine da più di 15 anni.
Più di 3,3 milioni di italiani, pari al 54%, vivono in Europa, a testimonianza di un forte senso di appartenenza al “vecchio continente” e, in un certo senso, agli ideali di un’Europa unita. Il 40,6% (circa 2,4 milioni) vive nelle Americhe, il 2,7% in Oceania, l’1,3% in Asia e l’1,1% in Africa. All’estero gli italiani nascono, crescono, lavorano e invecchiano.
Dal 2020, l’Italia ha perso circa 652 mila residenti. Nello stesso periodo, invece, è aumentato il numero di chi ha deciso di stabilirsi definitivamente all’estero.
Un dato simbolico e preoccupante: l’unica Italia che continua a crescere è quella fuori dai suoi confini.
Oltre 6 milioni di Italiani vivono all’estero
15 novembre 2025
Cuneo
Sono 6,1 milioni gli italiani iscritti all’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero.
È quanto emerge dal Rapporto Migrantes Italiani nel mondo 2024, pubblicato dall’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Il documento fotografa un’Italia in cui non è l’immigrazione a crescere in modo significativo, come una certa retorica vuole farci credere, ma l’emigrazione: sempre più italiani scelgono di lasciare il Paese.
La storia dell’Italia è da sempre intrecciata con i grandi movimenti migratori. Se un tempo a partire erano contadini e operai in cerca di riscatto e fortuna, oggi i nuovi emigranti inseguono obiettivi diversi: vogliono sperimentare esperienze internazionali, mettersi alla prova in contesti multiculturali, valorizzare la propria professione e migliorare la qualità della vita.
Negli ultimi dodici mesi circa 90 mila italiani hanno lasciato il Paese. La metà di loro ha tra i 18 e i 34 anni: una generazione che cerca all’estero migliori opportunità lavorative e retributive. Tuttavia, il rapporto smentisce il luogo comune dei “cervelli in fuga”: non partono solo giovani altamente specializzati, ma persone di ogni livello formativo e professionale accomunate dal desiderio di migliorare la propria condizione personale e familiare.
Non sono solo i giovani, però, a fare le valigie. Anche molti anziani scelgono di trasferirsi all’estero, spinti da cinque motivi principali: un clima più mite, un regime fiscale più vantaggioso, un sistema sanitario efficiente, un costo della vita più basso e un ambiente culturalmente più vivace.
Molti di loro non tornano più. I dati lo confermano: fuori dai confini nazionali vive ormai un’“altra Italia” grande quanto una regione come il Lazio.
La comunità italiana all’estero proviene da tutte le regioni del Paese e quasi la metà dei connazionali risiede oltreconfine da più di 15 anni.
Più di 3,3 milioni di italiani, pari al 54%, vivono in Europa, a testimonianza di un forte senso di appartenenza al “vecchio continente” e, in un certo senso, agli ideali di un’Europa unita. Il 40,6% (circa 2,4 milioni) vive nelle Americhe, il 2,7% in Oceania, l’1,3% in Asia e l’1,1% in Africa. All’estero gli italiani nascono, crescono, lavorano e invecchiano.
Dal 2020, l’Italia ha perso circa 652 mila residenti. Nello stesso periodo, invece, è aumentato il numero di chi ha deciso di stabilirsi definitivamente all’estero.
Un dato simbolico e preoccupante: l’unica Italia che continua a crescere è quella fuori dai suoi confini.