editoriale

Finanza cooperativa: dalla comunità locale alla stabilità globale

19 ottobre 2025

Cuneo

sportello bancario In una recente relazione, dal titolo “Solidarietà e cooperazione: dalla comunità locale alla stabilità globale”, il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, si è soffermato sulle funzioni e sulle prospettive della finanza cooperativa. Le radici di questa realtà, largamente diffusa anche nel nostro territorio, con la sua attenzione alle necessità delle comunità locali e la sua tradizione di responsabilità, ha affermato Panetta, la rendono un modello nell’intermediazione finanziaria. Molto prima che i principi della responsabilità sociale dell’impresa trovassero spazio negli statuti e nelle documentazioni societarie dei grandi gruppi, le istituzioni finanziarie del credito cooperativo ne facevano il loro modo di operare nella quotidianità. Nel tempo, prosegue il Governatore Panetta, queste realtà locali hanno permesso l’accesso alle risorse finanziarie a famiglie e imprese del territorio, garantendo inclusione, resilienza e crescita sostenibile. In Europa, sono oltre 700.000 i dipendenti e più di 90 milioni i soci delle istituzioni finanziarie del credito cooperativo; nel mondo, sono diffuse in oltre cento Stati e contano oltre 400 milioni di soci. La presenza della finanza cooperativa a livello globale ha contribuito a contrastare le grandi crisi finanziarie e a garantire l’accesso al credito in intere regioni escluse dai circuiti dei grandi investitori e ha costituito un efficace strumento di protezione dalla povertà per le fasce più deboli, di contrasto alla disuguaglianza e di promozione di uno sviluppo equilibrato. Secondo Panetta, il capitale sociale rappresentato dal credito cooperativo deve diventare “capitale sociale internazionale” per rivitalizzare la cooperazione multilaterale. I principi di solidarietà, fiducia e responsabilità non devono limitarsi a sostenere le economie locali, ma possono guidare la comunità internazionale nel sostenere le fasce più fragili della società, nel combattere le disuguaglianze e nel superare il peso del debito delle nazioni più povere. Si tratta di una investitura ambiziosa, segno che la generatività dell’economia e della finanza cooperativa non si esaurisce nella dimensione locale e che la grande finanza internazionale non solo non risolve tutti i problemi ma, probabilmente, genera o alimenta processi sui quali è necessario intervenire. La suggestione di “capitale sociale internazionale”, infatti, merita particolare attenzione in una cultura che tende a vedere lo sviluppo nei grandi processi planetari e, al contrario, nei mercati e nelle realtà locali un ostacolo o, semplicemente, una terra da conquistare e asservire al colosso di turno del commercio o della finanza globali. Il processo che suggerisce Panetta è inverso ed è descritto come una virtuosa contaminazione dal basso di logiche di mercato che hanno mostrato tutti i loro limiti. L’idea di un modello cooperativo che diventa una rete globale può davvero essere vincente e trarre energia dagli spazi lasciati abbandonati dai capitali dei fondi speculativi, sempre più distanti dall’economia reale e incapaci di sostenere i tempi dello sviluppo, perché sempre orientati alla ricerca di profitti nel breve o brevissimo termine. È evidente che, per assolvere a questo nuovo ruolo e per crescere nella quantità e nella qualità dell’offerta finanziaria, il credito cooperativo non può e non deve ripetere gli errori già commessi dai grandi gruppi bancari. Il nostro territorio ha sperimentato, in non pochi casi, le chiusure degli sportelli, la spersonalizzazione dei rapporti con la clientela, la spinta verso prodotti finanziari, assicurativi o accessori che ha sottratto visibilità ed energia alle attività bancarie primarie, come la raccolta del risparmio e l’esercizio del credito. Certamente, in un mondo in costante evoluzione e dove tutto cambia rapidamente, le proposte non possono rimanere le stesse di fronte alle sfide, solo per citarne alcune, della dematerializzazione della ricchezza, delle cripto-attività, dell’intelligenza artificiale o dei pagamenti istantanei. È importante, però, che, nell’affrontare queste sfide, le banche del territorio rimangano fedeli a se stesse e alle proprie radici. In un mondo in cui tutto sembra essere volatile, il territorio rimane quanto mai concreto, così come le persone che lo abitano.
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