economia

Il nuovo Piano Cave regionale

18 ottobre 2025

Cuneo

cartina cave C’erano voluti 38 anni, fino al 2016, per approvare la legge sulle cave. Poi ne sono serviti altri 9 per arrivare al Piano Regionale delle Attività Estrattive 2024-2034. Un parto lungo e difficile. Un piano per un comparto che oggi conta 273 imprese attive, oltre 10 mila addetti diretti e un indotto che coinvolge più di 200 mila lavoratori e un giro d’affari di 3,4 miliardi. Una prima adozione del Piano da parte della Giunta Regionale risale al dicembre 2022. Dopola Valutazione Ambientale, è seguita una nuova adozione nel dicembre 2024, ma le scadenze elettorali ne hanno rallentato l’approvazione definitiva in Consiglio regionale. Una norma approvata nel marzo 2024, a fine legislatura, ha poi permesso l’approvazione per stralci successivi relativi a specifici comparti, al fine di consentire approfondimenti e valutazioni mirate. Il documento approvato, infatti, riguarda il I° comparto (aggregati per costruzioni e infrastrutture) e il III° comparto (materiali industriali). Il II° comparto, relativo alle pietre ornamentali, sarà oggetto di un ulteriore provvedimento. È toccato all’assessore delegato alle attività estrattive, Marco Gallo, in carica da pochi mesi, riuscire a portare a termine l’iter di questo Piano, lungamente atteso. L’argomento, nonostante un confronto propositivo, ha diviso la maggioranza e l’opposizione: 27 i voti favorevoli, 19 quelli contrari. Dal centrodestra sono stati evidenziati gli aspetti legati alla valorizzazione delle risorse del sottosuolo, allo sviluppo economico e all’attenzione al mondo produttivo. Dall’opposizione, invece, sono emerse critiche sull’eccessivo asservimento agli interessi dei cavatori e sulla scarsa attenzione alla tutela del paesaggio. L’assessore Gallo si è comunque detto soddisfatto del risultato ottenuto:  “Con questo Piano il Piemonte si dota finalmente di regole certe e condivise. Uno strumento che dà sicurezza alle imprese, alle comunità e agli enti locali, perché permette di programmare investimenti nel medio-lungo periodo. Al tempo stesso, si riduce l’impatto ambientale e viene rafforzata la cultura del recupero, che in Piemonte è già un’eccellenza a livello nazionale. Il PRAE è un punto di equilibrio: valorizza le risorse del sottosuolo come motore di sviluppo economico, ma in un perimetro chiaro di sostenibilità e tutela del paesaggio. È un atto atteso da anni, necessario per guardare al futuro con responsabilità e con la certezza di una programmazione seria.” Fortemente critica l’opposizione, a partire dal Pd Domenico Rossi, primo firmatario della legge regionale n. 23 del 2016: “Pur riconoscendo alcuni miglioramenti intervenuti anche grazie alle numerose prescrizioni della Valutazione Ambientale Strategica, sono state corrette solo le criticità più evidenti. La prima versione era irricevibile; questa è stata migliorata anche grazie ai nostri emendamenti, ma resta insufficiente e lontana dalle aspirazioni della legge del 2016. Il Piano arriva poi con un ritardo inaccettabile e risulta comunque incompleto e debole, sia nel metodo sia nel merito delle sue scelte. Il documento approvato asseconda esclusivamente i desiderata delle imprese, trascurando il bene del territorio e la salute dei piemontesi. I volumi autorizzabili sono sproporzionati rispetto al fabbisogno reale, esponendo il Piemonte a un consumo di suolo insostenibile.” Critiche anche dalle altre forze di opposizione: Giulia Marro (Avs) ha parlato di un atto politico e non neutro, accusando il Piano di aprire la strada a nuove cave e di configurarsi come un “condono” per chi ha disatteso la legge. Alberto Unia (5Stelle) ha invece sottolineato come i numerosi contributi emersi nella fase di consultazione non siano stati accolti e come il Piano risulti sbilanciato a favore degli interessi estrattivi. Il Piano, anche se parziale, rappresenta comunque un importante documento di regolamentazione e pianificazione, soprattutto per la provincia di Cuneo, dove si concentra circa il 27% delle attività estrattive piemontesi. Queste sono principalmente localizzate lungo i fiumi Grana, Maira, Stura, Varaita, Tanaro e Po per l’estrazione di materiale alluvionale; nell’area di Roccavione-Robilante e Roaschia per il prelievo di quarzite utile alla produzione di vetro e a Valdieri per l’estrazione di calcare da cemento. Per quanto riguarda il PRAE del II° comparto, che interessa le pietre ornamentali – tra cui la famosa pietra di Luserna di Bagnolo, la quarzite di Barge e la pietra di Langa di Cortemilia – sarà necessario attendere ancora, anche se è già stato avviato l’iter per concludere anche questa parte del Piano.  
Regione Piemonte Approvazione Consiglio regionale Piano cave