editoriale

Una sanità sempre più privata è ancora compatibile con il sistema democratico?

12 ottobre 2025

Cuneo

Cuneo - Ospedale Santa Croce Il presente e il futuro della sanità pubblica nazionale e locale e, in particolare, dell’Ospedale di Cuneo, non sono “solo” temi centrali del dibattito politico e civile. La sanità pubblica rappresenta un pilastro imprescindibile di uno stato sociale e della stessa democrazia per come è intesa nella tradizione culturale, giuridica ed economica europea. Negli Stati Uniti, come è noto, si ragiona diversamente e la compatibilità di una sanità sostanzialmente privata con il sistema democratico non è messa in discussione, per lo meno a livello di opinione pubblica. Il mondo culturale e accademico più avveduto, in realtà, da tempo sta sollevando dubbi sui modelli iperliberisti statunitensi. Le riflessioni del professor Michael Sandel, filosofo politico e morale americano e docente presso l’università di Harvard, assumono un significato sempre più attuale anche per noi europei, visto il progressivo arretramento del servizio pubblico in settori strategici, a vantaggio di realtà private sempre più attrezzate. Secondo il professor Sandel, l’introduzione di logiche di mercato nei servizi essenziali per i cittadini e, più in generale, in ambiti che toccano i diritti fondamentali delle persone, stanno trasformando o rischiano di trasformare la nostra società in una società di mercato. L’economia di mercato, infatti, tende a plasmare la realtà civile e sociale a propria immagine e somiglianza e, se non adeguatamente governata e limitata a settori che non incidono sui diritti inviolabili, incide radicalmente sulla natura dei diritti stessi. Le tre conseguenze principali di questo passaggio da economia di mercato a società di mercato derivano dal fatto che tutto o quasi tutto rischia di poter essere comprato e venduto e vengono indicate dal professor Sandel nel salto qualitativo delle disuguaglianze, nella corrosione del significato più profondo di ciò che dovrebbe rimanere estraneo alle logiche del mercato e nella ridefinizione del concetto stesso di comunità, fino ad annullarlo. Il primo aspetto è quello più evidente. Se le disuguaglianze di reddito incidono sull’acquisto di automobili di lusso o sulla possibilità di permettersi viaggi in località esotiche, è un conto, ma se le disuguaglianze comportano che solo alcuni possono accedere a servizi sanitari adeguati o a un’istruzione di buon livello, allora il discorso è diverso. Non è più un problema di differenza di reddito, che incide sul tenore di vita delle persone, ma di possibilità di accesso a servizi essenziali, con conseguente esclusione di chi è più vulnerabile. Il rischio della corrosione dei diritti è, forse, meno immediato da cogliere, ma altrettanto serio. Il mercato, ha detto Sandel in un celebre discorso di qualche anno fa, non è inerte, ma condiziona e permea di sé quello che tocca. Se la cittadinanza può essere comprata, come la “Gold Card” del presidente Trump prevederebbe, allora il valore dell’accoglienza cessa di essere tale e diventa qualcos’altro. Nessuno mette in discussione il potere e il dovere di ogni Stato di regolamentare l’accesso sul proprio territorio. I meccanismi possono essere più o meno condivisibili, ma se il denaro entra in gioco, allora cambia tutto, perché essere cittadini o migranti assume un prezzo e smette di essere un percorso, giuridico o umano, nel quale la persona dovrebbe essere al centro. Infine, il senso della comunità. In una società di mercato, avverte Sandel, non esistono più tempi, spazi e momenti di vita civile e sociale realmente condivisi, perché, ad esempio, alcuni si cureranno in un posto e altri non più, alcuni studieranno in una scuola e chi non può permetterselo non studierà affatto oppure frequenterà un’altra scuola, meno attrezzata e con un’offerta formativa più povera. In altre parole, cessa di esistere la comunità come oggi la conosciamo e si formano gruppi che conducono vite sempre più separate, fino a smettere di comprendersi e, in alcuni casi, a entrare in conflitto. Quando si parla dell’Ospedale di Cuneo, la posta in gioco è altissima. Non tutti sembrano averlo sempre presente. Su certi temi non possono e non devono esserci fraintendimenti, giri di parole, sotterfugi o altre dinamiche che nulla hanno a che fare con la dignità del servizio e delle persone che compongono la comunità che ne trae beneficio.  
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