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La grande festa per i cinquant’anni di Fede e Luce in Italia

12 ottobre 2025

Cuneo

fede luce cuneo Dal 18 al 21 settembre oltre 500 pellegrini da tutta Italia e rappresentanti di Cipro, Grecia, Albania, Croazia e Slovenia si sono trovati al Santuario della Madonna di Pompei a ringraziare per i cinquant’anni di Fede e Luce nel nostro Paese. Con loro anche il coordinatore internazionale Raul Izquierdo Garcia  con la moglie Laura, dalla Spagna, e alcune persone dell’Arca di Roma, Il Chicco, e di quella di Bologna, l’Arcobaleno. “Grandi cose ha fatto per noi” è stato il filo conduttore di questi giorni di festa, di incontri, di preghiera, di testimonianze, di scambio, di danze. Fin dal primo giorno la gioia è palpabile. Più di sessanta comunità arrivano sventolando gli stendardi e i variopinti foulard. Dopo i saluti iniziali di padre Benoit Malvaux, assistente ecclesiastico nazionale, e di Pietro Vetro, presidente di Fede e Luce Italia, una danza accompagna l’entrata nella Sala Trapani di una grande rete, gettata dalla Barca di Fede e Luce (la barca è da sempre simbolo del Movimento), contenente decine e decine di cuori colorati con i nomi di tutte le comunità presenti in Italia.  Maria, ispiratrice del nostro pellegrinaggio, ha invitato tutti i partecipanti con il suo incipit ad “Alzarsi e andare”. La meditazione del giorno partiva con una tappa della vita di Maria. E in un clima di grande partecipazione ognuno è stato invitato a rispondere a due domande: Chi ti ha fatto incontrare Fede e Luce? Cosa ti spinge oggi a essere qui a Pompei? A legare le varie parti del programma tre giovani narratori giunti dalla Galilea, Nicolò, Marta e Angelo introducevano gli ospiti, le attività, i canti creando con tutta la sala un clima familiare e amico, offrendo ai presenti la certezza di non essere solo spettatori della Via Mariae, ma di esserne suoi contemporanei. Secondo giorno: “L’incontro è gioia!”. Ed entriamo nella casa di Zaccaria per vivere l’abbraccio di Maria con Elisabetta. La mattinata è ricamata di tre testimonianze di vita. Raul, coordinatore internazionale di Fede e Luce. “Avevo 18 anni ed ero catechista. Il parroco scelse me e il mio amico Roberto a partecipare ad un incontro diocesano: era la prima volta che incontravo persone con disabilità, genitori, amici insieme nella gioia. È stato l’incontro con Fede e Luce per me. Nel corso degli anni ho scoperto che Dio è vicino ai deboli, ho incontrato un Dio che sta con i piccoli e il centro del Suo interesse è l’essere umano così com’è, con le sue vulnerabilità e le sue ricchezze. La vita è fatta di incontri e Dio continua a uscire e a venirci a trovare anche oggi!”. Poi è la volta di Lina, mamma di Giulio, ragazzo portatore di handicap mentale. Dopo un tempo di disorientamento e scoraggiamento alla notizia di avere un figlio “diverso”, l’incontro con Fede e Luce. “Ci siamo sentiti amati e scelti da amici sinceri e ricchi di umanità”. Da Paolo, papà adottivo di Michela e di Maurizio, sono stato folgorato dai suoi pensieri e dalla sua storia, non senza lacrime di commozione. L’attesa di nove mesi per l’arrivo di un figlio naturale e l’attesa di un figlio adottivo portano con sé un comune denominatore: la capacità di reimparare a fermarsi, vale a dire ad “indugiare”. Bellissimo verbo che parla di pause, trepidanti e serene, di vita contemplativa, di sguardo lungo e cordiale sulle cose. La vita guadagna tempo e spazio, durata e ampiezza, quando recupera questa capacità di attendere. “Nessuno - concludeva Paolo la sua testimonianza - ti abbraccia come fa Maurizio!”. La canzone “Un milione di amici” accompagna l’applauso caloroso della folla in risposta alla vita raccontata sul palco e uno sventolio policromo di foulard svela un segreto agli sguardi attenti: se le onde silenziose della cronaca bianca riempissero le prime pagine dei giornali a beneficiarne sarebbero tutti i naviganti e finalmente le minacce di un mondo che si agita disorientato, scomparirebbero dietro l’orizzonte! Il pomeriggio tutti in visita agli scavi di Pompei seguendo percorsi consoni alle varie esigenze e possibilità. Occasione d’oro per raccogliere storie e condivisioni con persone di altre comunità, calcando i passi sui tratturi rifioriti dalla secolare furia mortale del Vesuvio. Una grande festa conclude la calda giornata. C’era bisogno di musica e di danza: il coro delle Mani Bianche, la scuola di danza popolare, le proposte artistiche e i costumi dei nostri amici dell’Est mettono in pista tutti. È una meraviglia osservare i sorrisi, la gestualità, la passione sprigionate dai nostri amici e amiche più fragili. La grande sala diventa il palcoscenico dove tutti si trasformano in artisti veri. Terzo giorno, sabato, è il giorno clou del Convegno. “Tutto...alla rovescia” è il tema che richiama il canto del Magnificat. Qui vi chiedo di aprire la porta dell’immaginazione e osservare una ragazza “speciale” che interpreta danzando il canto di Maria. Non avevo mai assistito a qualcosa di così bello, toccante, sacro e leggero insieme. Calarsi nella parte fino all’ultima nota, trasparenza assoluta: un prodigio! Tre interventi di classe tengono alto il livello. Suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale delle persone con disabilità della Cei e coordinatrice del progetto “Nessuno Escluso” promosso dal Dicastero per la Comunicazione, è la prima a parlare. Venti minuti di fuoco: a quale missione è chiamata Fede e Luce nella Chiesa e nell’umanità di oggi? “Da un recente studio fatto in Italia, solo il 25% delle persone con disabilità ha degli amici. Voi siete campioni dell’amicizia! Dovete far vedere a tutti il vostro carisma. Dovete essere quel campanello che provoca le parrocchie, le diocesi e la società tutta: ‘Non possiamo escludere qualcuno dalla mensa del Signore. Impariamo a diventare comunità!’”. Don Andrea Cavallini, docente alla Pontificia Università Gregoriana e assistente ecclesiastico del Centro oratori romani e Giovanni Scifoni, attore, drammaturgo e personaggio televisivo, hanno commentato il Magnificat con grande originalità e coinvolgimento. Attualizzazione della Bibbia, fiducia provata. Quale musica avrebbe usato oggi Maria per il Magnificat? S’interroga ChatGPT, varie le risposte, tutte insoddisfacenti...finché la scelta cade su “Aggiungi un posto a tavola...che c’è un amico in più”. Il racconto di Scifoni con la testimonianza di avere un fratello disabile e dell’esperienza liberatoria di quando, superato il tentativo dei genitori di nascondere l’handicap del fratello al resto della famiglia, riesce a dare un nome a quella specifica fragilità e scopre le risorse che abitano la differenza, tocca profondamente gli animi degli ascoltatori. Una mamma, seduta accanto a me, emozionata dalla narrazione mi comunica: “È proprio così: anch’io l’ho vissuta questa cosa con mia figlia! Solo quando ho dato un nome alle debolezze che la caratterizzavano, ho iniziato a scoprire i suoi doni unici e speciali...e non ho ancora smesso di stupirmi!”. La scelta dei due relatori di fermarsi a pranzo ha permesso ai nostri ragazzi e ragazze di portarsi via interminabili e invidiabili selfie, soprattutto - inutile dirlo - con l’attore delle serie televisive “Doc nelle tue mani”, “Don Matteo” e della fiction “La mia giungla”. Scifoni, investito ufficialmente cavaliere di Fede e Luce Raul Izquierdo Garcia, coordinatore internazionale, “per il suo straordinario talento affabulatorio posto al servizio delle domande e dei temi cruciali dell’esistenza, affrontati con la leggerezza del sorriso e la carica eversiva di un’ininterrotta tensione spirituale”, ha saputo calarsi nella parte mostrando la verità del messaggio rivoluzionario del Magnificat. Nel pomeriggio il confronto a piccoli gruppi misti su tre domande lasciate dai relatori del mattino. Occasione straordinaria per conoscere le mille storie che accompagnano le famiglie di Fede e Luce, abitate da piccoli, poveri, affamati...e trasformate grazie al carisma regalato un giorno dall’Eterno Padre alla Chiesa e all’Umanità attraverso il sì di Jean Vanier, fondatore, e di Marie-Hélène Mathieu, co-fondatrice, e di una frotta di pionieri che hanno raccolto la fiaccola accesa. La grande Veglia che ci ha portato al Santuario, cuore pulsante del Giubileo, ci ha chiamati tutti a confrontarci con cinque misteri della vita di Maria. Le letture del Vangelo, accompagnate dai mimi della comunità di Avenza, i testi meditati, le preghiere espresse da tutte le componenti di Fede e Luce (persone con disabilità, genitori, amici e assistenti spirituali) abbinate a ritornelli di Taizé hanno riempito quel magnifico Santuario di una pace profonda, di serenità, di bellezza. Se tutti i presuntuosi padroni della Terra fossero stati lì con noi, una volta usciti dal Tempio, non sarebbero potuti tornare a manovrare droni, a sganciare bombe, a seminare distruzione...e la pace sarebbe fatta, le tensioni sciolte, la vita germogliata! Mi sono destato dal sogno con l’illusione che fosse soltanto un sogno, ma anche con la convinzione che note di speranza le avevo appena sentite suonare in quel Santuario in quella veglia, note vere. E chissà quanti altri spartiti già esistono, scritti da milioni di persone che nel loro quotidiano intonano con dolcezza canti di pace! Quarto giorno il tema “Tornare a casa” ci riporta alla tappa della vita di Maria, quando, dopo tre mesi con la cugina Elisabetta, tornò a casa sua. La testimonianza di Matteo, portatore di una disabilità ed esperto di pianeti, ci introduce nel mistero della Celebrazione Eucaristica: le vicende di noi tutti abitanti della Terra e non, s’incontrano nello spazio infinito dell’universo ognuno nella sua orbita, ma in una grande armonia. Presiede l’arcivescovo di Sorrento e Castellamare di Stabia monsignor Francesco Alfano. L’omelia è condotta da Padre Benoit che ricalca la sintesi raccolte nei vari gruppi di scambio del giorno prima. Tra i numerosi pellegrini 35 arrivavano dal Piemonte e dalla Valle d’Aosta e di questi una quindicina dal gruppo Camminiamo Insieme di Cuneo (nella fotografia). Una storia iniziata nel 1975 anche a Cuneo con il gruppo appena nato da Mario Collino e sua moglie Betty e che vide la partecipazione di ben 58 persone a quel primo pellegrinaggio a Roma. Torniamo carichi di speranza, pieni di gioia e ricchi di amicizia, pronti a cantare e a danzare ancora il Magnificat, perché “grandi cose ha fatto il Signore” per noi attraverso Fede e Luce. E ancora potrà farne con la sua fantasia, perché «la festa deve continuare fino a che ogni persona con handicap non avrà incontrato una comunità dove - senza essere specialisti ma semplicemente fratelli - si impari a scoprire e a vivere insieme la straordinaria Buona Novella di Gesù”.
Antonio Bodrero Pellegrini santuario della madonna di pompei fede e luce