Ottant’anni e non sentirli. Pippi Calzelunghe, la bambina con le trecce rosse e le calze spaiate, torna a far parlare di sé grazie alla mostra ideata e curata dall’associazione Cuadri, per dalla Fondazione Crc a Cuneo, che celebra l’eroina creata da Astrid Lindgren e il suo messaggio senza tempo: la libertà di essere sé stessi in un mondo che tende all’omologazione. La storia di Pippi nasce nel 1945. Lindgren, scrittrice svedese (già ragazza madre, esposta al giudizio della collettività e per questo costretta a lasciare il paese d’origine per Stoccolma), inventa le avventure di questa bambina fuori dal comune per intrattenere la figlia malata. Da quell’atto d’amore domestico nasce un personaggio che rivoluziona la letteratura per l’infanzia: un’orfana determinata, avventurosa e intelligente, straordinariamente autonoma, che trasgredisce con ironia le convenzioni sociali e gli stereotipi sulle bambine.
Pippi è tutto ciò che le convenzioni non si aspettano: una ragazzina con una forza fisica spropositata, capace di vivere sola in una grande casa, con un cavallo e una scimmietta, senza temere il giudizio degli adulti. Ma più della forza colpisce la sua saggezza semplice, che nasce dal guardare il mondo con occhi non condizionati.
«Non ho mai provato a fare questa cosa, quindi sono sicura che ci riuscirò» dice. Un invito all’audacia che ribalta il senso comune. O ancora: «Se sei molto forte, devi anche essere molto gentile», principio etico dalla saggezza spiazzante.
Nell’Europa del dopoguerra, Pippi rappresenta una rivoluzione silenziosa: un’eroina capace di scegliere e agire senza bisogno di un tutore. In un tempo che chiedeva alle bambine di essere docili e obbedienti, introduce un elemento di novità. E lo fa senza prediche, semplicemente vivendo al di fuori delle regole sociali senza rinnegare la tenerezza e la generosità.
Pippi e Astrid Lindgren continuano a parlare al presente: ci ricordano come in letteratura immaginazione e libertà siano strumenti di resistenza e trasformazione.
editoriale
Ottant’anni e non sentirli. Pippi Calzelunghe, la bambina con le trecce rosse e le calze spaiate, torna a far parlare di sé grazie alla mostra ideata e curata dall’associazione Cuadri, per dalla Fondazione Crc a Cuneo, che celebra l’eroina creata da Astrid Lindgren e il suo messaggio senza tempo: la libertà di essere sé stessi in un mondo che tende all’omologazione. La storia di Pippi nasce nel 1945. Lindgren, scrittrice svedese (già ragazza madre, esposta al giudizio della collettività e per questo costretta a lasciare il paese d’origine per Stoccolma), inventa le avventure di questa bambina fuori dal comune per intrattenere la figlia malata. Da quell’atto d’amore domestico nasce un personaggio che rivoluziona la letteratura per l’infanzia: un’orfana determinata, avventurosa e intelligente, straordinariamente autonoma, che trasgredisce con ironia le convenzioni sociali e gli stereotipi sulle bambine.
Pippi è tutto ciò che le convenzioni non si aspettano: una ragazzina con una forza fisica spropositata, capace di vivere sola in una grande casa, con un cavallo e una scimmietta, senza temere il giudizio degli adulti. Ma più della forza colpisce la sua saggezza semplice, che nasce dal guardare il mondo con occhi non condizionati.
«Non ho mai provato a fare questa cosa, quindi sono sicura che ci riuscirò» dice. Un invito all’audacia che ribalta il senso comune. O ancora: «Se sei molto forte, devi anche essere molto gentile», principio etico dalla saggezza spiazzante.
Nell’Europa del dopoguerra, Pippi rappresenta una rivoluzione silenziosa: un’eroina capace di scegliere e agire senza bisogno di un tutore. In un tempo che chiedeva alle bambine di essere docili e obbedienti, introduce un elemento di novità. E lo fa senza prediche, semplicemente vivendo al di fuori delle regole sociali senza rinnegare la tenerezza e la generosità.
Pippi e Astrid Lindgren continuano a parlare al presente: ci ricordano come in letteratura immaginazione e libertà siano strumenti di resistenza e trasformazione.
Pippi
11 ottobre 2025
Cuneo
Ottant’anni e non sentirli. Pippi Calzelunghe, la bambina con le trecce rosse e le calze spaiate, torna a far parlare di sé grazie alla mostra ideata e curata dall’associazione Cuadri, per dalla Fondazione Crc a Cuneo, che celebra l’eroina creata da Astrid Lindgren e il suo messaggio senza tempo: la libertà di essere sé stessi in un mondo che tende all’omologazione. La storia di Pippi nasce nel 1945. Lindgren, scrittrice svedese (già ragazza madre, esposta al giudizio della collettività e per questo costretta a lasciare il paese d’origine per Stoccolma), inventa le avventure di questa bambina fuori dal comune per intrattenere la figlia malata. Da quell’atto d’amore domestico nasce un personaggio che rivoluziona la letteratura per l’infanzia: un’orfana determinata, avventurosa e intelligente, straordinariamente autonoma, che trasgredisce con ironia le convenzioni sociali e gli stereotipi sulle bambine.
Pippi è tutto ciò che le convenzioni non si aspettano: una ragazzina con una forza fisica spropositata, capace di vivere sola in una grande casa, con un cavallo e una scimmietta, senza temere il giudizio degli adulti. Ma più della forza colpisce la sua saggezza semplice, che nasce dal guardare il mondo con occhi non condizionati.
«Non ho mai provato a fare questa cosa, quindi sono sicura che ci riuscirò» dice. Un invito all’audacia che ribalta il senso comune. O ancora: «Se sei molto forte, devi anche essere molto gentile», principio etico dalla saggezza spiazzante.
Nell’Europa del dopoguerra, Pippi rappresenta una rivoluzione silenziosa: un’eroina capace di scegliere e agire senza bisogno di un tutore. In un tempo che chiedeva alle bambine di essere docili e obbedienti, introduce un elemento di novità. E lo fa senza prediche, semplicemente vivendo al di fuori delle regole sociali senza rinnegare la tenerezza e la generosità.
Pippi e Astrid Lindgren continuano a parlare al presente: ci ricordano come in letteratura immaginazione e libertà siano strumenti di resistenza e trasformazione.