cronaca
Lite tra vicini per paletti dei parcheggi, a processo per lesioni
09 ottobre 2025
Cuneo
I paletti posti dal suo vicino di casa sulla strada gli impedivano il passaggio e anche il parcheggio della propria auto e così il 57enne cuneese residente a Bombonina aveva spedito una raccomandata affinché venissero rimossi; per tutta risposta G. L., 78enne cuneese, il 22 ottobre 2021 lo aggredì e ferì al mento e al braccio proprio con uno di quei paletti, e per questo è stato rinviato a giudizio per lesioni e danneggiamento. A metà pomeriggio l’uomo si era piazzato davanti all’auto della moglie della vittima che stava uscendo di casa e urlò che se suo marito “non avesse smesso di toccare i paletti l’avrebbe ammazzato”. La donna dall’auto avvisò per telefono il marito che poco dopo uscendo per una commissione si trovò il vicino ancora fermo davanti alla sua casa con un paletto in mano: “Gli dissi che doveva rimuovere quei paletti perché non riuscivamo nemmeno ad aprire le portiere della auto, feci per toccare la barra di ferro e lui sferrò un colpo”. Arretrando e coprendosi con un braccio, l’uomo riuscì a limitare i danni ma venne comunque colpito al mento; il paletto poi terminò la sua parabola contro l’auto della vittima, danneggiandola. Rialzato il braccio l’anziano avrebbe cercato di sferrare un altro colpo ma venne bloccato dall’intervento del figlio della vittima che spinse via l’anziano, il quale cadde riverso in una bealera con il paletto tra le mani, sotto il suo corpo. La vittima chiamò le forze dell’ordine che arrivarono poco prima dell’ambulanza. In ospedale una serie di punti interni ed esterni ricucirono la ferita sul mento, che lasciò comunque una cicatrice. Oltre all’ematoma sul braccio con cui si era difeso, alcuni giorni dopo la vittima lamentò anche un forte dolore alla spalla. In aula oltre alla moglie e al figlio della vittima aveva testimoniato anche un dipendente dell’uomo, nonché suo vicino di casa, il quale aveva assistito al momento in cui l’imputato veniva spinto via dal figlio della vittima: “Il mio datore di lavoro sanguinava al volto, l’altro era coricato nella bealera”. Dal canto suo l’imputato aveva riferito che c’era stato solo un litigio verbale tra lui e il vicino di casa perché quello toglieva sempre i paletti che lui aveva piantato: “La cosa è andata avanti per alcuni minuti con toni abbastanza aggressivi poi ho visto arrivare il figlio di corsa e non ricordo più nulla, mi sono risvegliato 45 minuti dopo nel fosso. Io ero svenuto, non so come lui si sia ferito e cosa sia successo all’auto”. Chiara per il pubblico ministero Luigi Dentis la colpevolezza dell’imputato, testimoniata dalla ferita della vittima e dal danneggiamento dell’auto compatibile con i colpi inferti dal paletto di ferro e per questo ne è stata chiesta la condanna a nove mesi di reclusione. Dello stesso avviso l’avvocato Vittorio Sommacal di parte civile che sottolineando la gravità e pericolosità di quel gesto aveva chiesto una provvisionale risarcitoria di 5.000 euro. Il difensore avvocato Attilio Martino ha invece messo in dubbio che quella ferita potesse essere conseguenza di un colpo ma piuttosto frutto di un urto accidentale avvenuto durante la discussione col suo assistito, mentre per il danneggiamento il legale ha chiesto di non doversi procedere per mancanza di querela. Una ricostruzione dei fatti che però non ha convinto la giudice che ha accolto la richiesta di condanna estendendo la durata della pena, con sospensione condizionale, a un anno e un mese.